Un relais in Umbria è al centro di un'indagine giudiziaria che coinvolge un ex alto funzionario dei servizi segreti e una società denominata Sind. L'inchiesta ipotizza pagamenti sospetti e interessi privati legati alla struttura ricettiva.
Indagini su pagamenti sospetti a società
Le carte di un'inchiesta giudiziaria hanno acceso i riflettori su un relais situato in Umbria. Al centro delle attenzioni dei magistrati vi è l'ex numero due dei servizi segreti italiani. Secondo le prime ricostruzioni, questo funzionario avrebbe disposto ingenti somme di denaro. I pagamenti sarebbero stati effettuati da un conto corrente legato alla presidenza del consiglio dei ministri. La destinazione di questi fondi era una società amica, la Sind. Questa società avrebbe dovuto fornire un software specifico. Tuttavia, il programma è stato successivamente definito «tecnicamente debole» dagli inquirenti.
Le indagini suggeriscono anche legami più stretti tra l'ex funzionario e la società. Si ipotizza che egli avesse «privati interessi comuni» con due soci della Sind. Questi legami sembrano essere un punto cruciale per la ricostruzione accusatoria. La procura di Roma sta esaminando attentamente questi collegamenti per accertare la natura delle relazioni.
Il relais umbro come fulcro dell'indagine
I pubblici ministeri di Roma ritengono esistere «una pluralità di indizi». Questi elementi porterebbero a considerare l'ex numero due del DIS come «contitolare di fatto» di una specifica struttura ricettiva. Si tratta dell'agriturismo Relais degli Ulivi. Questa proprietà si trova a Monteleone di Orvieto. La titolarità ufficiale della struttura sarebbe riconducibile alla società Sind. L'indagine punta a chiarire il ruolo effettivo dell'ex funzionario nell'attività del relais.
La struttura ricettiva è stata messa in vendita nell'ottobre del 2025. Il prezzo richiesto era di un milione e centoquaranta mila euro. Le somme oggetto dell'indagine sarebbero state indirizzate proprio verso questo relais. I pagamenti sarebbero avvenuti in sei diverse tranche. L'ammontare totale dei fondi contestati ammonterebbe a tre milioni e 90 mila euro. Questi flussi finanziari sono ora sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti.
Flussi di denaro e sovrafatturazione
L'atto di acquisto del relais risale all'aprile del 2019. L'accordo è stato stipulato tra due coindagati dell'ex funzionario, Enrico Fincati e Nicola Franzoso, e la proprietaria del terreno. Il prezzo totale indicato nell'atto era di 850 mila euro. Nello stesso anno, la società Sind avrebbe erogato ulteriori 921 mila euro. Questi fondi sarebbero stati trasferiti come finanziamenti infruttiferi alla società agricola proprietaria del relais. Nel 2020, il contributo della Sind è aumentato ulteriormente. Ammontava a un milione e 316 mila euro.
La procura di Roma definisce questo fiume di denaro come «caratterizzato da dispersione di risorse finanziarie». Le somme sarebbero state erogate tramite un meccanismo di sovrafatturazione. Questo sarebbe avvenuto rispetto alla prestazione oggetto della commessa. Gli inquirenti sottolineano i legami tra i due imprenditori, Fincati e Franzoso. Essi sarebbero legati da vincoli di interesse privato con il funzionario pubblico, Giuseppe Del Deo. Quest'ultimo avrebbe negoziato la commessa. Era anche delegato ad operare sul conto corrente della pubblica amministrazione utilizzato per remunerare la società fornitrice.
Indizi a sostegno dell'accusa
A sostegno della tesi della procura vi sono diversi elementi concreti. Il telefono cellulare di Giuseppe Del Deo ha agganciato più volte la cella telefonica nei pressi del relais. Questo dato geografico suggerisce una sua presenza frequente nella zona. Inoltre, due stretti collaboratori dell'ex funzionario avrebbero avuto contatti con la venditrice del terreno. Questi collaboratori sarebbero stati avvistati più volte in Umbria. Questi indizi rafforzano l'ipotesi di un coinvolgimento diretto e personale dell'ex 007 nella gestione e negli affari del relais.