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Al Teatro India di Roma, 'Escaped Alone' di Caryl Churchill esplora scenari apocalittici attraverso conversazioni apparentemente ordinarie. Uno spettacolo che unisce quotidianità e distopia.

Visioni distopiche nell'apparente normalità

La drammaturga Caryl Churchill presenta al Teatro India di Roma la sua opera 'Escaped Alone'. Lo spettacolo, diretto da Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, si svolge in un contesto che ricorda le conversazioni delle signore inglesi dei romanzi. Le protagoniste si ritrovano per l'ora del tè, scambiandosi chiacchiere su argomenti quotidiani. Tuttavia, sotto questa superficie di normalità, emergono gradualmente crepe profonde. Le conversazioni rivelano un lato oscuro e inquietante. Personaggi come Sally e Lena pongono interrogativi a Vi. Questi dubbi riguardano la morte violenta del marito di Vi. La narrazione si sviluppa lentamente, svelando scheletri nascosti nell'armadio. L'atmosfera si carica di tensione sottile ma persistente.

La scena si arricchisce con l'ingresso occasionale della Signora Jarret. È a lei che l'autrice affida il compito di rompere gli incantesimi e le convenzioni stabilite. La Signora Jarret apre baratri più contemporanei nell'apparente normalità. Descrive una realtà sempre più virtuale e visionaria. Le sue parole evocano echi che ricordano lo stile di Cormac McCarthy. Si intravedono i semi di un futuro apocalittico per la nostra società e per l'umanità intera. La sua presenza segna un punto di svolta nella percezione dello spettatore.

La scena si trasforma in un paesaggio desolato

L'allestimento scenico contribuisce a creare un'atmosfera suggestiva. Un verde prato, circondato da siepi, subisce una trasformazione radicale. Con il variare delle luci, il paesaggio acquista una dimensione inquietante. Diventa completamente nero, come se fosse stato bruciato. Questa metamorfosi visiva sottolinea il deterioramento e la distruzione. La natura stessa sembra riflettere la catastrofe imminente. La scenografia diventa un personaggio attivo nello sviluppo della narrazione.

La Signora Jarret, in una sorta di 'a parte', si rivolge direttamente agli spettatori. Li avverte che le apparenze ingannano ferocemente. Racconta di sostanze chimiche fuoriuscite dalle crepe del denaro. Descrive i primi sintomi come irritabilità e nausea. I cittadini sopravvissuti furono deportati in campi profughi nel Canada settentrionale. Lì vennero disinfettati e perseguitati. Le città furono abbandonate alle volpi malate. Queste ultime lasciarono presto i luoghi per mancanza di bidoni della spazzatura. I sopravvissuti e la loro terribile sorte ritornano in questi interventi macabri e noir. Uomini e bambini sono vittime di una realtà malata. Sembra una visione partorita da un'intelligenza artificiale impazzita. O forse, un'IA che analizza dati per prevedere il futuro. La malattia iniziò quando i bambini bevvero lo zucchero estratto dai corpi delle scimmie. I capelli caddero, i piedi si gonfiarono, gli organi si atrofizzarono. I governi bonificarono le zone infette. Strinsero patti con gli alleati per bombardarsi le capitali a vicenda. I presidenti si suicidarono. Gli ultimi sopravvissuti divennero immuni al virus. Nel frattempo, il virus era mutato, sterminando il plancton. Queste descrizioni dipingono un quadro desolante e terrificante.

La rabbia e la rassegnazione finale

Di fronte alle conoscenti, che sembrano vivere in un'assoluta incoscienza, la Signora Jarret esplode. Sbotta, tra il furente e il frustrato, ripetendo ossessivamente: «Rabbia tremenda rabbia tremenda rabbia tremenda rabbia tremenda rabbia tremenda rabbia tremenda rabbia tremenda...». Questa litania esprime la sua disperazione e il suo senso di impotenza. La sua reazione è un grido contro l'indifferenza e la negazione della realtà. La ripetizione enfatica sottolinea l'intensità del suo stato d'animo. È un momento di rottura emotiva che coinvolge profondamente il pubblico.

Dopo questo sfogo, la Signora Jarret conclude con una calma disarmante: «E poi ho detto grazie per il tè e me ne sono andata a casa». Questa frase finale crea un contrasto stridente con la rabbia precedente. Sottolinea l'assurdità della situazione. La normalità apparente ritorna, ma ora è macchiata dalla consapevolezza della catastrofe. La conclusione lascia lo spettatore con un senso di inquietudine e riflessione. La vita continua, ma il futuro è incerto e minaccioso. La pièce gioca su questi contrasti per stimolare la coscienza critica.

Un teatro che riflette la società contemporanea

Lo spettacolo 'Escaped Alone' si inserisce in un contesto di quotidianità borghese. Le signore, sedute in giardino a un tavolino, si preparano, servono e bevono il tè. Conversano in modo stereotipato, creando un'illusione di normalità. In questo scenario si inseriscono visioni spiazzanti. Queste visioni fanno deflagrare la forma lieve e realistica della scena. Le descrizioni sono rivolte direttamente allo spettatore. L'obiettivo è coinvolgerlo e chiamarlo in causa. Si dipinge un mondo preda di catastrofi ambientali. Questo tema è inserito con ironia. Ci sono richiami all'espressione e alla sessualità 'politically correct'. Su uno schermo in alto scorrono pubblicità. Queste immagini oscillano tra l'onirico e il reale. Creano un ulteriore livello di lettura.

Si tratta di un teatro della crudeltà. È combinato con un certo straniamento brechtiano. Forse, si vuole avvicinare l'idea di inventare continuamente azioni. Queste azioni vanno dalle più normali alle più stravaganti. Le tre amiche non hanno mai un momento di pace in scena. Sembra quasi che non ci sia fiducia nella forte teatralità della parola. Il testo è fittamente dialogato. Gioca tutto sulla scelta della lingua e delle immagini. Queste servono a caratterizzare i personaggi. Le interpreti riescono a rendere bene questi ruoli. Lo fanno con la necessaria puntigliosità e svagatezza. Non manca un'acidità di fondo. Caterina Carpio interpreta Sally. Arianna Gaudio è Vi. Alice Palazzi veste i panni di Lena. Tania Garribba è la Signora Jarret. La sua complice freddezza invita il pubblico a partecipare. Alla fine, il pubblico applaude calorosamente lo spettacolo.

Prossime tappe dello spettacolo

Lo spettacolo è una coproduzione del Piccolo Teatro di Milano e del Teatro di Roma. Dopo la sua presentazione al Teatro India, proseguirà il suo tour. Dal 5 novembre sarà in scena a Modena. Successivamente, dal 10 novembre, arriverà a Torino. Queste tappe offriranno al pubblico di altre città l'opportunità di assistere a questa potente riflessione sulla condizione umana e sul futuro del pianeta.