In Sardegna, la laurea offre scarsi benefici economici, portando a un potenziale esodo di giovani qualificati. La Cisl evidenzia stipendi bassi e contratti precari come cause principali.
Stipendi bassi e precarietà per i laureati sardi
La Sardegna presenta un quadro lavorativo poco incoraggiante per i laureati. I salari medi sono bassi, il lavoro spesso discontinuo e il part-time molto diffuso. La scarsa presenza di attività produttive incide negativamente. Questi fattori limitano la possibilità di valorizzare economicamente un titolo di studio universitario.
Questi dati emergono da un'analisi condotta dalla Cisl. L'indagine si basa su informazioni raccolte da Istat, Inps, Banca d'Italia e dal rapporto AlmaLaurea 2026. Nonostante le criticità, il titolo di studio continua a rappresentare un vantaggio. La retribuzione oraria media aumenta significativamente con l'istruzione.
Si passa da 12,4 euro l'ora per chi ha livelli di istruzione inferiori. I diplomati guadagnano in media 15 euro all'ora. I laureati raggiungono invece i 22 euro orari. Questo divario sottolinea l'importanza della formazione universitaria.
Tassi di occupazione elevati ma stipendi fermi
Secondo AlmaLaurea, a un anno dal conseguimento del titolo, l'occupazione tra i laureati è alta. L'81,2% dei laureati triennali trova lavoro. L'80,8% dei laureati magistrali raggiunge lo stesso risultato. A cinque anni dal conseguimento del titolo, le percentuali salgono rispettivamente al 91,7% e al 94,4%.
Tuttavia, questo aumento di opportunità non si traduce in un adeguato incremento delle retribuzioni. A un anno dalla laurea, il salario netto mensile medio è di 1.491 euro per i triennali. Per i magistrali, la cifra è di 1.495 euro, con una differenza di soli 4 euro. Le differenze salariali diventano più evidenti solo nel lungo periodo.
A cinque anni dal titolo, i laureati triennali percepiscono in media 1.796 euro mensili. I laureati magistrali arrivano a 1.903 euro. Questo divario temporale evidenzia una lenta progressione economica post-laurea.
Criticità contrattuali e rischio emigrazione
Il segretario regionale della Cisl, Mirko Idili, esprime preoccupazione. «Studiare aiuta a trovare lavoro», afferma Idili, «ma in Sardegna questo vantaggio fatica a tradursi in un salario adeguato. Non è accettabile che un percorso di studi lungo e impegnativo venga ripagato così poco».
La qualità dei contratti rappresenta un altro elemento critico. A un anno dalla laurea, solo il 40,2% dei triennali ottiene un contratto a tempo indeterminato. Per i magistrali, la percentuale scende al 28,7%. I contratti a termine sono invece più diffusi, riguardando il 27,5% dei triennali e il 24,5% dei magistrali.
Il part-time è un altro problema significativo. Nell'isola, il 34,8% dei dipendenti nel settore privato non agricolo lavora part-time. Questo dato supera la media italiana del 27,5%. Tra le donne, l'incidenza del part-time raggiunge il 53,5%, contro il 44,2% nazionale. Questo scenario favorisce il rischio di fuga dei talenti.
Motivazioni della fuga e percorsi più remunerativi
«Chi parte non lo fa solo perché trova un lavoro», spiega Idili, «ma perché trova occupazioni più coerenti con il proprio percorso di studi, più stabili e meglio retribuite». La ricerca di migliori condizioni professionali spinge molti laureati a lasciare l'isola.
Alcuni percorsi di studio risultano più premianti di altri. I settori medico-sanitario, farmaceutico, ingegneristico e informatico offrono vantaggi retributivi. I guadagni netti mensili possono aumentare fino a 310 euro (medico-sanitario), 256 euro (ingegneria) e 222 euro (informatica) rispetto ai laureati in area politico-sociale e comunicazione.
Questi dati evidenziano una disparità nella valorizzazione dei diversi ambiti di studio. La mancanza di opportunità adeguate in Sardegna spinge i laureati verso altre regioni o nazioni. La fuga di cervelli rappresenta una perdita significativa per lo sviluppo economico e sociale dell'isola.
Domande frequenti
Perché i laureati sardi faticano a trovare lavoro ben retribuito?
I laureati sardi incontrano difficoltà a causa di stipendi medi bassi, lavoro discontinuo, alta incidenza del part-time e una limitata presenza di attività produttive nell'isola. Questi fattori rendono difficile valorizzare economicamente il titolo di studio.
Quali sono i settori di studio più redditizi in Sardegna?
I percorsi di studio più remunerativi in Sardegna appartengono all'area medico-sanitaria e farmaceutica, all'ingegneria e all'informatica. Questi settori offrono vantaggi retributivi significativi rispetto ad altri ambiti come le scienze politiche, sociali e la comunicazione.