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Nuove indagini sono state disposte in merito all'aggressione subita dal veterinario Francesco Burlini a Villafranca. Il processo per tentato omicidio riprenderà con l'audizione di ulteriori testimoni e l'acquisizione di nuovi elementi probatori.

Approfondimenti sul caso Burlini

Il veterinario Francesco Burlini fu ritrovato in condizioni critiche nel campeggio «Tione» a Villafranca il 6 maggio 2024. La madre lo trovò a terra, vicino al suo motorino, con il volto tumefatto e un grave trauma cranico. Inizialmente si pensò a un incidente, ma le circostanze hanno portato a ipotizzare un'aggressione violenta.

Attualmente, l'operaio slovacco Stefan Janeba, 41 anni, è sotto processo con l'accusa di tentato omicidio. La sua difesa ha sollevato dubbi su presunte carenze investigative, portando il collegio giudicante a richiedere ulteriori accertamenti.

Nuovi elementi per il processo

Il collegio presieduto dal giudice Alessia Silvi ha disposto l'acquisizione di una mappa dettagliata del campeggio. Saranno inoltre analizzate le foto delle aree di sosta e la precisa distanza del luogo del ritrovamento dalla tettoia presente nella proprietà. Questi elementi dovranno essere chiaramente indicati sulla mappa.

È stata inoltre ordinata l'analisi dei tabulati telefonici di due persone che risiedevano nel campeggio. L'obiettivo è verificare eventuali contatti durante l'orario di arrivo di Burlini, stimato tra le 10:30 e le 11:10. Queste persone saranno ascoltate il prossimo 14 maggio, data fissata per la ripresa del processo.

Il pubblico ministero Alberto Sergi dovrà anche acquisire le cartelle cliniche di un amico dell'imputato. Si verificheranno inoltre gli spostamenti di quest'ultimo nella mattinata del ritrovamento, dato che era stato accompagnato in ospedale e successivamente ricoverato. Sarà anche verificato l'accesso di Janeba alla mensa della Caritas.

La testimonianza del fratello

Il fratello della persona offesa, presente in aula con la madre, è stato ascoltato come testimone. Ha descritto il ritrovamento del congiunto: «Francesco era davanti alla tettoia, a faccia in giù e fianco c’era lo scooter». Ha spiegato di aver spostato il motorino per facilitare l'arrivo dei soccorritori, posizionandolo sotto la tettoia su una zona cementata.

Ha dichiarato di non aver notato strisciate evidenti sul motorino o a terra. Un carabiniere, però, gli fece notare che la chiazza di sangue era distante dal punto in cui era stato trovato il ferito. Riguardo alle chiamate ricevute dal cellulare di Burlini, ha ipotizzato che il telefono fosse in possesso della madre, ma non ha saputo precisare chi lo abbia consegnato ai carabinieri.

Le obiezioni della difesa

La difesa ha contestato la tempistica di alcune prove. Le immagini che ritraevano Janeba con un bastone, infatti, sarebbero state acquisite solo un paio di mesi dopo l'evento. Anche il cambio di abiti da parte dell'imputato è stato oggetto di discussione.

L'avvocato Cristiano Pippa ha sostenuto che solo i pantaloni e le scarpe sarebbero stati cambiati, non il giubbotto, che non presentava macchie di sangue. Ha inoltre evidenziato che Janeba quel giorno era stato mandato a casa dal lavoro perché arrivato ubriaco in cantiere. Il suo datore di lavoro avrebbe parlato con Burlini per chiedere di lasciarlo calmare.

Il legale si è scusato con i parenti della vittima per le dichiarazioni volte a scagionare il proprio cliente. Ha sottolineato come ipotesi alternative non siano state approfondite e che il bastone sia stato collegato a Janeba solo a luglio. Il PM e la parte civile hanno definito queste argomentazioni «elucubrazioni», opponendosi all'acquisizione dei verbali. Il collegio ha però deciso di ascoltare le persone indicate come testimoni.

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