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Migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Roma in un corteo contro la guerra, esponendo bandiere della pace e messaggi di protesta. La manifestazione, parte di un'iniziativa globale, ha visto la partecipazione di diverse associazioni e sindacati, con un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine.

Manifestazione globale contro la guerra

La capitale italiana ha ospitato un'importante mobilitazione contro i conflitti armati. Migliaia di cittadini si sono riuniti in via Luigi Einaudi e piazza della Repubblica per partecipare al corteo organizzato da No Kings Italia. L'evento si inserisce nella più ampia mobilitazione globale denominata ‘Together-Contro i re e le loro guerre’, tenutasi il 27 e 28 marzo 2026. Simili iniziative si sono svolte contemporaneamente in altre metropoli mondiali, tra cui Londra e New York, sottolineando la portata internazionale del movimento.

La marcia è iniziata con uno striscione che recitava «Per un mondo libero dalle guerre», seguito da un'imponente bandiera della pace. Alcuni manifestanti hanno esposto cartelli con messaggi diretti al governo, come «Vi abbiamo già cacciato una volta», rivolti all'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Durante il passaggio del corteo in via Cavour, alcuni negozianti hanno scelto di abbassare le saracinesche, un gesto che ha accompagnato il passaggio dei manifestanti.

Dal camion che apriva la sfilata, sono risuonate parole di sfida: «Un saluto dai sovversivi che hanno riempito le piazze a ottobre», un riferimento a precedenti manifestazioni. La protesta ha toccato anche il cuore della città, con un momento particolarmente significativo davanti alla basilica di Santa Maria degli Angeli.

Simboli di pace e protesta artistica

Il maestro Mario, proveniente dal doposcuola Mammut, ha presentato un'opera simbolica: un missile di legno decorato con fiori e una bandiera della pace. Questo manufatto artistico era adornato con immagini di conflitti in Medio Oriente, un forte richiamo visivo alle conseguenze delle guerre. Un cartello tra la folla esprimeva chiaramente il sentimento di molti: «Terza guerra mondiale, ma che siete matti? Non la vogliamo studiare».

La diversità di opinioni e le diverse appartenenze politiche e associative erano ben visibili. Sventolavano numerose bandiere della Palestina, dell'Iran, di Cuba e del Venezuela, affiancate da quelle della pace e da quelle del sindacato Cgil. Erano presenti anche i vessilli di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) e di diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International. Un gruppo di manifestanti ha esposto foto della premier Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa, presentate a testa in giù accanto a una ghigliottina, un gesto di forte dissenso politico.

La presenza di questi simboli e messaggi evidenziava la profonda preoccupazione per le politiche governative e per la situazione internazionale. La creatività dei manifestanti si è espressa anche attraverso opere d'arte improvvisate, che hanno dato un volto visibile alle loro istanze.

Massiccio dispiegamento di forze dell'ordine

La gestione della sicurezza per l'evento è stata affidata a un contingente imponente. Oltre 1.000 agenti e militari, tra polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza, sono stati impiegati per monitorare la manifestazione. A questi si sono aggiunte le unità della polizia locale di Roma Capitale. Questa massiccia presenza era stata pianificata durante il comitato per l'ordine e la sicurezza e il tavolo tecnico tenutosi in questura.

Una particolare attenzione è stata dedicata alla presenza di gruppi legati all'area antagonista. Le forze dell'ordine hanno vigilato attentamente per prevenire possibili infiltrazioni anarchiche. Questo scrupolo era acuito dal recente e tragico evento nel parco degli Acquedotti, dove i due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano hanno perso la vita. La loro memoria è stata ricordata durante il corteo.

La presenza delle forze dell'ordine, sebbene imponente, mirava a garantire il pacifico svolgimento della manifestazione, prevenendo disordini e assicurando la sicurezza dei partecipanti e dei cittadini. La pianificazione dei servizi ha tenuto conto delle potenziali criticità legate alla natura della protesta e alla presenza di diversi gruppi.

Omaggio agli anarchici e percorso esteso

Durante il corteo, sono apparsi striscioni dedicati agli anarchici scomparsi. Uno recitava: «Contro il 41bis lo Stato tortura. Alfredo Libero, 18 aprile manifestazione». Un altro messaggio rendeva omaggio a Sara e Sandro: «Se viviamo è per far saltare la testa dei re, con Sara e Sandro». Questi striscioni hanno ricordato il recente lutto e le battaglie per i diritti civili.

La partecipazione alla manifestazione è stata superiore alle aspettative, tanto che i promotori di No Kings hanno formalmente richiesto al Questore di estendere il percorso fino a piazza del Verano. La richiesta è stata accolta, e il corteo ha potuto proseguire attraverso via Carlo Felice, Porta Maggiore, via dello Scalo San Lorenzo, e lungo la tangenziale est, intonando «Bella ciao». Il percorso si è concluso all'intersezione con via Tiburtina e piazzale del Verano.

La sala operativa della questura si è attivata prontamente per riorganizzare i servizi di sicurezza e garantire la tranquillità lungo il nuovo itinerario. Questo adattamento ha permesso ai manifestanti di esprimere le proprie idee fino alla destinazione finale, dimostrando una certa flessibilità da parte delle autorità nel gestire eventi con un'affluenza elevata e dinamiche in evoluzione.

Il commento di Maurizio Landini

Alla testa del corteo, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha espresso il suo punto di vista. «Questa è la piazza del no al referendum, è la piazza contro il governo. Questa è una piazza innanzitutto contro la guerra, contro la logica e la cultura della guerra, perché tutti i nostri problemi oggi vengono da lì», ha dichiarato. Landini ha sottolineato l'importanza della democrazia e della sua pratica quotidiana.

«Continuo a pensare che per difendere la democrazia c’èsolo una strada, quella di praticarla. Questa è una manifestazione pacifica, democratica. Noi siamo contro qualsiasi forma di violenza, l'abbiamo sempre combattuta», ha aggiunto il leader sindacale. Le sue parole hanno ribadito la natura pacifica della protesta e il suo impegno contro ogni forma di aggressione e conflitto.

Il suo intervento ha conferito un peso istituzionale alla manifestazione, legandola alle rivendicazioni sindacali e sociali. La presenza della Cgil ha rafforzato il messaggio di opposizione alle politiche considerate belliciste e dannose per il paese.

Controversia sul controllo di Ilaria Salis

La giornata era iniziata con una polemica sollevata dall'eurodeputata Ilaria Salis. Quest'ultima aveva denunciato un controllo da parte della polizia mentre si trovava nel suo albergo. La questura di Roma ha chiarito che il controllo non era collegato alla manifestazione in corso. È stato spiegato che la segnalazione era stata inserita nei circuiti di cooperazione europea, senza alcun legame con gli eventi di piazza.

Questa precisazione ha cercato di stemperare le tensioni e di evitare strumentalizzazioni politiche legate alla presenza di Ilaria Salis, figura centrale in dibattiti legati alla giustizia e ai diritti umani. La sua denuncia aveva inizialmente acceso un faro su possibili interferenze tra la sua situazione personale e gli eventi pubblici.

La gestione di queste situazioni complesse dimostra la delicatezza del contesto in cui si sono svolte le manifestazioni. L'attenzione delle autorità e dei media si è concentrata sia sulla protesta principale che su eventi collaterali che potevano avere risonanza pubblica.

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