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La Sardegna affronta un mercato del lavoro critico, con un aumento della cassa integrazione e una diffusa precarietà. I sindacati CGIL, CISL e UIL lanciano l'allarme, evidenziando le disparità di genere e la necessità di interventi urgenti per garantire occupazione stabile e dignitosa.

Mercato del lavoro in affanno in Sardegna

I dati del 2025 dipingono un quadro preoccupante per l'occupazione nell'isola. Si registra un incremento del 62,3% delle ore di cassa integrazione, un dato ben superiore alla media nazionale del 10,3%. La cassa integrazione straordinaria ha visto un aumento esponenziale del 104%.

Il tasso di occupazione si attesta al 58,2%. Nonostante una crescita dello 0,5%, questo valore rimane significativamente al di sotto della media italiana, che raggiunge il 62,5%. Questo divario evidenzia una difficoltà strutturale nel creare occupazione stabile.

Contrariamente all'andamento nazionale, il tasso di disoccupazione in Sardegna è aumentato, passando dall'8,5% nel 2024 al 9,5% nel 2025. Questo incremento è probabilmente legato anche a una diminuzione del tasso di inattività, ovvero di coloro che non cercano più attivamente un impiego.

Precarietà e disparità di genere nell'occupazione

La maggior parte dei nuovi contratti di lavoro stipulati nei primi nove mesi del 2025 era a tempo determinato. Solo l'8,9% dei nuovi rapporti era a tempo indeterminato, mentre oltre il 90% presentava una scadenza definita.

Questi contratti includono diverse forme di impiego precario, come contratti a termine, stagionali, intermittenti o in somministrazione. L'ultimo rapporto Bes Istat conferma questa tendenza, mostrando una diminuzione delle trasformazioni da lavoro instabile a stabile, scese dal 16% nel 2024 al 9,8% nel 2025.

Si osserva anche un aumento degli occupati a termine da oltre cinque anni, passati dal 17,1% al 18,9%. Questi dati, elaborati dal Centro studi CGIL e rilanciati da CISL e UIL, sottolineano la persistente precarietà del mercato del lavoro sardo.

Il divario di genere nell'occupazione

Il mercato del lavoro penalizza in modo consistente le donne. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 51,1%, a fronte del 65,2% registrato per gli uomini. La disoccupazione femminile è più alta, con un tasso di inattività del 43,7% rispetto al 27,7% degli uomini.

Le donne sono anche più esposte alla precarietà. La quota di nuovi contratti stabili destinati alle donne è scesa al 7,3%, rispetto a oltre il 10% degli uomini. Inoltre, le lavoratrici sono più frequentemente interessate dal part-time involontario, con il 20,2% contro il 6,5% degli uomini.

Le richieste dei sindacati per un futuro migliore

Fausto Durante, segretario generale CGIL, ha evidenziato come la Sardegna celebri il Primo Maggio in un contesto lavorativo difficile. Le cause identificate includono crisi industriali irrisolte, l'alto costo dell'energia, ritardi nella definizione del modello energetico regionale e gli effetti negativi dell'insularità.

Pier Luigi Ledda, segretario generale CISL Sarda, ha sottolineato che il lavoro è la questione strategica per il futuro. La mancanza di occupazione indebolisce le comunità, aumenta le disuguaglianze e favorisce lo spopolamento. L'obiettivo non è solo creare posti di lavoro, ma garantire occupazione stabile, qualificata, sicura e ben retribuita.

La CISL auspica investimenti concreti in formazione continua, innovazione e politiche attive. È fondamentale rafforzare i settori strategici dell'economia regionale per generare occupazione di qualità e nuove opportunità sul territorio.

Fulvia Murru, segretaria generale UIL Sarda, ha denunciato la realtà di un lavoro spesso instabile, povero e privo di prospettive. Questo riguarda settori come i servizi, il turismo e i call center, dove il part-time involontario e i salari bassi impediscono una vita dignitosa. La UIL evidenzia anche la situazione dei riders e dei lavoratori con tutele insufficienti.

Le vertenze aperte, dal Sulcis al polo di Porto Torres, passando per Bekaert, sono ancora numerose. Anche l'agricoltura e la pesca, settori vitali per l'economia sarda, soffrono di redditi incerti, aumento dei costi e scarsa tutela lungo le filiere. La UIL chiede un cambio di passo con scelte concrete per contrastare il lavoro povero, aumentare i salari e superare il part-time involontario.

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