L'autrice Romana Petri affronta temi complessi come l'amore tossico e il pericolo di accontentarsi nel suo ultimo romanzo "Distanza di sicurezza". La saga familiare degli Albertini continua, esplorando relazioni senza facili risposte.
La saga familiare degli Albertini rivive
La scrittrice Romana Petri ritorna con il suo nuovo lavoro, "Distanza di sicurezza", edito da Neri Pozza. Il libro riprende le fila della famiglia Albertini, già protagonista di precedenti opere. Questi romanzi hanno creato un vero e proprio universo narrativo. I personaggi invecchiano, commettono errori e continuano a interrogare i lettori. Si esplorano temi come l'amore, la libertà e l'identità.
Il primo capitolo di questo percorso è stato "Ovunque io sia". Qui emerge il mondo degli Albertini, una famiglia eccentrica e passionale. L'ironia stempera i momenti drammatici. Al centro vi è Luciana Albertini, detta la Albertina. È un personaggio vitale e imprevedibile. Attraversa la sofferenza senza mai farsi vittima.
Con "Pranzi di famiglia", Petri ha approfondito i legami domestici. Ha esplorato i non detti e le ferite trasmesse. La famiglia è vista come un teatro umano. Amore e ferocia convivono con dipendenza e desiderio di fuga.
Amore tossico e relazioni complesse
In "Distanza di sicurezza", la narrazione si concentra sul legame tra Luciana e Vasco. Lui è un uomo affascinante ma fragile. Non regge il confronto con una donna più forte. Le relazioni descritte da Petri sono dinamiche contemporanee. I personaggi si cercano e si respingono continuamente. L'autrice le racconta senza moralismi o assoluzioni.
Petri afferma: «Tra loro due non c'è un ritorno concreto, ma nemmeno una vera conclusione». La scrittrice spiega che alcune storie non finiscono mai del tutto. Possono allontanarsi nella memoria, ma rimangono vive se c'è stata intensità. Vasco viene descritto come «fragile, irrisolto, quasi disincarnato». È invidioso del successo di Luciana. Non riesce né nel lavoro né nell'intimità, diventando «cattivo, soprattutto nelle parole».
L'autrice è attratta dall'ambivalenza tra amore e conflitto. Le interessa «quel rincorrersi continuo: lasciarsi, cercarsi, pensarsi». L'intesa tra Luciana e Vasco è più mentale e spirituale che erotica. Le difficoltà emergono quando entrano in gioco la materia e il quotidiano.
Roma e Lisbona: luoghi dell'anima
L'ambientazione gioca un ruolo fondamentale. Roma e Lisbona non sono semplici sfondi. Sono veri e propri «luoghi dell'anima». Roma rappresenta la radice, la passione e la memoria. Lisbona evoca malinconia e saudade. Petri ama Roma «visceralmente». La città la commuove profondamente. Lisbona è la sua seconda città del cuore. Non essendo la sua città natale, riesce a raccontarla con maggiore libertà.
Il Portogallo è un Paese che Petri conosce bene e ama profondamente. Lo descrive come «strano, diverso da noi italiani». La sua malinconia nasce forse dal passato di grande potenza e dalla successiva povertà. La saudade è anche nostalgia di quella grandezza perduta.
La forza femminile oltre gli stereotipi
Petri vuole sottrarre i suoi personaggi femminili da certi stereotipi. Luciana è una donna forte che reagisce. L'autrice osserva che «oggi vediamo troppe storie di violenza in cui la libertà femminile scatena la rabbia maschile». Quando una donna si emancipa, può ferire un ego maschile fragile. Luciana, invece, resiste e non si lascia annientare.
La tensione psicologica e l'ironia convivono nel romanzo. È il modo di Petri di raccontare il dolore senza retorica. «La retorica non mi piace. Cerco sempre di starne lontana», afferma. Con i personaggi Albertini, l'ironia è facile. Sanno trasformare il dolore in vitalità. Anche di notte, tra le angosce, riescono a ridere al mattino.
Riguardo al lasciare il lettore in una zona moralmente incerta, Petri ritiene che nel libro la distinzione sia netta. Luciana è descritta come «una donna buona, risolta, anche se eccentrica». La scrittrice sottolinea il pericolo di accontentarsi: «Accontentarsi è sempre pericoloso».