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Una tregua di due settimane tra Iran e Stati Uniti pone fine a 39 giorni di conflitto, con la riapertura dello Stretto di Hormuz. L'accordo, mediato dal Pakistan e con il presunto supporto cinese, è accolto con cautela da Israele, che esclude il Libano dalla tregua.

Accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran

Dopo un lungo periodo di ostilità, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco. La tregua avrà una durata di due settimane. L'intesa è arrivata poco prima della scadenza di un ultimatum. Questo termine era stato fissato per un'azione militare di vasta portata. La minaccia era quella di un possibile annientamento di una civiltà antica.

La condizione fondamentale posta da Washington è stata accettata da Teheran. Si tratta della riapertura dello Stretto di Hormuz. Questo passaggio è vitale per il commercio globale di petrolio. Le tensioni recenti avevano bloccato questa arteria marittima. La notizia è stata diffusa tramite la piattaforma Truth Social. L'intervento del Pakistan è stato definito decisivo.

Mediazione pakistana e ruolo cinese

Il presidente americano ha incontrato leader pakistani. Tra questi, il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Maresciallo di Campo Asim Munir. Questi incontri hanno portato alla sospensione di azioni militari distruttive. La mossa è stata presentata come un successo negoziale. L'obiettivo era portare l'Iran al tavolo delle trattative.

Trump ha definito la situazione una «vittoria totale e completa». Le due settimane servono a finalizzare un accordo definitivo. Non è stato chiarito se le minacce contro infrastrutture iraniane siano state ritirate. La questione nucleare iraniana è stata definita «risolta alla perfezione». Questo suggerisce concessioni da parte di Teheran.

Si è fatto riferimento anche al ruolo della Cina. Trump ritiene che Pechino abbia incoraggiato l'Iran a negoziare. Una visita prevista in Cina a maggio con Xi Jinping rafforza questa ipotesi. L'accordo potrebbe implicare un riconoscimento dell'influenza cinese sull'Iran.

La prospettiva di Teheran e le richieste iraniane

A Teheran, la narrazione è differente. Il governo iraniano rivendica la vittoria. La tregua è vista come frutto della resistenza difensiva. Il Ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi ha confermato la cessazione delle operazioni difensive. Questo avverrà a condizione che cessino gli attacchi statunitensi.

Sul transito nello Stretto di Hormuz, la posizione è cauta. Il passaggio sicuro è garantito per due settimane. Questo avverrà tramite coordinamento con le forze armate iraniane. Teheran non intende cedere la sovranità sulle proprie acque territoriali. L'apertura dello stretto è vista come una concessione coordinata.

Un piano iraniano in dieci punti è alla base delle trattative. Le richieste includono la continuazione dell'arricchimento dell'uranio. Si chiede anche la revoca totale delle sanzioni. Il piano prevede il principio di non aggressione. Mantiene il controllo iraniano su Hormuz. Richiede il ritiro delle forze statunitensi dalla regione. Inoltre, Teheran esige risarcimenti per i danni subiti.

La posizione di Israele e le tensioni sul Libano

L'ufficio del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu appoggia la decisione di Trump. Tuttavia, pone una condizione chiara. La fine di tutti gli attacchi, non solo contro gli USA. Ma anche contro Israele e altri paesi della regione.

È emersa una divergenza sulla portata geografica del cessate il fuoco. Mentre un mediatore pakistano aveva assicurato l'inclusione del Libano, Netanyahu ha smentito. Ha dichiarato che la tregua «non si applica al Libano».

Questa contraddizione crea instabilità. Se Israele continuerà le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano, Teheran potrebbe considerare violati i termini dell'accordo. Questo invaliderebbe la tregua. Israele teme che un congelamento totale possa favorire le milizie alleate dell'Iran. Gli Stati Uniti sembrano puntare a una sospensione più ampia delle ostilità.

Il leader dell'opposizione israeliana, Yair Lapid, ha criticato duramente Netanyahu. Ha definito l'accordo un «disastro diplomatico». Ha affermato che Israele non era presente al tavolo delle trattative. Ha accusato Netanyahu di aver fallito diplomaticamente e strategicamente.

Impatto sul settore aereo e prospettive future

La normalizzazione dei prezzi del carburante per aerei richiederà mesi. Anche con lo Stretto di Hormuz aperto. Lo ha dichiarato il direttore generale dell'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata). Le interruzioni alla capacità di raffinazione in Medio Oriente sono significative.

Le prossime ore saranno decisive. Si capirà se la tregua reggerà sul campo. E se i punti di controversia saranno risolti. O se si tratta solo di una pausa tattica prima di una nuova escalation.