Una famiglia con un figlio ipovedente rischia di perdere la propria abitazione a Roma a causa di morosità accumulata. Il Partito Democratico denuncia la situazione, definendola una scelta politica che va contro la funzione sociale dell'ente.
Crisi e sfratti all'Istituto Sant'Alessio
L'Istituto Sant'Alessio, noto per il suo impegno verso persone non vedenti e ipovedenti, sta attraversando un periodo di profonda crisi. Le opposizioni regionali del Lazio puntano il dito contro la gestione dei servizi, che sembrano ridursi progressivamente. A questo si aggiunge un preoccupante esodo di personale dipendente, che indebolisce ulteriormente la struttura. In questo contesto già difficile, emerge la notizia di un imminente sfratto che colpisce un nucleo familiare residente in uno degli immobili di proprietà dell'ente.
L'azienda di servizi alla persona, l'Istituto Sant'Alessio, dispone di un vasto patrimonio immobiliare sparso per la città di Roma. Si stima che il valore complessivo di questi beni si avvicini al miliardo di euro. Dal 2023, la gestione di una parte significativa di questo patrimonio è passata a Anima Sgr, un fondo di gestione del risparmio che ha acquisito l'80% di Castello Sgr, il precedente gestore. È proprio da uno di questi appartamenti che una famiglia di origine straniera si trova ora a rischio di esecuzione forzata.
La morosità che ha portato a questa situazione si è accumulata principalmente negli ultimi tre anni. La vicenda è stata portata alla luce da alcuni esponenti del Partito Democratico a Roma. In particolare, i consiglieri capitolini Nella Converti, presidente della commissione Politiche sociali, e Yuri Trombetti, presidente della commissione Casa, hanno espresso forte preoccupazione. La consigliera Converti ha inoltrato una comunicazione formale all'Asp Sant'Alessio e alla giunta regionale del Lazio. Ha agito in collaborazione con la consigliera Rosa Ferraro, rappresentante del VII municipio.
Le loro parole mettono in luce «criticità crescenti legate alle procedure di sfratto dal patrimonio dell'ente». Sottolineano in modo particolare le situazioni che coinvolgono «nuclei familiari in condizioni di fragilità socioeconomica». La loro richiesta è di intervenire per evitare che persone in difficoltà vengano private della propria abitazione, soprattutto quando sono presenti minori con disabilità.
Una famiglia in difficoltà nel quartiere Don Bosco
Il caso specifico che ha attirato l'attenzione delle istituzioni e dell'ente stesso riguarda una famiglia composta da tre persone. Si tratta di padre, madre e un figlio minore che soffre di ipovisione. La famiglia risiede in affitto in un immobile situato nel quartiere Don Bosco, a Roma. Dal 2023, hanno accumulato un debito per affitti non pagati che ammonta a circa 13mila euro. I consiglieri del Pd hanno spiegato che l'assegnazione dell'alloggio era avvenuta proprio tenendo conto della disabilità del figlio.
Tuttavia, la situazione economica del nucleo familiare si è rivelata estremamente precaria. Il padre percepisce una pensione di lavoro, mentre il figlio riceve una pensione di invalidità. La difficoltà nel sostenere il canone di locazione è iniziata quando la moglie ha perso il proprio impiego. Questo evento ha avuto un impatto significativo sulla capacità della famiglia di far fronte alle spese mensili, inclusa l'affitto. La perdita del lavoro della madre ha compromesso l'equilibrio finanziario del nucleo.
La famiglia è attualmente seguita dai servizi sociali del municipio di appartenenza. Anche l'agenzia sociale per la casa territoriale sta cercando di individuare una soluzione abitativa alternativa. Si sta valutando la possibilità di accedere a contributi specifici previsti da una delibera del 2025, la numero 185. L'obiettivo è trovare una sistemazione dignitosa prima che venga eseguito lo sfratto.
L'intervento delle forze dell'ordine previsto dopo Pasqua
La procedura di sfratto ha visto diversi passaggi. Il primo accesso da parte di un ufficiale giudiziario è avvenuto lo scorso novembre, seguendo il normale iter previsto dalla legge. Un secondo accesso è stato registrato l'11 febbraio 2026. La data più critica è ora fissata per il 16 aprile, quando è previsto l'intervento della forza pubblica per procedere all'esecuzione dello sfratto. Questo è quanto hanno comunicato le esponenti del Pd, evidenziando l'urgenza della situazione.
La richiesta principale avanzata dal Partito Democratico è chiara: sospendere immediatamente la procedura di sfratto. L'obiettivo è evitare che una famiglia, e in particolare un minore con disabilità, si ritrovi senza un tetto sopra la testa. Si chiede di dare fiducia al lavoro che stanno svolgendo i servizi sociali e l'amministrazione municipale per trovare un alloggio alternativo entro le prossime due settimane. La speranza è che si possa evitare l'intervento delle forze dell'ordine.
Le consigliere Converti e Ferraro, insieme al collega Trombetti, hanno definito l'atto di procedere con gli sfratti nei confronti di nuclei familiari fragili come un «tradimento della funzione stessa di un ente pubblico». Hanno ribadito che l'Istituto Sant'Alessio è nato per tutelare le persone più vulnerabili. Non si tratta, a loro dire, di semplici pratiche amministrative, ma di «scelte politiche precise». Scelte che implicano il non voler considerare la fragilità e la disperazione, il non attivare gli strumenti di tutela disponibili e il lasciare sole le persone più deboli.
Di conseguenza, chiedono un'assunzione di responsabilità da parte dell'ente e l'apertura di un confronto «vero» con Roma Capitale e con i servizi sociali territoriali. L'intento è quello di trovare soluzioni concrete e umane, piuttosto che applicare rigidamente le procedure legali senza considerare il contesto sociale. La priorità deve essere la tutela dei soggetti più deboli.
Fondi privati e possibili dimissioni del direttore
La gestione del patrimonio dell'Istituto Sant'Alessio da parte di fondi privati come Anima Sgr solleva interrogativi sulla destinazione d'uso dei beni e sulla priorità data alla tutela dei beneficiari storici. L'interesse di fondi di investimento potrebbe portare a una logica di profitto che mal si concilia con la missione sociale dell'ente. Questo passaggio di gestione è visto da molti come un fattore che aggrava la crisi dell'istituto.
Nel frattempo, i partiti di opposizione presenti in consiglio regionale del Lazio continuano a esercitare pressione per ottenere la rimozione del direttore generale, Massimo Canu. Le accuse nei suoi confronti riguardano una gestione ritenuta poco accorta e la presunta mancanza dei requisiti necessari per ricoprire la carica. Voci che circolano negli ambienti politici della Pisana suggeriscono che Canu potrebbe essere sul punto di rassegnare le proprie dimissioni. Questo scenario potrebbe aprire una nuova fase nella gestione dell'istituto, anche se le problematiche strutturali rimangono.
La situazione all'Istituto Sant'Alessio evidenzia le complesse intersezioni tra gestione del patrimonio immobiliare, crisi economiche, politiche sociali e il ruolo degli enti pubblici nel garantire protezione ai cittadini più vulnerabili. La vicenda dello sfratto è solo l'ultimo, ma forse il più emblematico, sintomo di un malessere più profondo che necessita di risposte urgenti e concrete da parte delle istituzioni romane e regionali.