Vittorio Baioni, figura collegata alla pista inglese del caso Orlandi, è deceduto in Libia. La notizia è stata confermata da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Baioni aveva sempre negato ogni coinvolgimento.
Vittorio Baioni, la figura nel caso Orlandi
La figura di Vittorio Baioni riemerge nel contesto della scomparsa di Emanuela Orlandi. Quest'ultima, cittadina vaticana, è svanita nel nulla il 22 giugno 1983 a Roma. Baioni, originario di Vicenza ma residente nella capitale, era stato indicato da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, come potenziale carceriere della ragazza. Questa ipotesi si inseriva nel quadro della cosiddetta 'pista di Londra'.
L'uomo, tuttavia, aveva sempre respinto con forza ogni addebito. La sua estraneità ai fatti era una posizione costante nel corso degli anni. La notizia della sua morte è giunta improvvisamente, riaccendendo l'attenzione su un caso ancora irrisolto.
La morte nel deserto libico
La notizia del decesso di Vittorio Baioni è stata diffusa dal Tg1 nella serata di ieri. L'incidente fatale è avvenuto nel sud del deserto libico. Baioni si trovava in Libia per un tour in moto organizzato da Off Road Italia, un'associazione che promuove escursioni per appassionati di enduro in diverse aree geografiche, incluse Europa e Nord Africa.
Ugo Filosa, organizzatore dell'evento e amico di Baioni, ha condiviso il suo dolore sui social media. Ha descritto l'incidente: una caduta mentre scendeva da una duna. Inizialmente sembrò un evento di lieve entità, tanto che Baioni stesso intendeva riprendere il viaggio. Tuttavia, un forte dolore alla spalla ha segnalato un problema più serio.
È stata necessaria l'attivazione di un'ambulanza 4x4 per il trasporto in ospedale. Qui, purtroppo, una grave lesione interna si è rivelata fatale. Filosa ha espresso la profonda tristezza per la perdita, sottolineando il dolore nel comunicare la notizia ai familiari di Baioni. Ha definito Baioni un esempio, un uomo di poche parole ma di grande sostanza, un pilota stimato.
La 'pista di Londra' e il coinvolgimento di Baioni
La 'pista di Londra' è stata evocata da Pietro Orlandi nel settembre 2024. Durante un'intervista televisiva, aveva menzionato Vittorio Baioni, sollecitando un approfondimento su questa specifica linea investigativa. Orlandi aveva rivelato di essere stato contattato via internet da una persona che si presentava con quel nome. Questa persona aveva fornito dettagli sul caso Orlandi, con collegamenti all'Inghilterra, per poi interrompere ogni comunicazione.
«Siccome nessuno lo cerca, faccio io il nome», aveva dichiarato Orlandi in quella circostanza. «La pista di Londra è la più importante ma non se ne vuole occupare nessuno». Baioni, secondo quanto riferito da Pietro Orlandi, era un ex militante dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) e amico di Valerio Fioravanti, figura di spicco dell'estrema destra.
L'audizione in commissione parlamentare
A seguito delle dichiarazioni di Pietro Orlandi, Vittorio Baioni è stato chiamato a testimoniare. Il 16 ottobre dello scorso anno, è stato ascoltato dalla commissione parlamentare d'inchiesta dedicata alla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Durante la sua audizione, Baioni ha categoricamente negato ogni coinvolgimento.
Ha affermato: «Non ho inviato io le email a Pietro Orlandi». Ha inoltre aggiunto di essersi recato in procura per chiarire la sua posizione dopo che il suo nome era emerso. Ha anche dichiarato di aver querelato Pietro Orlandi, sottolineando il danno d'immagine subito a causa di questa vicenda, protrattasi per oltre un anno.
La difesa di Ugo Filosa
Ugo Filosa, amico e organizzatore del tour in Libia, ha preso le difese di Vittorio Baioni. Attraverso un lungo post su Facebook, ha cercato di contrastare quello che ha definito uno «sciacallaggio mediatico». Filosa ha espresso il suo dolore per la perdita dell'amico, ma anche la sua rabbia per le ricostruzioni che, a suo dire, danneggiano la memoria di Baioni.
Ha definito «farneticanti» le ipotesi che accostano Baioni a gruppi eversivi e, in particolare, al caso Orlandi, dipingendolo come il 'carceriere a Londra'. Filosa ha categoricamente smentito queste affermazioni, definendole «pura diffamazione». Ha ribadito che Baioni non può più difendersi, ma la verità sì.
Filosa ha concluso il suo messaggio invitando a non condividere notizie false e a rispettare il lutto della famiglia e degli amici. Ha salutato Baioni come «compagno di viaggio e di vita», assicurando che la sua memoria non sarà offuscata da «inchiostro velenoso». La sua difesa mira a preservare l'immagine di un uomo descritto come dignitoso e corretto.
Il contesto del caso Orlandi
La scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta a Roma nel 1983, rimane uno dei misteri irrisolti più oscuri della storia italiana. Le indagini hanno attraversato decenni, esplorando diverse piste, tra cui quella internazionale e quella legata a presunti scambi con il Vaticano per la liberazione di Ali Ağca, l'attentatore di Papa Giovanni Paolo II. La 'pista inglese', evocata da Pietro Orlandi, si inserisce in questo complesso mosaico di ipotesi.
La figura di Vittorio Baioni, con il suo passato legato all'estrema destra e le sue presunte connessioni, ha rappresentato un elemento di interesse per gli inquirenti e per la famiglia Orlandi. La sua morte, avvenuta in circostanze tragiche e in un luogo remoto, chiude un capitolo della sua vita, ma lascia aperte le domande sulla sua reale vicinanza o estraneità ai fatti legati alla scomparsa della giovane romana.
Le dichiarazioni di Pietro Orlandi e la successiva audizione di Baioni in commissione parlamentare evidenziano la persistente ricerca di risposte. La famiglia Orlandi ha sempre mantenuto viva la speranza di scoprire la verità, anche attraverso l'esplorazione di piste meno battute o più controverse. La vicenda di Baioni, ora, si aggiunge al complesso e doloroso iter di questo caso.