Pazienti dializzati e familiari manifestano a Reggio Calabria per salvare il centro San Giorgio. La struttura rischia la chiusura per mancato accreditamento regionale, mettendo a rischio terapie salvavita.
Pazienti dializzati in piazza per il centro San Giorgio
La disperazione ha preso il sopravvento in Piazza Italia, cuore pulsante di Reggio Calabria. Pazienti sottoposti a dialisi e i loro congiunti si sono riuniti per esprimere la loro angoscia. Hanno voluto urlare la loro rabbia, raccontando il calvario quotidiano affrontato come malati cronici. Le lacrime erano inevitabili, poiché si profila una potenziale emergenza sanitaria. La causa scatenante è la crisi del Centro dialisi San Giorgio, situato a San Giorgio a Pellaro.
La Fintred Calabria, associazione che tutela pazienti nefropatici e trapiantati, ha denunciato la situazione. L'associazione lamenta il mancato riconoscimento dell'effettiva necessità del centro da parte dell'Asp di Reggio Calabria e della Regione Calabria. Il centro, operativo da due anni grazie all'iniziativa della famiglia Gualtieri, fornisce terapie salvavita. Tuttavia, manca ancora l'accreditamento regionale necessario per ottenere i rimborsi, nonostante l'autorizzazione all'esercizio dell'attività sanitaria. Questo ostacolo amministrativo è al centro del contenzioso e del disagio dei pazienti, che temono di perdere un punto di riferimento essenziale per le loro cure.
Contenzioso legale e rischio chiusura del centro
La vicenda ha assunto anche risvolti legali significativi. L'Asp di Reggio Calabria ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. L'obiettivo è impugnare le sentenze del Tar che avevano precedentemente dato ragione al Centro dialisi San Giorgio. I giudici amministrativi avevano riconosciuto la reale esigenza della struttura sul territorio. La decisione del Consiglio di Stato sarà cruciale per determinare il futuro del centro. Stabilirà se potrà continuare a operare con pieno riconoscimento e ricevere i fondi previsti.
Nel frattempo, il centro prosegue le attività a proprie spese. L'amministratrice e titolare, Elisa Gualtieri, ha dichiarato che la struttura rischia seriamente la chiusura. I costi delle terapie sono insostenibili senza il supporto regionale. Una singola seduta dialitica per paziente costa circa 270 euro. Con tre sedute settimanali, la spesa mensile per paziente supera gli 800 euro. Il centro sostiene autonomamente questi costi per garantire la continuità terapeutica ai suoi 36 pazienti cronici. La mancanza di rimborsi rende l'operatività insostenibile. La chiusura avrebbe conseguenze immediate e devastanti sulla vita dei pazienti dializzati.
Le storie dei pazienti: tra speranza e paura
I volti preoccupati dei pazienti e dei loro familiari esprimono una profonda sofferenza. Dietro ogni sguardo si cela la fatica, la paura e la vulnerabilità di chi dipende da cure salvavita. Una testimonianza toccante arriva da Kushnir Olena, paziente ucraina in cura presso il centro. Sua figlia Alessia racconta il dramma della madre, fuggita dalla guerra in Ucraina. Il centro dialisi di San Giorgio è per lei un luogo di «famiglia e amore».
Alessia esprime incredulità di fronte all'ipotesi di chiusura. La madre ha atteso due mesi per un posto dialisi, che le è stato assegnato a Melito. Alessia, residente a Reggio, si trova in difficoltà a gestire gli spostamenti con la madre malata. La signora Olena soffre di circa «quindici malattie importanti», tra cui un tumore. Alessia si chiede come potrà assistere la madre, che ha anche sviluppato una forma di depressione dopo la guerra. «Lei dice quella è una famiglia», le vogliono bene, prosegue Alessia con la voce rotta. «Vengono a prenderla a casa e la riportano, la amano tantissimo e stanno attenti a ogni piccola cosa».
Questa attenzione è rara. Alessia ricorda un intervento a Catania: la madre ha insistito per tornare subito a Pellaro, definendo il centro la sua «famiglia». «Perché devono chiudere? In ospedale non c'è posto. Siamo andati, abbiamo aspettato due mesi. Lei stava malissimo, però non c'era un posto. Grazie a Dio che hanno aperto Pellaro ed è stata la sua prima paziente».
Se il centro di Pellaro dovesse chiudere, Alessia avverte: «Porterò mia madre al pronto soccorso, sarò costretta a lasciarla lì, perché non ho un'altra scelta». Anche il signor Rosario Multari fatica a trattenere le lacrime. Sua moglie, Elisa Grispino, denuncia l'ingiustizia subita dal marito, che al Centro dialisi San Giorgio si sente «come in famiglia».
Il signor Neri, altro paziente dializzato, descrive il peso degli spostamenti continui e dell'incertezza. Sottolinea la carenza di posti dialisi in Calabria rispetto ad altre province. «Non è ammissibile una cosa del genere, le patologie nefropatiche sono in continuo aumento», afferma. L'ospedale dovrebbe organizzarsi. Comprendendo la necessità di posti liberi per le emergenze, il signor Neri evidenzia l'impossibilità di destinare i pazienti a decine di chilometri da casa. Chi fa dialisi sta male subito dopo la terapia. Affrontare un viaggio da Melito o Scilla significa aspettare il recupero del paziente, con partenze alle 6 del mattino e rientri nel tardo pomeriggio.
«Che si smuovano chi di competenza perché è necessario», conclude. «Che comunque centri di dialisi come quello di San Giorgio, che è frutto di un'idea di un imprenditore reggino, vengano regolarizzati dalla regione con la convenzione, consentendo a noi di poter continuare a fare terapia farmacologica. Perché per noi questo tipo di terapia è una terapia salva vita.» Dalla calma riflessiva del signor Neri si passa alla rabbia della signora D’Andrea Caterina. Si rivolge direttamente al presidente della Regione, Roberto Occhiuto: «Che possa aprire gli occhi, lui ha fatto promesse e noi non abbiamo visto nulla». È disposta a recarsi a Catanzaro per mostrargli il funzionamento del centro, poiché lui non è mai venuto a Reggio. «Noi rischiamo la vita tutti i giorni e i medici qui ci stanno salvando».
Obiettivo della protesta: incontro con la Prefetta
La mobilitazione in Piazza Italia non è stata solo uno sfogo. L'obiettivo principale, come sottolineato dal presidente dell'associazione Francesco Puntillo, è ottenere un incontro con la prefetta Clara Vaccaro. L'associazione chiede che la prefetta si faccia portavoce della situazione. Si auspica un suo intervento presso la dirigente dell'Asp di Reggio Calabria, Luisa Di Furia, e la Regione Calabria. L'intento è ottenere il riconoscimento dell'effettiva necessità del Centro dialisi San Giorgio. Si vuole garantire l'accreditamento necessario per la continuità delle cure dei pazienti cronici.
Alla manifestazione era presente anche il consigliere regionale del Partito Democratico, Giuseppe Falcomatà, insieme al legale rappresentante dell'associazione Fintred e alcuni pazienti. L'appello dei pazienti è chiaro: salvare una struttura che rappresenta una speranza concreta per la loro sopravvivenza quotidiana.