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Roma si conferma motore economico del Lazio, registrando il saldo imprenditoriale più alto d'Italia nel primo trimestre 2026. Nonostante le sfide globali, il tessuto produttivo locale mostra resilienza.

Crescita imprenditoriale record a Roma

Nel primo trimestre del 2026, Roma ha ottenuto il primato nazionale per saldo imprenditoriale. Sono state registrate 8.367 nuove attività. Le chiusure sono state 5.976. Questo dato genera un saldo positivo di +2.391 imprese.

Il tasso di crescita si attesta allo 0,55%. Questo valore è nettamente superiore alla media italiana, ferma allo 0,01%. A fine marzo 2026, Roma e la sua provincia contano 438.062 imprese attive. Rappresentano il 7,5% del totale nazionale.

Questi risultati provengono dal report Movimprese. L'analisi è frutto della collaborazione tra Unioncamere e InfoCamere. Si basa sui dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

Il Lazio al vertice delle regioni italiane

Grazie ai risultati della capitale, il Lazio si posiziona come prima regione italiana per saldo attivo. Nel primo trimestre 2026, il saldo regionale è stato di +2.477 imprese. Le nuove iscrizioni sono state 10.933, mentre le cessazioni 8.456.

Il tasso di crescita regionale ha raggiunto il +0,42%. Questo rappresenta un incremento rispetto al +0,28% registrato nel primo trimestre del 2025. Al 31 marzo 2026, il Lazio ospita 591.859 imprese. Costituiscono il 10,2% delle imprese italiane.

Ottimismo cauto e sfide energetiche

Il presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti, ha commentato i dati. Ha sottolineato la complessità del quadro socio-politico ed economico globale. Nonostante l'incertezza, i risultati offrono un moderato ottimismo. Confermano la vitalità del tessuto produttivo locale.

Tagliavanti ha evidenziato la capacità di reazione delle imprese di Roma e del Lazio. Ha però avvertito sulla necessità di non adagiarsi. È fondamentale continuare a supportare le attività economiche.

La preoccupazione principale, secondo Tagliavanti, riguarda l'aumento dei costi energetici. Questa situazione impatta negativamente sulle imprese. Si auspica una rapida soluzione.

Impatto dei costi energetici sulla competitività

L'aumento persistente dei costi energetici potrebbe innescare nuove dinamiche inflazionistiche. Questo scenario potrebbe esercitare pressione sulla BCE. Potrebbe portare a un aumento dei tassi di interesse.

Un tale aumento dei tassi rappresenterebbe un duro colpo per la competitività delle imprese italiane. Lo ha dichiarato Tagliavanti, concludendo la sua analisi.