Condividi

Manifestanti si sono riuniti a Roma davanti al Senato per protestare contro il disegno di legge sul consenso. Le associazioni femministe denunciano un arretramento nella tutela dei diritti delle donne.

Protesta femminista contro il ddl sul consenso

Uno striscione con lo slogan "Senza consenso è stupro" è stato esposto ieri pomeriggio. L'iniziativa si è svolta di fronte al palazzo del Senato. Diverse associazioni femministe hanno partecipato alla mobilitazione. Erano presenti esponenti dei centri antiviolenza della Capitale. Hanno aderito anche i gruppi Differenza Donna e Non una di meno. La protesta è iniziata intorno alle 15. L'obiettivo era manifestare contro la prima riunione del Comitato ristretto. Questo comitato sta esaminando il disegno di legge sul consenso. Il testo è comunemente noto come ddl Bongiorno.

Critiche al nuovo disegno di legge

Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, ha espresso forti preoccupazioni. Ha definito la proposta un "arretramento grave". La tutela dei diritti delle donne sarebbe a rischio. Anche il contrasto alla violenza maschile ne uscirebbe indebolito. Il provvedimento introduce un cambiamento "profondo e pericoloso". Modifica la definizione giuridica della violenza sessuale. Si abbandona il riferimento al "consenso libero e attuale". Il testo sposta l'attenzione sulla "volontà contraria".

Questa scelta normativa è stata criticata duramente. Rischia di riportare i processi penali a logiche superate. Logiche che sono state oggetto di ampie critiche in passato. Il comportamento della persona offesa verrebbe sottoposto a scrutinio. Si indagherebbe sulle sue reazioni. Verrebbe analizzata la sua storia personale. Si valuterebbe la sua credibilità. Ci si chiederebbe perché non ha reagito in modo adeguato. Si indagherà sul perché non si è opposta "abbastanza". Si cercherà di capire perché non ha pronunciato un "no" chiaramente riconoscibile.

Indebolimento della tutela e vittimizzazione secondaria

Secondo le associazioni, questo impianto normativo non rafforza la tutela. Al contrario, la indebolisce significativamente. L'effetto principale sarebbe lo spostamento del fuoco. L'attenzione si concentrerebbe sulla condotta della vittima. Invece di focalizzarsi su chi agisce violenza. Differenza Donna denuncia "con forza" questo arretramento. Lo considera un rischio concreto. Espone le vittime a una "vittimizzazione secondaria".

La proposta legislativa si pone in contrasto. Contrasta con gli obblighi internazionali assunti dall'Italia. Tra questi vi sono la Convenzione di Istanbul. Vengono ignorate anche le raccomandazioni del Comitato Cedaw. Le associazioni ribadiscono un concetto fondamentale. La violenza sessuale non può essere ridefinita. Non può esserlo attraverso il filtro del dissenso. Viene richiesto "il ritiro immediato" del disegno di legge. La mobilitazione mira a sensibilizzare l'opinione pubblica. Vuole anche esercitare pressione sui decisori politici. La difesa dei diritti delle donne è al centro della protesta.

Le richieste delle associazioni

Le organizzazioni presenti chiedono un cambio di rotta. Vogliono che il Parlamento ascolti le loro istanze. La definizione di violenza sessuale deve rimanere chiara. Deve basarsi sull'assenza di un consenso esplicito. Non può essere legata alla dimostrazione di una resistenza attiva. La paura o lo shock possono impedire una reazione evidente. Questo aspetto non verrebbe considerato adeguatamente. La proposta rischia di creare un precedente pericoloso. Potrebbe rendere più difficile la condanna dei colpevoli. Le associazioni continueranno la loro battaglia. Non arretreranno "di un millimetro" nella difesa dei diritti.

Domande frequenti

Cos'è il ddl sul consenso?
Il ddl sul consenso, noto anche come ddl Bongiorno, è un disegno di legge attualmente in discussione in Italia. Mira a modificare la definizione giuridica di violenza sessuale, spostando l'attenzione dalla mancanza di consenso alla dimostrazione della "volontà contraria" della vittima.

Perché le associazioni femministe protestano?
Le associazioni femministe protestano perché ritengono che il ddl sul consenso rappresenti un arretramento nella tutela dei diritti delle donne. Temono che il nuovo impianto normativo possa indebolire la protezione delle vittime, aumentando il rischio di vittimizzazione secondaria e rendendo più difficile la condanna dei colpevoli.