Un nuovo monumento è stato svelato a Roma in occasione del 25 aprile, dedicato alle vittime del conflitto in Palestina. L'opera, creata dal collettivo 'Arte Come Sopravvivenza', mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e a commemorare le sofferenze attuali.
Nuovo monumento per le vittime palestinesi
Durante la marcia antifascista tenutasi a Roma Est, il collettivo artistico 'Arte Come Sopravvivenza' ha presentato un'installazione commemorativa. L'opera è intitolata 'Potenziali bersagli 2026' e si propone di ricordare le vittime del genocidio palestinese.
L'installazione raffigura due figure, una donna e un bambino, in procinto di essere giustiziati. Nonostante la drammatica rappresentazione, le loro mani incrociate dietro la schiena con le dita in segno di vittoria simboleggiano un inno alla libertà. Queste sagome sono descritte come indomite e resistenti.
Entrambe le figure indossano una kefiah, riconosciuta come simbolo della dignità del popolo palestinese. Lo ha spiegato Alessandro Buccolieri, noto come 'Mefisto', presente alla manifestazione per la Liberazione a Roma Est. Il corteo è partito da Piazza delle Camelie.
Un'opera che guarda al passato e al presente
Le due sagome appena inaugurate rappresentano la sesta e la settima figura di un'altra opera monumentale. Quest'ultima si trova a Porta San Paolo, vicino alla Piramide, e fu inaugurata il 25 aprile del 1995. Quel monumento, anch'esso chiamato 'Potenziali bersagli', comprende cinque statue.
Le statue originali commemorano le vittime dell'Olocausto. Tra queste, si trovano figure che rappresentano un omosessuale, un immigrato, una donna ebrea, un antifascista e una donna rom. L'intento di quell'opera era prettamente commemorativo, volto a ricordare le sofferenze del passato.
La nuova versione, 'Potenziali bersagli 2026', invece, mira a intervenire sull'esistente. L'obiettivo è quello di contribuire a fermare il genocidio in Palestina. L'opera presentata a Piazza delle Camelie è una versione provvisoria.
Crowdfunding e richieste al Comune
Il collettivo sta raccogliendo fondi tramite crowdfunding per completare l'opera. L'installazione definitiva richiederà ulteriori risorse. Per questo motivo, è stata organizzata una raccolta fondi aggiuntiva.
Nel pomeriggio del 25 aprile, sarà possibile contribuire alla raccolta fondi durante la Festa della Liberazione al Quarticciolo. Il monumento verrà spostato in questa sede per l'evento. Lo ha comunicato il collettivo 'Arte Come Sopravvivenza'.
Il collettivo esprime l'auspicio che il sindaco di Roma, Gualtieri, mostri la dovuta sensibilità verso quest'opera. L'opera possiede un valore storico, artistico e culturale notevole. Si attende un incontro, richiesto più volte, per definire gli aspetti tecnici dell'installazione definitiva.
Indipendentemente dalle decisioni future, il collettivo situazionista, guidato da Alessandro Buccolieri 'Mefisto' e Costantino Pucci, ha deciso di installare il monumento. Questo avverrà in un luogo simbolico della città di Roma, una volta completata la sua versione definitiva.
Il messaggio antifascista e antisionista
Il collettivo artistico ha voluto sottolineare un messaggio forte e chiaro. «Non si può essere antifascisti senza essere antisionisti», recita uno degli slogan legati all'iniziativa. Questa affermazione collega la lotta contro il fascismo alla critica nei confronti del sionismo.
La scelta di inaugurare il monumento il 25 aprile, giorno della Liberazione, non è casuale. Simboleggia un legame tra le lotte per la libertà del passato e le battaglie per i diritti umani nel presente. L'opera vuole essere un monito contro ogni forma di oppressione e violenza.
La rappresentazione di donne e bambini sottolinea la vulnerabilità delle popolazioni civili nei conflitti. L'intento è quello di umanizzare le vittime e di non lasciare che le loro storie vengano dimenticate. La kefiah diventa un simbolo di resistenza e identità culturale.
L'iniziativa solleva questioni politiche e sociali complesse. Il collettivo spera di stimolare un dibattito pubblico informato e costruttivo. L'arte viene utilizzata come strumento di denuncia e di sensibilizzazione.