La Sardegna subisce costi di trasporto superiori del 34%. Una proposta di legge mira a destinare i proventi della Carbon Tax marittima (Eu Ets) all'isola, promuovendo la continuità territoriale e la transizione ecologica.
Proposta di legge per l'insularità
Una nuova proposta di legge mira ad applicare il principio di insularità. L'obiettivo è evitare che le merci provenienti dalla Sardegna finanzino la decarbonizzazione del resto d'Italia. L'iniziativa è dei consiglieri regionali dei Riformatori sardi: Aldo Salaris, Umberto Ticca e Giuseppe Fasolino. La proposta suggerisce di destinare il 100% dei proventi della Carbon Tax marittima (Eu Ets) a un nuovo fondo. Questo fondo supporterebbe la continuità territoriale delle merci e la transizione ecologica delle isole.
Il coordinatore regionale del partito, Aldo Salaris, ha definito la proposta necessaria. Ha sottolineato l'inapplicazione del principio costituzionale di insularità. Ha rivolto un monito al governo centrale di Roma. Ha chiesto spiegazioni sul mancato rispetto di una norma costituzionale da cinque anni. Si interroga sul perché le quote Ets pagate dai sardi non vengano reinvestite nell'isola, come accade altrove in Italia.
Un paradosso fiscale da sanare
Il provvedimento intende risolvere un paradosso fiscale. Le imprese sarde già affrontano un costo logistico superiore del 34% rispetto al continente. Ora si trovano a finanziare incentivi come il Ferrobonus. Questo incentivo, tuttavia, non è applicabile in Sardegna. Salaris ha definito la situazione «inaccettabile» e «inconcepibile». Ha espresso l'auspicio che il consiglio regionale approvi la proposta all'unanimità. Questo permetterebbe al Parlamento di affrontare la questione con una voce unitaria.
Per l'anno 2025, si stimano proventi Ets per circa 150 milioni di euro. Questi proventi deriverebbero dalle rotte marittime sarde. Salaris ha quantificato la quota da recuperare tra il 38% e il 39% di tale importo. Questi fondi confluirebbero nel nuovo «Fondo per la continuità delle merci insulari e per la decarbonizzazione». La proposta chiede anche di modificare il meccanismo del «Sea Modal Shift». Questo criterio, basato sul chilometro stradale evitato, verrebbe sostituito da quello della «tratta marittima effettivamente percorsa».
Modulazione dei contributi e sostenibilità
Il contributo verrebbe modulato in base alla classe ambientale dei veicoli. Si considererebbe anche l'uso di biocarburanti certificati (HVO). Una riserva del 30% delle risorse sarebbe destinata alle micro e piccole imprese con sede nelle isole. I proponenti ritengono che la misura sia a «costo zero per lo Stato». Si tratterebbe infatti di una riallocazione di entrate esistenti. La proposta è in linea con modelli già adottati in Europa per la Corsica e le isole greche.
La relazione tecnica evidenzia un bilancio deludente dopo quasi quattro anni dall'attuazione della riforma costituzionale. La legge viene definita un passo fondamentale. Servirebbe a trasformare il diritto all'insularità in una realtà strutturale. Non dovrebbe rimanere un mero auspicio. La proposta dei Riformatori sardi mira a garantire un futuro più equo per i trasporti nell'isola.