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Un'attivista dell'Anpi è stata ferita da colpi d'arma da fuoco a Roma il 25 aprile. L'aggressione è avvenuta durante le celebrazioni per la Liberazione. La donna ha raccontato l'accaduto con profondo turbamento, descrivendo la paura di morire.

Aggressione durante le celebrazioni a Roma

La violenza ha colpito durante le commemorazioni del 25 aprile. Un'azione inaspettata ha interrotto la giornata dedicata alla Liberazione. Due attivisti dell'Anpi sono stati presi di mira.

L'episodio è accaduto a Roma, in una zona vicina a viale Ostiense. L'attacco è avvenuto in un momento apparentemente tranquillo. I due si trovavano vicino a via delle Sette Chiese.

Stavano cercando un posto dove rinfrescarsi. La situazione è degenerata rapidamente. Un individuo ha aperto il fuoco contro di loro. L'attacco ha lasciato profonde ferite fisiche e psicologiche.

Il racconto della donna ferita

Rossana Gabrieli, una delle persone colpite, ha condiviso la sua terribile esperienza. Le sue parole trasmettono ancora lo shock e la paura provati. Ha descritto l'attimo in cui ha visto l'arma puntata contro di lei.

«Ho pensato di morire», ha affermato con voce tremante. L'immagine della pistola è ancora vivida nella sua mente. Questo le causa persino emicranie, segno del trauma subito.

L'aggressione è avvenuta mentre cercavano una gelateria. Si trovavano sul lato alberato della strada, in cerca di ombra. Il suo compagno è stato colpito per primo, al viso e alla mano.

«È stato un tutt'uno», ha spiegato. Mentre guardava il compagno ferito, si è voltata. Ha visto l'aggressore puntarle l'arma addosso.

La dinamica dell'attacco

L'aggressore non è sceso dal mezzo. Si è fermato, ha allungato il braccio e ha sparato. Sono stati uditi almeno quattro colpi, descritti come «sordi».

Dopo l'azione, l'individuo è fuggito rapidamente. Ha accelerato ed è sparito in direzione di viale Ostiense. La rapidità della fuga ha dato l'impressione che l'aggressore fosse giovane.

Indossava un casco integrale scuro. Il volto era completamente coperto, rendendo difficile l'identificazione.

Motivazioni dell'aggressione

Rossana Gabrieli non ha dubbi sulle ragioni dell'attacco. È convinta che lei e il suo compagno siano stati presi di mira per la loro appartenenza all'Anpi.

«Siamo stati presi di bersaglio perché dell'Anpi», ha dichiarato con fermezza. L'aggressore non conosceva personalmente Gabrieli. Lei era una persona comune, ma il suo fazzoletto dell'Anpi al collo l'ha resa un bersaglio.

«Sono stata colpita perché antifascista», ha sottolineato. La sua appartenenza a un'organizzazione che promuove valori antifascisti è vista come la causa scatenante.

Le indagini sull'accaduto

Le autorità stanno indagando sull'episodio. Si cerca di identificare l'aggressore e ricostruire l'intera dinamica. La testimonianza di Gabrieli è fondamentale per le indagini.

La natura dell'arma utilizzata è ancora da chiarire. Gabrieli stessa non era sicura se fosse un'arma vera o ad aria compressa, ma la paura di morire era reale.

L'attacco solleva interrogativi sulla sicurezza durante eventi pubblici. La violenza politica, anche in forme isolate, rimane una preoccupazione.

Reazioni e conseguenze

L'episodio ha suscitato forte indignazione. Molti hanno espresso solidarietà agli attivisti colpiti. Si sottolinea la gravità di un attacco motivato da ideologie.

L'Anpi ha condannato fermamente l'aggressione. Ha chiesto un'indagine approfondita per assicurare i responsabili alla giustizia.

Le ferite di Rossana Gabrieli vanno oltre quelle fisiche. Il trauma psicologico richiederà tempo per essere superato. La sensazione di vulnerabilità dopo un simile evento è profonda.