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Il Tar del Lazio ha dato ragione a Roma Capitale riguardo all'acquisizione di immobili Enasarco. I giudici hanno respinto il ricorso presentato da circa 40 proprietari di Settecamini, confermando la possibilità per il Comune di procedere all'acquisto di 1.040 unità immobiliari. La decisione apre la strada all'integrazione tra edilizia residenziale pubblica e privata in alcuni complessi residenziali.

Via libera all'acquisto di immobili Enasarco

Roma Capitale potrà procedere con l'acquisto di numerosi alloggi di proprietà dell'ex ente previdenziale Enasarco. Questa operazione, approvata con una delibera comunale lo scorso dicembre, è stata confermata dal Tar del Lazio. I giudici amministrativi hanno rigettato un'istanza presentata da circa 40 proprietari di immobili situati nella zona di Settecamini. Questi residenti avevano contestato la decisione del Campidoglio, temendo ripercussioni economiche negative sui loro beni.

L'ordinanza del Tar, datata 25 marzo, chiarisce che l'operazione di acquisto da parte del Comune non arreca danni economici irreparabili ai proprietari privati che avevano acquistato in passato dall'ente. La decisione del tribunale amministrativo, pur respingendo il ricorso, ha riacceso il dibattito sulla gestione del patrimonio immobiliare e sull'integrazione tra edilizia residenziale pubblica e privata nella Capitale. L'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri vede così confermata una delle sue iniziative in materia di politiche abitative.

Contestazione dei proprietari di Settecamini

Il ricorso al Tar del Lazio era stato presentato nel mese di febbraio. I proprietari, residenti in complessi edilizi di via Monte Manno, avevano manifestato la loro preoccupazione per la creazione di condomini misti. La loro paura principale era che l'inserimento di alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) potesse comportare una gestione condominiale più complessa. Inoltre, temevano un drastico calo dei valori immobiliari delle loro proprietà private.

Questi residenti avevano acquistato i loro appartamenti in palazzine costruite nei primi anni '90. I terreni su cui sorgono gli edifici erano stati originariamente acquistati dall'Enasarco per una cifra considerevole, pari a circa 17 miliardi di lire (oltre otto milioni di euro attuali). Molti degli attuali proprietari avevano deciso di comprare, sostenendo costi significativi, all'epoca in cui l'ente aveva avviato i piani di dismissione del suo patrimonio immobiliare. Le cifre pagate, secondo quanto dichiarato, erano molto vicine ai valori di mercato.

L'iniziativa di acquisto da parte di Roma Capitale, supportata dal piano del sindaco Gualtieri e dall'assessore alla Casa Tobia Zevi, ha quindi suscitato una forte reazione tra gli abitanti di Settecamini e di altre zone di Roma interessate da immobili ex Enasarco. La delibera capitolina prevedeva l'acquisizione di 1.040 unità immobiliari.

Timori di deprezzamento e problemi gestionali

I ricorrenti hanno sollevato diverse criticità nella memoria presentata ai giudici. Uno dei punti fondamentali riguardava la presunta violazione della legge 241 del 1990, relativa alla trasparenza dei procedimenti amministrativi. Sostenevano di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale sull'avvio del procedimento, nonostante l'evidente impatto diretto sulle loro proprietà. Questo aspetto sollevava dubbi sulla correttezza procedurale dell'operazione.

Il timore più concreto per i proprietari era legato al possibile deprezzamento del valore dei loro immobili. La presenza di unità abitative destinate all'edilizia sociale, secondo la loro analisi, avrebbe potuto generare una risposta negativa da parte del mercato immobiliare. Questo scenario avrebbe comportato una perdita economica significativa per chi aveva investito ingenti somme per l'acquisto delle proprie abitazioni.

Oltre ai timori sul valore degli immobili, i ricorrenti hanno evidenziato potenziali incompatibilità gestionali all'interno dei condomini. Hanno citato i bilanci condominiali, indicando un onere medio mensile di circa 250 euro. Questa cifra, secondo loro, sarebbe insostenibile per i futuri assegnatari di case popolari, caratterizzati da redditi bassi. Si paventava il rischio di una paralisi amministrativa nella gestione condominiale, con difficoltà nel far fronte alle spese ordinarie.

Ipotesi di danno erariale e decisione del Tar

Un'ulteriore accusa mossa dai ricorrenti, assistiti dall'avvocato Giovanni Faragasso, riguardava la possibilità di un danno erariale. Nel ricorso si ipotizzava una strategia di dismissione immobiliare da parte dell'Enasarco molto particolare. Negli ultimi due anni, in diverse aree di Roma (come Axa, Dragoncello, Decima e Torrino), l'ente avrebbe prima proposto immobili a prezzi superiori a quelli di mercato. Successivamente, dopo aver sospeso le trattative, avrebbe avviato lavori di ristrutturazione straordinaria. Infine, gli stessi alloggi sarebbero stati offerti in vendita a Roma Capitale a importi notevolmente inferiori ai valori di mercato, configurando un potenziale danno per le casse pubbliche.

Tuttavia, queste argomentazioni non hanno convinto i giudici della Quinta Ter Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il collegio giudicante ha respinto la richiesta di sospensione cautelare della delibera comunale del 22 dicembre, nonché l'annullamento del provvedimento. Il giudice estensore, Pierluigi Tonnara, ha motivato la decisione affermando che non sussistevano i presupposti per accogliere la misura cautelare richiesta. Il pregiudizio paventato dai ricorrenti è stato considerato non irreparabile, ma riconducibile principalmente a profili di ordine patrimoniale.

In sintesi, il Tar ha ritenuto che un potenziale deprezzamento delle proprietà individuali non fosse un motivo sufficiente per bloccare un'importante delibera dell'amministrazione capitolina. La decisione del Tar del Lazio rappresenta un importante precedente nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico e privato a Roma, aprendo la strada a politiche abitative più inclusive.