Una spedizione scientifica internazionale ha esplorato le profondità marine tra Corfù e Cefalonia. L'obiettivo era studiare gli ecosistemi e la presenza di contaminanti utilizzando tecnologie avanzate. I risultati contribuiranno alla salvaguardia degli oceani.
Esplorazione degli ecosistemi marini profondi
È terminata una importante campagna oceanografica. L'iniziativa rientrava nel progetto europeo Deep-Impact. L'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) ha guidato le attività. L'area di studio si estendeva tra le isole greche di Corfù e Cefalonia. Questo tratto di Mar Ionio era poco conosciuto.
Sono stati impiegati veicoli sottomarini a comando remoto. Questi robot hanno esplorato i fondali marini. Hanno analizzato gli habitat presenti in profondità. È stata anche utilizzata una speciale trappola sperimentale. Questa serviva a catturare pesci di mare profondo.
I pesci catturati saranno sottoposti ad analisi. L'obiettivo è verificare la presenza di contaminanti. Si vuole capire quanto questi si accumulano negli organismi marini. Lo studio mira a fornire dati cruciali per la salute dell'ecosistema.
Tecnologie avanzate per la ricerca marina
La spedizione ha previsto anche altri tipi di campionamento. Sono stati raccolti campioni di benthos. Si tratta degli organismi che vivono sui fondali marini. Inoltre, sono stati prelevati campioni d'acqua. Questi serviranno per analisi di DNA ambientale (eDNA).
Queste analisi permetteranno di identificare le specie presenti. Sarà possibile farlo anche in assenza di campionamento diretto. Le acque profonde studiate sono ancora poco comprese. Il DNA ambientale offre una prospettiva innovativa.
Parallelamente, un team specializzato dell'OGS ha operato con droni subacquei. Un glider sottomarino e un profilatore autonomo sperimentale sono stati utilizzati. Questi strumenti hanno raccolto dati oceanografici in modo continuativo. Hanno permesso di monitorare parametri fisici e chimici dell'acqua.
Collaborazione scientifica internazionale
Le operazioni si sono svolte a bordo della nave da ricerca Aegaeo. Un team multidisciplinare era presente sull'imbarcazione. Oltre ai ricercatori dell'OGS, vi erano esperti da diverse istituzioni. Tra queste, la Scottish Association for Marine Science (SAMS). Hanno partecipato anche l'Università di Catania e l'Università del Salento.
Erano presenti anche ricercatori del National Institute of Biology di Lubiana. L'Hellenic Centre for Marine Research ha contribuito con il suo personale. Questa collaborazione ha permesso di integrare diverse competenze. L'obiettivo comune era effettuare campionamenti e osservazioni oceanografiche.
La diversità di competenze ha arricchito lo studio. L'oceanografia fisica, la biologia marina e la geofisica si sono unite. Anche l'osservazione autonoma e lo studio degli ecosistemi profondi erano rappresentati.
Obiettivi e impatto della ricerca
Riccardo Martellucci, ricercatore OGS e principal investigator del progetto, ha spiegato gli scopi. «Il nostro obiettivo è capire come le acque dense interagiscono con i canyon. Vogliamo sapere se contribuiscono al trasporto verso gli ambienti abissali di microplastiche e altri contaminanti», ha dichiarato.
Lo studio si focalizza sui processi fisici e biologici. Si cerca di comprendere il ruolo delle correnti dense. Queste potrebbero trasportare inquinanti verso le zone più profonde. Le microplastiche sono una preoccupazione crescente per gli oceani.
Il progetto Deep-Impact si inserisce in un contesto più ampio. È realizzato nell'ambito di Aquarius. Questa è un'infrastruttura europea per la ricerca marina. Aquarius fornisce accesso a navi, veicoli subacquei e piattaforme autonome.
L'accesso ai servizi avviene tramite bandi competitivi. Questo promuove la ricerca di eccellenza. Il progetto contribuisce agli obiettivi della Missione europea Restore our Ocean and Waters by 2030. Si punta a ripristinare la salute degli oceani e delle acque entro il 2030.