Manifestanti si sono radunati a Roma per esprimere dissenso verso una nuova legge. La proposta legislativa, incentrata sul consenso sessuale, è stata criticata per potenziali arretramenti nella tutela delle vittime. Le associazioni chiedono modifiche sostanziali o il ritiro del testo.
Critiche al ddl sul consenso sessuale
Uno striscione con lo slogan «Senza consenso è stupro» è stato esposto da attiviste femministe. L'iniziativa si è svolta nel pomeriggio di fronte al Senato. La protesta è stata organizzata in concomitanza con la prima riunione di un comitato ristretto. Questo comitato sta esaminando il disegno di legge sul consenso. La proposta è comunemente nota come ddl Bongiorno.
Le partecipanti alla manifestazione erano circa 200 persone. Tra queste, rappresentanti di centri antiviolenza della Capitale. Erano presenti anche esponenti di Differenza Donna e Non una di meno. Diverse altre associazioni femministe hanno aderito all'iniziativa. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni.
Differenza Donna: "Arretramento grave per i diritti"
Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, ha espresso forte preoccupazione. Ha definito la proposta legislativa un «arretramento grave». Questo arretramento riguarda la tutela dei diritti delle donne. Riguarda anche il contrasto alla violenza maschile. La legge introdurrebbe un cambiamento profondo e pericoloso. Modificherebbe la definizione giuridica della violenza sessuale. Si abbandonerebbe il riferimento al consenso libero e attuale. Il focus si sposterebbe sulla dimostrazione della «volontà contraria».
Questa scelta rischia di riportare il processo penale a logiche criticate. Logiche che sottoponevano il comportamento della vittima a scrutinio. Si indagherebbe sulle sue reazioni. Si valuterebbe la sua storia personale e credibilità. Verrebbero poste domande sul perché non ha reagito. Si chiederebbe perché non si è opposta in modo sufficiente. Si cercherebbe una negazione esplicita e riconoscibile.
Indebolimento della tutela e vittimizzazione secondaria
Questo impianto normativo, secondo le critiche, non rafforza la tutela. Al contrario, la indebolisce significativamente. Il fuoco verrebbe spostato dalla condotta dell'aggressore a quella della vittima. Differenza Donna denuncia con forza questo arretramento. La legge esporrebbe a un rischio concreto di vittimizzazione secondaria. La vittimizzazione secondaria avviene quando la vittima subisce ulteriori danni. Questi danni derivano dal processo giudiziario o dall'attenzione mediatica.
La proposta si pone in contrasto con gli obblighi internazionali assunti dall'Italia. Tra questi, la Convenzione di Istanbul. Anche le raccomandazioni del Comitato Cedaw vengono ignorate. La violenza sessuale non può essere ridefinita attraverso il filtro del dissenso. Le associazioni chiedono il ritiro immediato del disegno di legge. Ritengono che la norma attuale sia più tutelante.
Richiesta di ritiro e confronto
Le associazioni femministe ribadiscono la loro posizione. Non arretreranno di un millimetro nella difesa dei diritti delle donne. La manifestazione davanti al Senato è un segnale forte. Le attiviste sperano che le loro istanze vengano ascoltate. Un confronto costruttivo è auspicato. L'obiettivo è garantire una legislazione che tuteli realmente le vittime. Una legislazione che non crei nuove vulnerabilità.
La discussione sul ddl Bongiorno proseguirà nelle prossime settimane. Le associazioni promettono di continuare la loro mobilitazione. La loro presenza sarà costante per monitorare l'iter legislativo. La difesa del principio fondamentale che «senza consenso è stupro» rimane la priorità assoluta. La società civile è chiamata a vigilare.
Le organizzazioni presenti chiedono un dibattito sereno. Un dibattito basato su dati e sull'esperienza di chi lavora sul campo. La violenza di genere è un problema complesso. Richiede soluzioni efficaci e non semplificazioni dannose. La legge sul consenso è un nodo cruciale. La sua formulazione deve essere estremamente attenta. Deve proteggere chi subisce violenza. Non deve in alcun modo colpevolizzare la vittima.