Al Teatro Vascello di Roma, Mario Martone e Lino Musella presentano uno spettacolo affascinante ispirato all'opera di Fabrizia Ramondino. L'allestimento esplora il "teatro mentale" dell'autrice, con un'interpretazione intensa e una scenografia suggestiva.
Martone e Musella danno vita al teatro mentale
Uno spettacolo di grande fascino ha preso vita al Teatro Vascello di Roma. L'opera in scena è "Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo" di Fabrizia Ramondino. La regia di Mario Martone è stata particolarmente apprezzata. Ha saputo gestire un testo complesso e impegnativo. Lino Musella ha affrontato una sfida interpretativa notevole. Riesce a dare corpo e vita al "teatro mentale" dell'autrice. Il suo lavoro scioglie la scrittura, rendendola dinamica.
Fabrizia Ramondino, scomparsa nel 2008, avrebbe compiuto 90 anni quest'anno. Mario Martone era un suo grande amico. La coinvolse nella sceneggiatura di "Morte di un matematico napoletano". Proprio in questi giorni, a Milano, le sono dedicati due giorni di studi universitari. Si tratta di incontri e interventi che ne celebrano l'opera.
Tra questi, un intervento iniziale esplora il suo concetto di "come fare il tempo con lo spazio". Questo tema è fondamentale anche per il testo teatrale. L'opera viene presentata in anteprima grazie alla regia di Martone. La messa in scena è curata nei minimi dettagli. Ogni elemento contribuisce a creare l'atmosfera.
Un viaggio tra ricordi e riflessioni profonde
Il sipario, che si estende fino alla platea, si apre leggermente. Fa sporgere un letto che domina la scena. Questo letto avvolge il protagonista, sia in senso fisico che metaforico. Inizia così un monologo. Il personaggio è un musicista. Insegue i suoi ricordi. Gioca con riflessioni e provocazioni. Oscilla tra vero e falso, tra bene e male. Le sue parole richiamano l'umor nero di Bernhard e il vuoto beckettiano. Combina contrasti in un gioco mentale.
Non c'è una trama lineare. Il percorso parte da un nichilismo di fondo. Il protagonista dichiara fiducia solo nella musica. Poi, emerge una certa umanità. Lo sproloquio continuo sembra svuotarlo. Ma lo porta a ritrovare un sentimento. Questo sentimento lo lega alla figlia. Il suo percorso interiore si specchia nello svuotamento materiale della casa. Mobili e arredi vengono scambiati con strumenti musicali.
Il protagonista conosce a fondo il corpo, il suono e l'anima degli strumenti. Violino, violoncello e viola potrebbero simboleggiare una presa di coscienza. Questa coscienza passa attraverso il femminile. Le tre donne centrali sono la madre, la compagna e la figlia. Ognuna rappresenta un aspetto del suo mondo interiore.
Conflitti interiori e relazioni umane
Lo spettacolo mette in scena lo scontro con il mondo esterno. E anche il conflitto con la propria creatività musicale. Questa creatività è tutt'altro che armonica. Il personaggio stesso descrive le sue composizioni. Esprime insofferenza verso il mondo e il pubblico. Si rivolge agli spettatori in modo sprezzante. Afferma che "le relazioni umane sono il vero problema insolubile".
Parla dell'amore come di un evento travolgente. "L'amore arriva tra capo e collo, ti decapita, si perde la testa". C'è un costante rifuggire e un'attrazione inevitabile. Questo si vede nel rapporto con la madre. Le dice che avrebbe sempre voluto essere orfano. Ma poi ammette che sentirebbe la sua mancanza. La madre è interpretata magistralmente da Iaia Forte. Offre una figura genitoriale protettiva e organizzativa. Ma anche capace di ripiegarsi su se stessa, ferita dagli attacchi del figlio.
La compagna, interpretata da Tania Garribba, è madre della loro figlia. La sua presenza è un misto di affetto e monito. Lo avverte sui pericoli dell'esistenza che conduce. C'è anche la figura del profittatore strozzino, Giorgio Pinto. È lui che spoglia la casa del musicista. Infine, appare la figlia, una dolce India Santella. La sua presenza risveglia una tenerezza sopita. Fa emergere un bisogno sepolto dallo sproloquio e dai gorghi intellettuali.
Il percorso del protagonista, pur costruito con razionalità, non coinvolge pienamente lo spettatore. Intriga, ma non emoziona profondamente. Nonostante ciò, il pubblico ha applaudito calorosamente la qualità generale dello spettacolo. Tutti gli interpreti e la messa in scena sono stati lodati.