La sanità sarda è sull'orlo del baratro, con scadenze imminenti e cifre preoccupanti. Il Partito Democratico denuncia una situazione critica e sollecita fondi urgenti, mentre il centrodestra chiede chiarezza politica.
Allarme rosso per la sanità isolana
Il Partito Democratico regionale ha presentato un dossier allarmante sulla sanità in Sardegna. La situazione è descritta come vicina a un «punto di non ritorno», con una data limite fissata al 30 giugno. Questa analisi, basata su dati raccolti tra gennaio e aprile 2026, mira a evidenziare criticità che necessitano di un intervento istituzionale immediato.
Secondo il gruppo dem, il sistema sanitario dell'isola sta scivolando verso una paralisi completa. I numeri parlano chiaro: ben 270mila sardi hanno rinunciato definitivamente alle cure necessarie. A questo si aggiunge un'altra cifra sconcertante: 500mila cittadini si trovano attualmente senza un medico di base assegnato.
Fuga di medici e disservizi nel sistema
Il documento evidenzia una costante emorragia di professionisti. Si registrano circa 100 medici di medicina generale in meno ogni anno. Il sistema di prenotazione, il Cup, mostra anch'esso gravi lacune, riuscendo a fornire una risposta puntuale a un solo cittadino su quattro che cerca assistenza.
La data del 30 giugno 2026 è considerata cruciale. Il Pd avverte che, senza un'inversione di rotta decisa, i fondi previsti dal Pnrr per le strutture territoriali rischiano di andare persi. Inoltre, la scadenza delle convenzioni con i medici «gettonisti» potrebbe portare alla chiusura di presidi d'emergenza fondamentali, specialmente nelle aree interne dell'isola.
Richiesta di fondi urgenti e accuse politiche
Per scongiurare questo scenario di collasso, il capogruppo del Pd, Roberto Deriu, ha lanciato un appello per uno stanziamento d'urgenza. Si richiedono 100 milioni di euro, da approvare tramite una variazione di bilancio «lampo», idealmente entro 72 ore, richiamando procedure simili a quelle adottate durante l'emergenza Covid.
Questa mossa arriva a pochi giorni dalla bocciatura, da parte dell'Aula, di una mozione presentata dal centrodestra sulla stessa problematica sanitaria. Il Pd, pur criticando la precedente mozione come «strumentale», ora lancia un proprio conto alla rovescia per quello che definisce il collasso imminente del sistema.
Il centrodestra chiede chiarezza al Pd
L'opposizione di centrodestra non ha mancato di intervenire, definendo la situazione un «teatrino sulla pelle dei sardi». Il capogruppo di Fdi, Paolo Truzzu, ha sottolineato la contraddizione del Pd. Quest'ultimo, dopo aver bocciato la mozione della minoranza definendola «strumentale», ripropone ora un quadro altrettanto drammatico. «Il Pd decida se vuole fare la maggioranza o l'opposizione», ha incalzato Truzzu.
Truzzu ha anche insistito affinché la presidente della Regione, che detiene anche l'assessorato alla Sanità ad interim, lasci questo incarico. La considera una scelta errata che impedisce una gestione a tempo pieno dell'emergenza sanitaria. L'opposizione chiede quindi un confronto politico più sostanziale sulle politiche sanitarie, mettendo in discussione la capacità della presidente di gestire la crisi da sola.
Responsabilità condivise e futuro incerto
Il Pd, pur sollecitando un dialogo costruttivo con la presidente, chiarisce che la responsabilità della situazione attuale non è solo sua. «Non si abbia la pretesa che la presidente possa raggiungere questo obiettivo da sola: siamo noi, tutto il Consiglio regionale, i veri responsabili di una sanità che perde 100 medici l'anno e rischia la paralisi», ha affermato il partito. La situazione rimane tesa, con la sanità sarda che affronta sfide enormi e un futuro incerto, mentre le forze politiche si rimpallano le responsabilità.