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Tre uomini sono stati arrestati a Roma per aver sequestrato, picchiato e minacciato due giovani per un presunto debito. Le vittime sono riuscite a fuggire dal quinto piano.

Sequestro e aggressione per estorcere denaro

I Carabinieri del Comando di Roma Monte Sacro hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Roma. La Procura Distrettuale Antimafia ha richiesto l'arresto. Tre uomini romani, di 34, 30 e 52 anni, sono ora in carcere. Sono indiziati di gravi reati. Tra questi, sequestro di persona a scopo di estorsione. Sono accusati anche di lesioni personali aggravate. La detenzione illegale di armi completa il quadro. L'indagine è partita a fine febbraio. Una chiamata d'emergenza ha segnalato due giovani in pericolo. Si trovavano sul balcone di un palazzo in via Giovanni Palombini. Le ricerche hanno chiarito la dinamica dei fatti. La prima vittima, un ragazzo di 19 anni, è stata attirata in un appartamento. È stato immobilizzato con del nastro isolante. Sotto minaccia di una pistola, è stato picchiato. I sequestratori lo hanno costretto a chiamare un amico. Gli ha chiesto di raggiungerlo urgentemente. Il secondo amico, un 22enne, è caduto nella stessa trappola. Una volta riuniti, entrambi i giovani hanno subito un brutale pestaggio. Sono stati colpiti anche con il calcio di una pistola. Il motivo era un presunto debito. Si trattava di 3.600 euro. Il debito era legato al danneggiamento di un'auto a noleggio.

Fuga dal quinto piano e salvataggio

La violenta aggressione è cessata solo grazie alla fuga delle vittime. I due ragazzi sono riusciti a scavalcare la balaustra del balcone. Si trovavano al quinto piano. Hanno raggiunto un appartamento vicino. Da lì hanno chiesto aiuto. L'intervento dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri è stato rapido. I giovani sono stati tratti in salvo. Sono stati trasportati in ospedale. Le ferite riportate erano gravi. Le perquisizioni nell'abitazione dei sequestratori hanno portato alla luce elementi importanti. Sono stati trovati passamontagna e fascette stringicavo. C'era anche nastro adesivo. Sono state rinvenute diverse tracce ematiche. Queste prove suggeriscono la pianificazione dell'agguato. I riconoscimenti fotografici e le testimonianze raccolte hanno permesso di identificare i tre complici. È emerso anche l'uso di un'arma da fuoco. Durante l'esecuzione dell'ordinanza, uno degli arrestati ha opposto resistenza. Ha procurato lievi ferite a sé stesso. È stato poi bloccato. Dopo cure mediche all'ospedale Pertini, è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli. Gli altri due complici sono stati posti agli arresti domiciliari. Hanno ricevuto il braccialetto elettronico.

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