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La mostra World Press Photo 2026 a Roma espone immagini potenti che documentano crisi globali, conflitti e momenti di resilienza umana. L'esposizione, visitabile fino al 29 giugno, offre uno sguardo profondo sulla complessità del mondo contemporaneo attraverso il fotogiornalismo.

Le immagini che raccontano il mondo

La fotografia vincitrice dell'anno, intitolata 'Separati dall'Ice', cattura l'impatto delle politiche migratorie. L'autrice, Caroll Guzy, ha immortalato un momento significativo per il Miami Herald. Oltre a questo scatto, l'esposizione romana presenta 42 progetti vincitori. Questi lavori sono stati selezionati da una giuria indipendente. La selezione è avvenuta tra 57.376 fotografie. I partecipanti provenivano da 3.747 fotografi in 141 Paesi.

Le immagini esposte offrono uno spaccato delle crisi globali. Si vedono scene di guerra e le complessità del nostro tempo. Un esempio è la foto 'Emergenza umanitaria a Gaza' di Saber Nuraldin. Questa immagine, scattata il 27 luglio 2025, mostra civili palestinesi in cerca di farina da un camion di aiuti. Un altro scatto potente è quello di Victor J. Blue per il New York Times Magazine. Il fotografo ritrae donne Achi in Guatemala, tra cui Paulina Ixpat Alvarado. Lei è una delle querelanti che denunciarono stupri durante la guerra civile.

Storie di attualità e dimenticate

La mostra include anche fotografie di storie meno note. Alcune vicende, pur essendo state importanti, sono state superate dall'attualità. Tra queste, l'inondazione nelle Filippine causata dal tifone Wipha. La foto 'Matrimonio nell'alluvione' di Aaron Favila (Associated Press) documenta la situazione con un tocco quasi ironico. Vi è anche l'attacco terroristico a Bondi Beach, in Australia. L'immagine di Edwina Pickles (The Sidney Morning Herald) mostra una poliziotta sconvolta di fronte a una coppia uccisa.

La guerra in Ucraina con i droni è rappresentata da David Guttenfelder per il New York Times. Non mancano storie individuali che riflettono le difficoltà contemporanee. 'Engla Louise', scatto di Sanna Sjosward, documenta l'anoressia di una ballerina. Le immagini di Abdulmonam Eassa dal Sudan mettono in luce un conflitto spesso dimenticato.

La visione del presidente Palaexpo

Marco Delogu, presidente dell'Azienda Speciale Palaexpo, ha definito questa edizione del World Press Photo «particolarmente riuscita». Egli sottolinea come le fotografie emergano da un'oscurità attuale. Le definisce «testimonianze tragiche», citando la condotta dell'Ice, le guerre ancora in corso e gli attentati. «C'è molto dolore», afferma Delogu, notando un filo conduttore narrativo più forte rispetto al passato. Delogu ha ricordato l'importanza della fotografia al Palazzo delle Esposizioni. Ha citato anche altre mostre in corso, come quella dedicata a Mario Schifano e Marco Tirelli.

Un concorso di prestigio

La giuria della 69ª edizione del concorso ha valutato i lavori in tre categorie. Queste sono: Foto singole, Reportage e Progetti a Lungo Termine. Il contest, attivo dal 1955, premia ogni anno i migliori fotografi professionisti. Le immagini premiate riflettono la complessità del mondo attuale. Esse evidenziano fratture e allarmi, ma anche una profonda resilienza. Vengono mostrati l'eccesso di potere globale, la crisi climatica e il costo umano dei conflitti. Allo stesso tempo, emergono storie di ricostruzione e dignità.

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