Cronaca

Trump chiede aiuto alla NATO per Hormuz, ma gli alleati rifiutano

16 marzo 2026, 16:36 3 min di lettura
Trump chiede aiuto alla NATO per Hormuz, ma gli alleati rifiutano Immagine da Wikimedia Commons Roma
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Crisi a Hormuz: Trump cerca supporto NATO

Washington, 16 marzo 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un appello agli alleati della NATO e ad altre nazioni partner per un intervento congiunto volto a riaprire lo Stretto di Hormuz. Questo vitale passaggio marittimo è cruciale per il transito di circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto a livello globale.

Trump ha avvertito che, in assenza di un'azione collettiva, il futuro dell'alleanza atlantica potrebbe essere compromesso. Tuttavia, a differenza di precedenti richieste, questa volta il presidente americano non ha trovato un'adesione immediata da parte dei suoi partner.

Alleati europei: scetticismo e posizioni divergenti

Le risposte provenienti dalle principali capitali europee hanno evidenziato un netto rifiuto o, nella migliore delle ipotesi, una forte cautela riguardo all'ipotesi di una missione NATO nello Stretto di Hormuz. Dalla Germania, il cancelliere Merz, dopo un recente incontro con Trump, ha chiarito che la crisi iraniana non rientra tra le competenze dirette dell'Alleanza Atlantica e che non esiste alcun mandato per un dispiegamento in quella regione.

Anche il Regno Unito ha preso le distanze dall'idea di un intervento NATO. Keir Starmer ha sottolineato come un'azione di tale portata non sia mai stata contemplata, suggerendo piuttosto una cooperazione con partner europei, del Golfo e statunitensi su questioni più circoscritte, come lo sminamento e il supporto alla de-escalation.

Italia e UE: diplomazia e missioni esistenti

La linea italiana, pur meno drastica, si allinea a questa tendenza. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l'impegno italiano a rafforzare la missione Aspides nel Mar Rosso, piuttosto che estenderla allo Stretto di Hormuz. La posizione di Roma privilegia la via diplomatica, considerando che le missioni europee attuali hanno mandati specifici non automaticamente applicabili al Golfo.

Da Bruxelles, l'Alta rappresentante Kaja Kallas ha riconosciuto l'importanza strategica di Hormuz per l'Europa, ma ha indicato una riflessione interna all'Unione Europea, escludendo per ora un'iniziativa NATO. Fonti di stampa riportano che l'UE starebbe valutando modifiche alla missione Aspides o formule alternative, ma attende maggiore chiarezza sugli obiettivi americani e si mostra riluttante a un immediato impegno militare sotto egida atlantica.

Cautela globale e impatto sui mercati energetici

La prudenza è diffusa anche in altre nazioni. Paesi Bassi, Giappone, Australia e Grecia hanno segnalato la mancanza di piani per l'invio di navi o la volontà di evitare un'escalation del conflitto. L'unica eccezione parziale è la Polonia, che non ha escluso un coinvolgimento ma ha rimandato ogni decisione a future valutazioni.

La situazione attuale evidenzia come Trump non sia riuscito a formare una coalizione pronta a seguirlo, trovando invece un fronte di rifiuti, rinvii e aperture molto limitate. Nel frattempo, i mercati energetici risentono della crisi: il prezzo del Brent ha superato i 105 dollari al barile, il livello più alto da luglio 2022, alimentando timori di un'ulteriore escalation dei costi energetici.

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