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Roma può ridurre significativamente i costi energetici degli edifici pubblici, in particolare delle case popolari. Un intervento mirato su 750 edifici periferici potrebbe portare a un risparmio del 20% sulle bollette, migliorando al contempo la qualità della vita degli inquilini.

Riqualificazione energetica per ridurre i costi

La capitale italiana ha la possibilità di tagliare le spese per l'energia degli immobili pubblici. Questo obiettivo è raggiungibile rendendo le strutture meno energivore. Tuttavia, l'amministrazione cittadina deve intraprendere azioni concrete e su larga scala. Gli interventi sono particolarmente urgenti negli edifici situati nelle aree periferiche della città.

Uno studio approfondito, commissionato da Roma Capitale e condotto dall'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), ha messo in luce un notevole potenziale di risparmio. Si stima una riduzione dei consumi energetici negli edifici pubblici fino al 20%. Questo dato è stato calcolato analizzando circa 1,28 milioni di abitazioni distribuite in oltre 175mila edifici.

La strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale, parte del “Climate City Contract”, si concentra in modo specifico sugli immobili più datati e in condizioni precarie. Questi coincidono, come era prevedibile, con gli alloggi popolari di edilizia residenziale pubblica, spesso localizzati nei quartieri più svantaggiati.

Il settore residenziale e le classi energetiche più basse

L'Enea ha evidenziato come il settore residenziale rappresenti la fetta più consistente dei consumi energetici complessivi. Nel corso del 2022, quasi il 60% dei consumi totali degli edifici era attribuibile alle abitazioni. Il settore terziario contribuiva per il 26%, mentre gli edifici pubblici rappresentavano il 14,3% del totale.

L'analisi dell'Enea ha preso in esame oltre 400mila attestati di prestazione energetica. I risultati indicano che circa due terzi degli immobili residenziali a Roma appartengono alle classi energetiche F e G. Queste sono le due classi più basse, sinonimo di scarse prestazioni energetiche e quindi di elevati consumi.

La mappa della povertà energetica nella città eterna rivela dove i consumi sono più bassi, spesso a causa dell'impossibilità di sostenere i costi delle bollette. Questo dato sottolinea ulteriormente l'urgenza di interventi mirati per migliorare l'efficienza energetica degli alloggi.

Intervento prioritario su 750 edifici popolari

Le direttive europee identificano gli immobili prioritari per gli interventi di riqualificazione. Si tratta di edifici di grandi dimensioni, con basse certificazioni energetiche e costruiti in epoche passate, in particolare tra il secondo dopoguerra e gli anni '70. A Roma, questa categoria comprende circa 40mila edifici, con un totale di almeno 600mila alloggi.

Per ottenere un impatto significativo e migliorare le condizioni abitative di numerose famiglie, l'amministrazione dovrebbe concentrare gli sforzi sugli immobili di sua proprietà. L'Enea ha individuato 750 edifici prioritari, ciascuno con oltre 8 unità abitative, che versano nelle peggiori condizioni di degrado energetico ed edilizio.

Questi interventi, se realizzati, potrebbero portare a una significativa riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2040, quantificabile tra 250 e 450mila tonnellate annue. Il risparmio economico sulle bollette per Roma si tradurrebbe in un 20% in meno, alleggerendo la pressione finanziaria su migliaia di famiglie residenti nei quartieri più critici.

Un edificio popolare efficiente dal punto di vista energetico, dotato di un buon isolamento termico e di sistemi di riscaldamento dell'acqua tramite pannelli solari, comporterebbe una diminuzione delle spese. Questo si tradurrebbe in una minore incidenza del rischio di povertà energetica tra gli inquilini.

Coinvolgere professionisti e facilitatori sociali

Monica Misceo, responsabile del Laboratorio Enea Progetti e buone pratiche per la riqualificazione energetica degli edifici, sottolinea l'importanza di un approccio integrato. «Incrociando questi dati con indicatori quali l’Indice di Disagio Sociale e Indice di Disagio Edilizio, è possibile individuare i quartieri in cui concentrare le prime azioni di riqualificazione», spiega Misceo.

L'obiettivo è coniugare la transizione energetica con l'inclusione sociale. Misceo suggerisce inoltre di coinvolgere nuove figure professionali, come i facilitatori sociali. Questi professionisti potrebbero promuovere percorsi di partecipazione ai processi di riqualificazione. Il loro ruolo sarebbe quello di mediare le relazioni tra tecnici, professionisti e inquilini. Questo coinvolgimento è fondamentale per prevenire potenziali conflitti durante la fase di cantiere e per evitare ritardi nell'esecuzione degli interventi.

Un approccio integrato per la transizione energetica

Edoardo Zanchini, direttore dell'Ufficio Clima di Roma Capitale, definisce la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio una leva strategica. Non solo per la decarbonizzazione, ma anche per migliorare la qualità dell'abitare e sostenere la transizione energetica della città. Per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, Zanchini evidenzia la necessità di un approccio integrato.

Questo approccio dovrebbe combinare l'elettrificazione dei consumi, la riqualificazione dell'involucro edilizio, la digitalizzazione e la gestione intelligente dell'energia. Inoltre, è fondamentale l'integrazione delle fonti rinnovabili e l'adozione di strumenti finanziari capaci di attrarre nuovi investimenti.

Un maxi-appalto per la riqualificazione

In linea con queste strategie, Roma Capitale ha recentemente lanciato un maxi-appalto. L'investimento previsto è di 80 milioni di euro per i prossimi quattro anni. Questo finanziamento sarà destinato alla ristrutturazione e al miglioramento energetico di diverse palazzine popolari situate in sette municipi differenti.