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La riforma dell'esame di avvocato genera incertezza tra i laureati. Esperti riuniti all'Università Niccolò Cusano di Roma chiedono una proroga per evitare un ritorno a un sistema più complesso.

Incertezza sulla riforma dell'esame forense

L'accesso alla professione di avvocato è al centro di un dibattito acceso. Le regole per l'esame di Stato sono ancora in bilico. Nuove norme attendono una definizione definitiva. Questo crea un clima di incertezza per molti laureati in giurisprudenza.

L'Università degli Studi Niccolò Cusano ha ospitato un importante convegno. L'evento, intitolato "Tra rigore e futuro: il destino dell'esame forense", ha celebrato il ventennale dell'ateneo. Ha riunito figure chiave del mondo legale e accademico.

Hanno partecipato rappresentanti del ministero della Giustizia. Presenti anche magistrati e vertici del Consiglio Nazionale Forense. L'obiettivo era analizzare le criticità del sistema attuale. Si sono discusse le prospettive di una riforma necessaria.

Il percorso di abilitazione per migliaia di futuri avvocati è in fase di mutamento. La discussione si è concentrata sul disegno di legge delega. Questo testo è attualmente all'esame della Camera dei Deputati. La situazione è diventata critica.

Ritorno a tre prove scritte: un rischio concreto

Il mancato inserimento di una proroga nel decreto Milleproroghe ha creato allarme. I candidati della prossima sessione di dicembre si trovano in una situazione precaria. Senza un intervento legislativo rapido, si profila un ritorno al passato.

Si tornerebbe alla normativa del 2012. Questo regime prevedeva tre prove scritte e una prova orale. Si abbandonerebbe così la modalità semplificata. Quest'ultima, introdotta dal 2020, prevedeva un solo esame scritto e uno orale.

Il professor Fabio Fortuna, Rettore di Unicusano, ha aperto i lavori. Ha sottolineato la necessità di unire il mondo universitario e quello professionale. La formazione deve mirare all'effettivo inserimento nel mondo del lavoro. Questo è l'obiettivo primario.

Il convegno ha rappresentato un momento di sintesi importante. Si è cercato di definire proposte concrete per il futuro della professione. L'analisi ha toccato la crisi sistemica dell'avvocatura. Ha evidenziato le incertezze del quadro normativo vigente.

Appelli per una proroga e critiche alla riforma

Antonino Galletti, Consigliere Nazionale Forense, ha espresso un auspicio. Ha dichiarato: «La speranza è che la riforma migliori le condizioni di lavoro dei colleghi». Ha aggiunto che si guarda anche a una prospettiva futura. L'obiettivo è invogliare i giovani a intraprendere questa professione. È definita «la professione più bella del mondo» perché tutela le libertà.

Tuttavia, l'attuale stallo normativo rappresenta un ostacolo. Antonio Melillo, Presidente della Commissione Centrale Esame Avvocato 2025/26 presso il Ministero della Giustizia, ha lanciato un monito. Ha affermato: «Passare all'improvviso dal sistema semplificato alle tre prove del vecchio ordinamento è un errore». Ha aggiunto che è «opportuno prorogare in attesa della riforma definitiva» per evitare un salto nel buio.

Luigi Vingiani, segretario nazionale della Confederazione Giudici di pace, ha delineato i tratti della futura riforma. Ha promosso un orientamento verso la modernizzazione. Ha spiegato: «L'esame deve essere un momento di valutazione meritocratica e non una limitazione». Ha criticato la richiesta di tre prove scritte. La professione si sta sempre più orientando verso la specializzazione.

L'analisi di Nicholas Esposito, Consigliere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha evidenziato un altro problema. L'instabilità normativa allontana i laureati dalla carriera forense. Ha dichiarato: «Non possiamo avere un approccio iperteorico». L'esame forense non deve diventare una barriera per i giovani.

Tra i partecipanti anche la consigliera di Roma Capitale Rachele Mussolini. Ha lodato l'iniziativa. L'ha definita un momento di «confronto fondamentale per soluzioni innovative». L'evento ha stimolato un dibattito costruttivo.