L'Associazione Nazionale Città del Tartufo critica l'articolo 24 del Ddl ColtivaItalia, ritenendolo lesivo della libera raccolta. Minaccia un ricorso alla Corte Costituzionale se la legge non verrà modificata.
Critiche all'articolo 24 del Ddl ColtivaItalia
L'Associazione Nazionale Città del Tartufo (Anct) esprime forte disappunto. Critica l'articolo 24 del Ddl ColtivaItalia. Questo disegno di legge è attualmente all'esame del Senato. L'Anct ritiene che le disposizioni sulla tartuficoltura siano estranee al testo. Soprattutto, le considera dannose per la tradizionale cerca e cavatura del tartufo. Tali norme contrastano con la legge 752 del 1985. Quest'ultima è ancora in vigore e tutela la libera raccolta.
Dopo l'approvazione alla Camera, il Ddl è ora al vaglio di Palazzo Madama. L'associazione, che riunisce 92 enti comunali, si dice pronta all'azione. Valuta un ricorso alla Corte Costituzionale. Questo avverrebbe se il testo venisse approvato senza modifiche sostanziali.
Interessi privati contro tradizione
L'Anct lamenta la mancanza di un confronto partecipativo. Sottolinea un accordo di valorizzazione del tartufo siglato a luglio con il Masaf. Tale accordo sembra essere stato ignorato. La critica si concentra sull'articolo 24. Questo articolo favorirebbe gli interessi di aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie. Assegna a queste realtà la facoltà di organizzare gli accessi nei loro territori. Finora, questi accessi erano liberi. L'articolo prevede anche l'inasprimento delle sanzioni per chi non rispetta le nuove regole.
L'introduzione dell'articolo 24 modificherebbe l'articolo 18 della legge 752/85. Verrebbe stabilito che la raccolta di tartufi effettuata in modo non conforme alle disposizioni aziendali costituisca un illecito. L'Anct solleva un dubbio fondamentale. Può una legge statale delegare a soggetti privati il potere di stabilire unilateralmente le modalità di raccolta? Attività che la legge quadro definisce libera. E, contemporaneamente, rendere la violazione di queste regole private un illecito sanzionabile?
Il principio della libera raccolta a rischio
L'associazione non sostiene l'intangibilità assoluta del principio di libera raccolta. Riconosce che il legislatore statale possa introdurre limitazioni. Queste dovrebbero però basarsi su esigenze meritevoli di tutela. Il punto cruciale per l'Anct è un altro. Le limitazioni alla cerca e raccolta del tartufo non possono essere lasciate alla discrezionalità dei privati. Non devono essere imposte senza criteri chiari e definiti.
La preoccupazione è che l'articolo 24 possa stravolgere un'attività tradizionale. La tartuficoltura, in particolare la cerca e cavatura, ha radici profonde. Affidare la regolamentazione a interessi privati potrebbe comprometterne l'essenza. L'Anct chiede un ripensamento del testo. Auspica un dialogo costruttivo per trovare soluzioni equilibrate. Soluzioni che tutelino sia la tradizione che le esigenze di un settore in difficoltà.
Possibili sviluppi e implicazioni
La posizione dell'Anct è ferma. La minaccia di un ricorso alla Corte Costituzionale sottolinea la gravità della questione. Se il Ddl ColtivaItalia venisse approvato nella sua forma attuale, si aprirebbe un contenzioso legale. Le conseguenze potrebbero essere significative per il futuro della tartuficoltura in Italia. Si attendono sviluppi nelle prossime settimane. Il dibattito al Senato sarà cruciale per definire il destino dell'articolo 24.
Le associazioni di categoria e gli enti locali monitoreranno attentamente l'iter legislativo. La battaglia per la tutela della cerca e cavatura del tartufo è appena iniziata. L'obiettivo è preservare un patrimonio culturale ed economico. Un patrimonio legato a una delle eccellenze del territorio italiano.