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L'allenatore Roberto Landi, con esperienze internazionali, propone una radicale riforma del calcio italiano, criticando le scuole calcio e auspicando un ritorno all'umiltà e alla formazione giovanile.

Critica al sistema calcistico italiano

Roberto Landi, allenatore con un vasto bagaglio di esperienze internazionali, esprime un giudizio severo sul calcio italiano. Dopo l'ennesima mancata qualificazione a un Mondiale, Landi non vede soluzioni parziali. Parla di una necessità di «rifondare tutto», sottolineando come il problema non sia solo la mancata partecipazione, ma l'incapacità di trovare una via per il rilancio.

La sua analisi parte dalla recente sconfitta contro la Bosnia. Landi accusa il sistema di essere rimasto fermo, mentre altre nazioni come la Germania hanno avuto l'umiltà di ripartire. Descrive un atteggiamento di «supponenza» e «presunzione» da parte del calcio italiano, che si crede superiore senza esserlo più. Vengono citati errori tattici, come la sostituzione di un attaccante in inferiorità numerica, vista come un segnale di resa. Viene anche criticata la convocazione di alcuni giocatori, come Bastoni, ritenuto messo in difficoltà dalla scelta.

Proposte per la rifondazione

La visione di Landi per il futuro del calcio italiano è chiara e parte dalla base. Propone una completa rifondazione che coinvolga ogni livello, dal Settore Tecnico di Coverciano fino ai settori giovanili. La sua critica più aspra è rivolta alle attuali «Scuole Calcio», definite da lui come «bancomat».

Landi auspica una netta distinzione tra il ruolo di istruttore e quello di allenatore. Sottolinea l'importanza di avere professionisti specializzati, capaci non solo tecnicamente ma anche psicologicamente, per gestire al meglio i giovani affidati dalle famiglie. È fondamentale, secondo lui, un protocollo chiaro fino ai 14 anni: tutti devono imparare, tutti devono giocare, senza l'assillo del risultato o la pressione della vittoria/sconfitta.

Dopo i 14 anni, Landi suggerisce la specializzazione, ma sempre con un focus sulla tecnica e sullo sviluppo di qualità come velocità e intuizione. Critica l'eccessiva attenzione a schemi e tatticismi precoci, come «diagonali» o «gioco dal basso», sostenendo che i bambini debbano prima di tutto divertirsi. La meritocrazia deve tornare a essere centrale, supportata da infrastrutture adeguate e scuole federali costantemente monitorate. Infine, Landi invoca il coraggio di lanciare i giovani talenti e, soprattutto, un profondo «bagno di umiltà» per ripartire con le persone giuste.