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Tre ultras della Reggina sono indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Avrebbero esercitato pressioni sulla precedente dirigenza del club per ottenere denaro e il controllo dei biglietti.

Pressioni sulla precedente dirigenza del club

Nuovi sviluppi emergono riguardo presunte pressioni esercitate sulla precedente gestione della Reggina Calcio. Tre ultras sono finiti nel mirino della giustizia. L'accusa ipotizza il versamento periodico di somme di denaro. Queste somme sarebbero state giustificate anche per coprire spese legali. Tali spese riguardavano procedimenti penali o amministrativi a carico dei tifosi. Tra questi, provvedimenti come il Daspo.

Tuttavia, le indagini suggeriscono che solo una piccola parte dei fondi sarebbe stata destinata alle attività tipiche del tifo organizzato. Queste informazioni provengono dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria ha notificato l'atto. La DDA è guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall'aggiunto Walter Ignazitto.

Formazione del gruppo e richieste alla società

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Sara Amerio, i tre indagati avrebbero dato vita al gruppo denominato «Diffidati liberi - Curva sud Reggio Calabria». Questo collettivo avrebbe esercitato pressioni significative. Le pressioni sono state dirette prima verso la società La Fenice Amaranto. Successivamente, sono state indirizzate verso l'As Reggina 1914. Quest'ultima società era riconducibile all'ex patron Antonino Ballarino e al presidente Virgilio Salvatore Minniti.

Le richieste alla dirigenza non si sarebbero limitate al denaro. Sarebbero state imposte anche altre condizioni. Tra queste, il finanziamento di coreografie spettacolari. Inoltre, la consegna di abbigliamento ufficiale utilizzato dai calciatori. Infine, l'affidamento della gestione della vendita dei biglietti per la Tribuna sud dello stadio Oreste Granillo.

Controllo biglietti e profitto illecito

La gestione parallela dei tagliandi, secondo quanto sostenuto dalla DDA, avrebbe permesso agli indagati di ottenere un profitto ingiusto. Questo meccanismo avrebbe favorito l'ingresso allo stadio di tifosi sottoposti a Daspo. Tali soggetti sarebbero entrati senza un regolare biglietto e senza essere identificati dagli steward. Gli inquirenti hanno documentato almeno venti episodi specifici. Questi fatti si sarebbero verificati tra il febbraio 2024 e l'aprile 2025. In queste occasioni, i dirigenti avrebbero consegnato denaro agli indagati.

La capacità intimidatoria del gruppo sarebbe derivata dalla possibilità di mobilitare un numero considerevole di tifosi. Si parla di circa duecento sostenitori. La mobilitazione avveniva tramite contestazioni, esposizione di striscioni, comunicati stampa. Erano attive anche campagne sui social network. Non si escludevano minacce di disertare lo stadio o organizzare manifestazioni. Tali azioni avrebbero potuto causare danni economici e d'immagine al club.

Aggravante mafiosa e legami criminali

L'aggravante del metodo mafioso è stata contestata in relazione alla forza intimidatrice del gruppo. Questa forza sarebbe stata amplificata dalla vicinanza di alcuni suoi componenti ad ambienti criminali. In particolare, si fa riferimento a contesti nel quartiere Gebbione. Quest'area è nota per essere sotto l'influenza della cosca Labate. La DDA ritiene che tale legame abbia conferito al gruppo un'aura di pericolosità e un potere intimidatorio superiore.

Le indagini hanno quindi delineato un quadro complesso. Un quadro in cui il tifo organizzato sembra essersi intrecciato con dinamiche criminali. Le pressioni e le richieste economiche avrebbero sfruttato la struttura e l'influenza del gruppo ultras. Tutto ciò, con il presunto obiettivo di ottenere vantaggi illeciti e mantenere un controllo sul settore dei tifosi. La giustizia sta ora valutando la responsabilità degli indagati.