Cronaca

Truffa del falso carabiniere: arrestato 22enne per 24 colpi

23 marzo 2026, 11:17 2 min di lettura
Truffa del falso carabiniere: arrestato 22enne per 24 colpi Immagine generata con AI Roma
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Arrestato 22enne per truffe a danno di anziani

I Carabinieri di Verona hanno arrestato un giovane di 22 anni, già noto alle forze dell'ordine, con l'accusa di aver perpetrato 24 truffe, sia consumate che tentate, ai danni di persone anziane in diverse città italiane. L'uomo è stato posto agli arresti domiciliari.

L'indagine, coordinata dalla Procura scaligera, ha permesso di ricostruire il modus operandi della banda e di identificare il giovane come uno dei principali esecutori. Le truffe si sono verificate in città come Genova, Milano, Firenze, Verona, Bologna, Roma, Cremona e Benevento.

Il collaudato schema della truffa del "falso carabiniere"

Il meccanismo truffaldino prevedeva che un malvivente contattasse telefonicamente le vittime, spacciandosi per un Carabiniere. Veniva comunicato che un parente stretto aveva causato un incidente e che era necessario versare denaro o consegnare preziosi per evitare conseguenze legali.

Subito dopo la telefonata, un complice si presentava a casa dell'anziano per riscuotere la somma o i beni, per poi dileguarsi. In molti casi, le vittime venivano indotte a consegnare anche fedi nuziali e bancomat con relativo PIN per prelievi.

Indagini complesse e ricostruzione dei fatti

Le indagini sono partite da un episodio avvenuto a Verona il 25 gennaio 2024, quando il 22enne fu arrestato in flagranza. La complessità investigativa è derivata dall'uso di telefoni usa e getta, schede telefoniche anonime e comunicazioni tramite VOIP. I malviventi utilizzavano inoltre mezzi pubblici e cercavano di celare il volto con cappellini e occhiali da sole.

I Carabinieri hanno incrociato dati telefonici, denunce delle vittime e immagini di videosorveglianza da stazioni, banche e condomini. In un caso, sono riusciti a documentare un tragitto di 300 chilometri percorso dal sospettato. Il riconoscimento fotografico da parte delle vittime ha poi fornito la prova definitiva.

Rapporti tra complici e refurtiva

Dalle indagini è emerso un singolare rapporto tra il fermato e il resto della banda. Dopo ogni colpo, il giovane doveva inviare una foto della refurtiva per verificarne la corrispondenza con quanto concordato. Questa procedura, che prevedeva la successiva cancellazione delle immagini, serviva a garantire l'esito del raggiro.

L'Arma dei Carabinieri sottolinea l'importanza delle campagne di sensibilizzazione contro queste truffe. Nonostante ciò, i criminali continuano a escogitare nuovi stratagemmi per ingannare le persone più vulnerabili.

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