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Vittorio Storaro, maestro della fotografia cinematografica, riceverà un prestigioso premio ai David di Donatello. La sua carriera, lunga oltre sessant'anni, è segnata dall'uso innovativo della luce come strumento narrativo, ispirato da grandi artisti come Caravaggio. Storaro condivide anche i suoi futuri progetti, tra cui un film sull'infanzia di Gesù.

La luce come linguaggio narrativo

La carriera di Vittorio Storaro, iniziata oltre sessant'anni fa, ha trasformato la luce in un elemento centrale della narrazione cinematografica. Ha collaborato con registi di fama mondiale come Bernardo Bertolucci, Francis Ford Coppola e Woody Allen. La sua arte verrà celebrata ai David di Donatello, dove riceverà il Premio Speciale Cinecittà David 71.

Questo riconoscimento ha per lui un profondo valore. Storaro esprime gratitudine per questo premio italiano, che si aggiunge a numerosi riconoscimenti internazionali, inclusi tre Oscar. Il premio assume un significato ancora più intimo e radicato, data la sua lunga storia nel cinema.

I suoi primi passi nel mondo del cinema li ha mossi proprio a Cinecittà. Qui ha contribuito a opere che hanno segnato un cambiamento nel linguaggio cinematografico, come Il Conformista di Bernardo Bertolucci. Ogni film realizzato negli studi, da Ladyhawke a L'Ultimo Imperatore, è stato una tappa fondamentale nella sua ricerca sulla luce come linguaggio espressivo.

L'ispirazione di Caravaggio e la lezione sulla luce

Nato a Roma nel 1940, figlio di un proiezionista, Storaro ha iniziato a studiare fotografia all'età di 11 anni. Dopo anni di studio, si sentiva pronto per la professione. La vera rivelazione è arrivata visitando la Chiesa di San Luigi dei Francesi, dove ha incontrato l'opera di Caravaggio.

Questo incontro ha segnato una svolta. Ha iniziato a studiare con ancora maggiore profondità il rapporto tra luce e ombra. Ha compreso che non si trattava solo di un elemento tecnico, ma di un vero e proprio linguaggio espressivo e narrativo. La lezione fondamentale è che la luce non serve solo a illuminare, ma a raccontare storie.

Attraverso la luce, è possibile dare forma alle emozioni, al tempo e al significato profondo di una scena. Questa filosofia ha guidato la sua intera carriera, influenzando profondamente il modo in cui il cinema viene percepito e realizzato.

Progetti futuri: un docufilm e un film sull'infanzia di Gesù

Storaro riceve il premio nell'anno del 50° anniversario di Novecento. Per lui, questo film ha rappresentato un viaggio unico nella storia e nel tempo della natura, seguendo il ritmo delle quattro stagioni. Attualmente, sta lavorando a due nuovi progetti distinti ma uniti da un filo conduttore: la ricerca sul senso dell'immagine e della luce.

Il primo è il docufilm Storaro, prodotto dalla società dei suoi figli, StoraroArt, e da Piano B Produzioni. Questo progetto rappresenta un momento di riflessione sul suo percorso, non in chiave celebrativa, ma come occasione per condividere la sua esperienza. È un'opportunità per esplorare la sua visione artistica e il suo impatto sul cinema.

Il secondo progetto è Il meraviglioso viaggio del piccolo Messia. L'idea nasce da un'immagine che lo ha colpito profondamente fin da bambino: una pittura dell'Annunciazione. La figura del piccolo Gesù, destinato a diventare il Messia, si è sedimentata nella sua memoria visiva e sensibilità.

Questa suggestione, coltivata negli anni attraverso lo studio di immagini e la visita a musei, lo ha portato a voler trasformare questa indagine iconografica ed emotiva in un film. Dopo aver lavorato a una sceneggiatura, che si è poi trasformata in un romanzo, il desiderio di portarla sullo schermo rimane forte. Vorrebbe concludere la sua carriera realizzando questo film come autore della cinematografia, circondato dalle eccellenze italiane.

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