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La scrittrice argentina Samanta Schweblin, ospite a Roma per presentare il suo nuovo libro 'Il buon male', sottolinea l'importanza della narrativa. Afferma che scrivere è un dovere morale, specialmente in tempi difficili.

Schweblin: Scrivere, un atto necessario

La celebre scrittrice argentina Samanta Schweblin ha recentemente condiviso riflessioni profonde sul ruolo della scrittura nel contesto globale attuale. Intervistata dall'ANSA a Roma, ha espresso la convinzione che, nonostante le fragilità e le urgenze del mondo contemporaneo, esista un vero e proprio dovere morale nel continuare a creare opere letterarie. La sua prospettiva emerge con forza in occasione della presentazione del suo ultimo lavoro, la raccolta di racconti intitolata 'Il buon male', edito da Einaudi.

Schweblin, riconosciuta tra le voci più significative della narrativa contemporanea, ha ammesso di essersi interrogata sulla validità di proseguire la propria attività creativa. Si è chiesta se avesse ancora senso dedicarsi alla scrittura in un'epoca segnata da sfide globali e instabilità. La sua risposta, tuttavia, è stata netta e rassicurante per gli amanti della letteratura.

«Sarebbe peggio smettere», ha dichiarato con fermezza. La scrittrice ritiene che proprio le circostanze attuali rendano l'atto dello scrivere ancora più cruciale. La narrativa, secondo la sua visione, possiede una capacità unica di illuminare il passato e di aiutarci a comprendere la realtà che ci circonda. Le storie, infatti, hanno spesso offerto chiavi di lettura che la sola storiografia non è riuscita a fornire.

«Non dimentichiamo che tutto ciò che ci è accaduto nella storia, se guardiamo dietro di noi, al passato, lo abbiamo compreso proprio grazie a quello che è stato scritto», ha spiegato Schweblin. Questo legame indissolubile tra narrazione e comprensione della realtà è un tema centrale nel suo pensiero e si riflette potentemente nelle sue opere.

'Il buon male': Racconti tra vincoli e impensabile

La presentazione del libro 'Il buon male' a Roma, avvenuta nell'ambito dell'evento Libri Come, ha visto la scrittrice dialogare con Paolo Giordano. La raccolta si compone di sei racconti che esplorano le complessità dei legami umani, spesso spezzati o distorti. Emergono vincoli familiari intricati, dettagli nascosti nell'amore e, soprattutto, l'irruzione dell'impensabile nella quotidianità.

Schweblin ha evidenziato come molti dei suoi racconti condividano un filo conduttore. Il titolo stesso, 'Il buon male', allude a una dualità intrinseca nelle esperienze umane. Spesso, ciò che inizialmente appare negativo o doloroso può rivelarsi un catalizzatore per la crescita personale, portando a un miglioramento di sé. Al contrario, eventi che sembrano positivi possono celare sofferenze inaspettate.

Un altro tema ricorrente è quello del linguaggio e della comunicazione. La scrittrice sottolinea come spesso si verifichino incomprensioni, un «grande rumore» che ostacola il raggiungimento di un'idea chiara o di una connessione autentica. Questa difficoltà comunicativa si manifesta nei dialoghi, che possono estendersi per generazioni o risolversi in un pomeriggio.

Le storie all'interno di 'Il buon male' sono interconnesse, quasi come in un gioco di specchi. Domande poste in un racconto trovano risposta in un altro, creando una trama sottile di rimandi e dettagli disseminati nell'intera raccolta. Questo approccio strutturale conferisce profondità e coesione all'opera.

Un esempio di questa connessione si ritrova nel primo racconto, 'Benvenuta fra noi', dove il protagonista appare apatico, privo di appetito. Questa condizione si ripresenta nel personaggio che chiude la raccolta, 'Una visita del Superiore'. Tuttavia, quest'ultimo riesce a risvegliarsi, riconoscendo la propria fame e rialzandosi in piedi, suggerendo un percorso di rinascita e consapevolezza.

Il racconto come forma d'arte prediletta

Samanta Schweblin, nata a Buenos Aires nel 1978 e residente a Berlino da dieci anni, è spesso paragonata a maestri della narrativa breve come Raymond Carver e Julio Cortázar. Per lei, la forma del racconto non è una scelta secondaria, ma una dimensione naturale e profondamente radicata nella sua identità artistica.

«Ricordiamoci innanzitutto che sono argentina, vengo da una tradizione di grandi scrittori di racconti», ha affermato, citando figure come Borges, Cortázar e Silvina Ocampo. Sebbene scriva anche romanzi, Schweblin ammette che a volte ciò accade perché non si sente sufficientemente concisa, necessitando di più spazio per esprimere concetti che potrebbero essere condensati in poche pagine.

«Quando mi metto a scrivere, non ho idea se sarà un romanzo oppure un racconto. Ubbidisco, mi lascio trasportare, non forzo nulla», ha spiegato. Sia come lettrice che come scrittrice, nutre un profondo amore per entrambi i generi. Il romanzo offre un viaggio più esteso, permettendo riflessioni approfondite e l'esplorazione di molteplici paesaggi narrativi.

Il racconto, invece, è associato a una sensazione di immediatezza, di attraversamento di una soglia. L'autore si ritrova improvvisamente in una situazione radicalmente diversa da quella precedente. Questa immediatezza è, secondo Schweblin, la fonte della forza del racconto e ciò che la affascina maggiormente come artista.

Esplorare l'ordinario e lo straordinario

L'interesse di Samanta Schweblin risiede nell'esplorazione di situazioni che, pur essendo plausibili, si discostano dalla norma e irrompono nella realtà quotidiana. Non si tratta di sfociare nel fantastico puro, ma di indagare quegli eventi rari che ci avvicinano a ciò che non conosciamo, mantenendo un ancoraggio al realismo.

«Quello che mi interessa sono situazioni possibili, ma che raramente accadono», ha chiarito. Questo approccio le permette di sondare i limiti della percezione umana e le reazioni emotive di fronte all'inaspettato, senza abbandonare un contesto riconoscibile.

La vita a Berlino, dove risiede da dieci anni, viene descritta dalla scrittrice come «piccola», nel senso di appartenente a una comunità ristretta. Schweblin ama vivere in una «bolla» che ha creato intorno a sé, un ambiente protetto che favorisce la concentrazione e la creatività. Pur scrivendo in spagnolo, la sua esposizione al tedesco, all'inglese e ad altre varianti dello spagnolo arricchisce il suo panorama linguistico.

La sua presenza a Roma per Libri Come sottolinea l'importanza della capitale italiana come crocevia culturale e punto d'incontro per autori di fama internazionale. L'evento conferma il ruolo centrale della letteratura nel dibattito contemporaneo, specialmente quando affronta temi universali come i legami umani, la comunicazione e la resilienza di fronte alle avversità.

La riflessione di Schweblin sul dovere di scrivere risuona come un monito e un incoraggiamento. In un mondo che spesso sembra sopraffatto dalle notizie negative, la letteratura offre uno spazio per la riflessione, la comprensione e, in ultima analisi, per la speranza. La sua opera, con la sua capacità di sondare le profondità dell'animo umano e di esplorare l'inaspettato, continua a stimolare il dibattito e a offrire nuove prospettive sulla nostra realtà.

La scelta di concentrarsi sul racconto breve, pur non escludendo il romanzo, le permette di catturare momenti intensi e di esplorare concetti complessi con una precisione e un impatto notevoli. La sua eredità letteraria argentina, ricca di maestri del genere, si fonde con la sua esperienza di vita internazionale, creando una voce unica e potente nel panorama letterario globale. La sua visita a Roma è stata un'occasione preziosa per ascoltare direttamente da una delle autrici più influenti del nostro tempo le ragioni profonde che la spingono a continuare a scrivere, un atto che considera non solo una vocazione, ma un vero e proprio dovere civico e morale.