Roma anni '70: Palazzo Merulana celebra Vaccarone
Una mostra a Palazzo Merulana ripercorre l'intensa produzione artistica di Francesco Vaccarone durante il suo soggiorno romano tra il 1970 e il 1976. L'esposizione, curata da Umberto Croppi e Paolo Asti, mette in luce il fermento culturale della capitale in quel decennio.
Vaccarone: gli anni romani tra arte e contestazione
Francesco Vaccarone, artista di origine ligure, visse un periodo cruciale della sua carriera a Roma. Tra il 1970 e il 1976, la capitale italiana fu teatro di un'intensa attività creativa per l'artista. Questo lasso di tempo coincide con gli ultimi anni del boom economico e l'inizio del periodo della contestazione. Fu anche il momento della sua piena maturità artistica.
La Roma di quegli anni era un vero e proprio fulcro creativo. Si respirava un'aria carica di fermenti artistici e tensioni culturali. Vaccarone frequentò la prestigiosa Stamperia Il Cigno. Questo luogo era un crocevia di personalità di spicco del mondo dell'arte. Artisti come Burri, Capogrossi, Afro, Marini, Gentilini, Guttuso e Fieschi animavano questo ambiente.
Grazie a queste frequentazioni, Vaccarone divenne un punto di riferimento per la scuola romana. La sua presenza contribuì a definire il panorama artistico dell'epoca. La mostra a Palazzo Merulana intende celebrare proprio questa fase della sua vita e della sua opera. L'esposizione è fortemente voluta dalla famiglia dell'artista.
Palazzo Merulana: un omaggio all'artista
L'esposizione dedicata a Francesco Vaccarone si tiene a Palazzo Merulana, uno spazio culturale di rilievo a Roma. La mostra è stata presentata alla stampa in anteprima. Aprirà ufficialmente al pubblico il prossimo 20 marzo e resterà visitabile fino al 3 maggio. Un'opportunità imperdibile per gli appassionati d'arte.
La curatela della mostra è affidata a due figure di spicco. Umberto Croppi, presidente dell'Accademia di Belle Arti di Roma, e Paolo Asti, amico dell'artista e presidente dell'associazione culturale Startè. Quest'ultima ha prodotto l'evento espositivo.
Umberto Croppi ha sottolineato l'importanza di questo evento. Ha dichiarato: «Seppure prolifico nella produzione artistica così poliedrica e numerosissima, giovanissimo innovatore, ricercatore di tecniche pittoriche e intellettuale di grande rilievo, mancava il giusto riconoscimento di questo grande artista».
Croppi ha poi aggiunto: «Da giovanissimo negli anni passati a Roma, nel suo studio, tra piazza del Popolo, via del Babuino, alla stamperia del Cigno, c'era una concentrazione di personalità che si scambiavano opinioni». Ha descritto un ambiente vivace: «Una comunità anche di intellettuali, filmaker e musicisti, che rendono il periodo romano di Vaccarone molto prolifico e di grande creatività».
La mostra, secondo Croppi, «vuole essere non solo un omaggio alla sua figura, ma anche un tassello che va a riempire un vuoto importante nel mosaico della storia dell'arte del Novecento raccontando uno spaccato temporale preciso».
La visione di Vaccarone e il suo studio romano
Paolo Asti ha evidenziato come gli anni romani abbiano profondamente segnato il percorso artistico di Vaccarone. Ha spiegato: «Gli anni romani hanno indubbiamente segnato il suo percorso artistico». Ha aggiunto che «lo scarto di pensiero provocato in quegli anni ha fatto in modo che in lui si consolidassero l'idea che l'arte fosse prima di tutto una pratica, una modalità di vita».
Asti ha ulteriormente sviluppato questo concetto: «Permettendomi di comprendere come sia un errore vedere l'opera dell'artista come risultato, perché la vera opera è per lui un modo di essere nel mondo, cioè la vita stessa». Per Asti, Vaccarone era «prima di tutto un vero intellettuale che scelse la pittura e la scultura come mezzo per relazionarsi con il mondo».
Lo studio dell'artista a Roma era un luogo di incontro eccezionale. Era definito da Asti un «luogo franco». Veniva frequentato anche da «politici di partiti opposti». Vaccarone, attraverso la sua arte, cercava di «aprire strade e soluzioni». Questo testimonia la sua capacità di mediazione e il suo spirito aperto.
Opere esposte e omaggi
Alla conferenza stampa era presente anche Alessandra Vaccarone, figlia dell'artista. Musicista, ha ricordato con commozione la figura paterna. L'ha descritta come un mediatore e un artista sempre pronto all'ascolto. Ha affermato: «È stato per me anche un modello per la sua vivacità intellettuale, per la sua passione artistica, la sua grande umanità e passione politica».
Il percorso espositivo a Palazzo Merulana presenta numerose opere significative. Tra queste spiccano le 'Mitofanie'. Si tratta di opere composite e materiche, caratterizzate da un uso originale di oggetti e materiali. Altre opere note al grande pubblico sono i 'Gabbiani'.
Un'altra serie importante è quella dei 'Clochard'. Queste opere affrontano il dramma di chi vive in strada, spesso raggomitolandosi tra i cartoni. La mostra include anche una rara copia della cartella di incisioni 'In articulo amoris'. Questa cartella è emblematica sia per la tecnica utilizzata sia per il gioco di parole nel titolo.
All'inizio del percorso espositivo, i visitatori potranno ammirare un ritratto del giovane Vaccarone. Quest'opera è stata realizzata dal suo maestro, Gino Bellandi. La mostra offre anche uno sguardo sulle frequentazioni romane dell'artista.
Sono esposti diversi ritratti di personaggi famosi realizzati da Vaccarone durante il suo soggiorno romano. Tra questi, uno schizzo a carboncino di Alberto Moravia, eseguito alla Stamperia Il Cigno. Vi è anche uno Studio per Renato Guttuso. Non manca il ritratto di Enzo Carli, abbozzato a china su una busta nel 1973.
La mostra rappresenta un'occasione preziosa per riscoprire un artista che ha segnato un'epoca. Offre uno spaccato autentico della Roma degli anni Settanta, un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali. L'evento celebra la figura di Francesco Vaccarone, un intellettuale e un artista che ha saputo interpretare il suo tempo.