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Nuove regole per lo smart working dal 7 aprile introducono sanzioni pecuniarie per le aziende inadempienti, con multe che possono raggiungere i 7.500 euro. L'obiettivo è rafforzare la sicurezza dei lavoratori da remoto.

Nuove sanzioni per il lavoro agile

Dal 7 aprile sono operative le nuove disposizioni sul lavoro agile. Le imprese che non rispetteranno le normative incorreranno in pesanti sanzioni. La legge annuale sulle Pmi introduce un regime sanzionatorio specifico per i datori di lavoro. Le aziende devono adeguarsi immediatamente alle nuove regole.

Secondo l'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel periodo precedente circa 3.575.000 lavoratori svolgevano parte della loro attività da remoto. Questo dato segna un leggero incremento rispetto all'anno precedente.

La ricerca, diffusa verso la fine del 2025, evidenziava un aumento significativo nel settore pubblico. Qui, circa 555.000 persone operano in modalità smart working. Ciò rappresenta il 17% dei dipendenti della Pubblica amministrazione.

Aumento smart working nelle grandi imprese

Si osserva un incremento anche nelle grandi imprese, con un +1,8%. In questo contesto, il 53% del personale lavora da remoto, per un totale di 1.945.000 persone. Le piccole e medie imprese, invece, mostrano una tendenza opposta.

Nelle PMI, i lavoratori da remoto sono diminuiti. Si registra un calo del 7,7% nelle PMI e del 4,8% nelle microimprese. Complessivamente, rappresentano solo l'8% del totale dei lavoratori agili.

Le nuove disposizioni pongono grande enfasi sull'informativa scritta. Questo documento deve essere consegnato sia al dipendente che al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Dovrà evidenziare le misure di prevenzione e i rischi connessi al lavoro svolto fuori sede.

Focus su rischi e prevenzione

Tra i rischi specifici menzionati figurano l'uso scorretto dei videoterminali e degli smartphone. Vengono considerate anche le condizioni dell'ambiente di lavoro e l'adozione di una postura corretta. Queste indicazioni erano già presenti in precedenza.

La legge non introduce nuovi obblighi, ma ne rafforza l'efficacia. Lo fa prescrivendo sanzioni che vanno dall'arresto da due a quattro mesi. Possono essere applicate anche ammende che raggiungono i 7.403,96 euro.

La Fondazione Consulenti per il Lavoro sottolinea come venga rafforzato un principio già in evoluzione. La prassi applicativa e la riflessione dottrinale avevano già mostrato una tendenza in tal senso.

L'informativa: non più una formalità

«In assenza di un controllo diretto da parte del datore di lavoro», si legge in un approfondimento dedicato, «sugli ambienti nei quali la prestazione viene resa, tradizionale logica della prevenzione fondata sull'intervento diretto sui luoghi di lavoro risulta inevitabilmente attenuata».

Per questo motivo, l'informativa non è più considerata una mera formalità. «Il datore di lavoro trasferisce al lavoratore conoscenze, consapevolezza e strumenti operativi per la gestione dei rischi», spiegano gli esperti. Il lavoratore, a sua volta, è chiamato a un ruolo attivo e responsabile, in linea con un'impostazione partecipativa.