Politica

Stretto di Hormuz: Italia e alleati chiedono stop alle minacce iraniane

20 marzo 2026, 11:01 2 min di lettura
Stretto di Hormuz: Italia e alleati chiedono stop alle minacce iraniane Immagine da Wikimedia Commons Roma
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Appello internazionale per la libertà di navigazione

L'Italia, insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone, ha firmato un documento congiunto per sollecitare l'Iran a interrompere ogni forma di minaccia e blocco nello Stretto di Hormuz. L'appello mira a garantire la libera navigazione commerciale, un principio fondamentale del diritto internazionale.

Il documento chiede all'Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di ostacolare il traffico marittimo. Viene inoltre richiesta la conformità alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Posizioni contrastanti e scenari futuri

Mentre i firmatari europei e il Giappone sottolineano la natura politica e non militare dell'iniziativa, il ministro degli Esteri iraniano, Seyyed Abbas Araghchi, ha espresso una posizione netta. Secondo Araghchi, interferire negli affari dello Stretto equivarrebbe a rendersi complici di aggressioni e crimini.

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto, evidenziano la volontà di evitare un'escalation militare. Entrambi hanno chiarito che non si tratta di una missione di guerra e che qualsiasi intervento richiederebbe una tregua e un'iniziativa multilaterale estesa.

Il ruolo dell'ONU e le questioni aperte

La base politica per l'azione internazionale è stata rafforzata dalla Risoluzione 2817 dell'ONU, approvata con il sostegno di 140 Paesi. La risoluzione condanna fermamente gli attacchi iraniani contro diversi Paesi del Golfo, definendoli una violazione del diritto internazionale e una minaccia alla pace.

Nonostante il voto favorevole della maggioranza dei membri del Consiglio di Sicurezza, l'astensione di Russia e Cina solleva interrogativi. Rimane aperta la questione se gli "sforzi appropriati" per garantire il passaggio sicuro nello Stretto debbano includere un carattere militare, un'ipotesi che i firmatari del documento sembrano voler scongiurare, almeno per il momento.

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