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Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno causato un drastico calo dei transiti marittimi. Merci per 23,7 miliardi di dollari sono ferme, con ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali. I porti italiani mostrano invece resilienza.

Drastico calo dei transiti nello Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz è un passaggio cruciale per il commercio marittimo. Movimenta una quota significativa del petrolio e del gas Gpl a livello mondiale. Recentemente, le tensioni nell'area hanno avuto un impatto devastante sui flussi commerciali. I transiti giornalieri sono diminuiti dell'89% in pochi mesi.

Questo dato emerge da un nuovo report di Assoporti ed SRM, un centro studi del gruppo Intesa Sanpaolo. Il documento, intitolato "Port Infographics", analizza la situazione attuale dei traffici marittimi globali. Le conseguenze sono immediate e preoccupanti per l'economia mondiale.

Miliardi di merci bloccate e rotte alternative

La crisi nello Stretto di Hormuz ha portato a una situazione di stallo per numerose imbarcazioni. Si stima che quasi 1.000 navi siano ferme nel Golfo Persico. Il valore delle merci trasportate a bordo ammonta a circa 23,7 miliardi di dollari. Questo blocco sta avendo ripercussioni significative sulle catene di approvvigionamento globali.

Il report evidenzia anche la situazione di altri snodi marittimi critici. Il Canale di Suez, ad esempio, registra nel 2025 traffici ancora inferiori del 48% rispetto al 2022. Le navi sono costrette a deviare verso rotte alternative, come quella del Capo di Buona Speranza. Queste deviazioni allungano le distanze percorse fino al 120%.

Aumento dei costi e resilienza dei porti italiani

Le deviazioni delle rotte marittime comportano inevitabilmente un aumento dei tempi di navigazione. Si aggiungono fino a 20 giorni di viaggio in più. Questo si traduce in un sensibile incremento dei costi logistici e del carburante (bunkeraggio).

Nonostante questo scenario internazionale estremamente complesso, il sistema portuale italiano dimostra una notevole solidità. Lo afferma il presidente di Assoporti, Roberto Petri. Le analisi condotte evidenziano il valore strategico dei principali punti di strozzatura marittimi (chokepoint) per l'economia globale. Lo sottolinea il direttore generale di SRM, Massimo Deandreis.

Domande frequenti

Cosa sono i chokepoint marittimi e perché sono importanti?
I chokepoint marittimi sono stretti passaggi d'acqua naturali o artificiali che controllano il flusso del traffico marittimo. Sono fondamentali per l'economia globale perché una grande percentuale del commercio mondiale, inclusi petrolio e merci, transita attraverso di essi. La loro chiusura o instabilità può causare gravi interruzioni nelle catene di approvvigionamento e fluttuazioni dei prezzi.

Quali sono le conseguenze economiche del blocco dei transiti nello Stretto di Hormuz?
Il blocco dei transiti nello Stretto di Hormuz ha conseguenze economiche significative. Queste includono il ritardo o l'impossibilità di consegna di merci per miliardi di dollari, l'aumento dei costi di trasporto a causa delle rotte alternative più lunghe, l'incremento dei prezzi del petrolio e del gas, e potenziali carenze di prodotti a livello globale. Le catene di approvvigionamento diventano meno affidabili e più costose.