Due tavoli da ping pong in Piazza Vittorio, Roma, sono diventati il cuore pulsante di una comunità eterogenea. Pongisti amatoriali, di ogni età e provenienza, si ritrovano quotidianamente per giocare, socializzare e persino competere in campionati ufficiali, dimostrando il potere aggregante dello sport.
Una comunità nata attorno al ping pong
Dal 2020, Piazza Vittorio, nel quartiere Esquilino a Roma, è teatro di un fenomeno sociale inaspettato. Due tavoli da ping pong all'aperto hanno dato vita a una vera e propria comunità di appassionati di tennistavolo. Persone di ogni età, nazionalità e condizione sociale si incontrano regolarmente, spinte dalla comune passione per questo sport.
L'iniziativa ha preso slancio dopo la fine della pandemia. Come racconta Marco Fe, un vigile del fuoco in pensione, l'affluenza è cresciuta costantemente. «Durante il Covid qualcuno veniva già a giocare», spiega, «ma veniva subito cacciato dalla municipale perché uscire di casa era vietato». Ora, invece, l'appuntamento è diventato quotidiano. «Venivo qua la mattina, mi trascorreva la giornata, fra le chiacchiere sulle panchine e il divertimento del gioco».
Marco, che si è riscoperto allenatore, sottolinea come il luogo sia diventato un punto di aggregazione fondamentale. «Sono tre o quattro anni che qui intorno gira un sacco di gente», afferma. «A volte siamo 40, 50 giocatori e dobbiamo fare i doppi perché sennò con due tavoli soli c'è troppo tempo di attesa». L'amicizia e la socializzazione sono diventate importanti quanto il gioco stesso.
Inclusione e agonismo: il doppio volto del gioco
Ciò che rende speciale questa comunità è la sua intrinseca inclusività. «Intorno a questi tavoli vige una sorta di democrazia», dichiara Marco. «Giocano il dottore, l'avvocato, il professionista, l'abbiente, ma anche chi non ha un posto per dormire la notte». La diversità sociale ed economica scompare di fronte alla passione condivisa per il tennistavolo.
Quello che è iniziato come un semplice hobby si è evoluto in un motore di aggregazione, inclusione e persino serio agonismo. La regola del «chi vince resta» stimola la competizione e il miglioramento continuo dei giocatori. L'estrazione sociale, il colore della pelle o la professione non hanno alcun peso.
Andrea, artista di strada e skater di origini sarde, vive a Roma da 25 anni. Per lui, questo spazio rappresenta un modo ideale per socializzare. «Questa passione di stare in strada mi accomuna un po' in tutto quello che faccio», spiega. «Trovo che socializzare in questo modo sia la cosa migliore, sia per quanto riguarda lo sport che l'amicizia».
Dai giardini al campionato ufficiale
L'impegno e la passione dei pongisti di Piazza Vittorio hanno portato a un risultato sorprendente. Da due anni, i giocatori più meritevoli competono nel campionato ufficiale di tennistavolo (Fitet) con la loro squadra, l'AS Roma Piazza Vittorio. Quest'anno, uno dei due team iscritti ha conquistato il primo posto nel girone G di serie D3.
«Non ci bastava giocare qua», confessa Marco Fe, «abbiamo deciso pian piano di competere a un livello un pochino più alto, abbiamo contattato la federazione e siamo riusciti a mettere su due squadre». Dopo un inizio difficile, segnato da sconfitte e da un certo scetticismo da parte di chi li considerava «giocatori di strada», la squadra ha dimostrato il proprio valore.
La vittoria in campionato ha un forte valore simbolico. Dimostra come un luogo pubblico, accessibile a tutti, possa generare una realtà sportiva capace di crescere, competere e affermarsi. Questo successo è la testimonianza della forza unificante dello sport e della capacità di creare legami autentici.
Storie in un libro e in un documentario
Le vicende e le storie dei pongisti di Piazza Vittorio hanno ispirato anche la creazione di opere artistiche. È nato un libro di poesie, scritto dallo stesso Marco Fe, arricchito dalle vignette di Alessandro Russo e dalle fotografie di Severine Queyras, entrambi frequentatori del parco e giocatori. Inoltre, è stato realizzato un documentario intitolato «Vittorio a Tavolino», diretto da Severine Queyras e Silvio Montanaro. Il film uscirà il 23 aprile, con un'anteprima presso il cinema Farnese di Roma.