La Procura generale di Reggio Calabria ha richiesto la conferma della pena dell'ergastolo per due boss della 'ndrangheta. La richiesta riguarda gli attentati ai carabinieri avvenuti nel 1994.
Richiesta ergastolo per boss 'ndranghetisti
La Procura generale di Reggio Calabria ha avanzato una richiesta importante. Si tratta della conferma della pena dell'ergastolo per due figure di spicco della 'ndrangheta. I destinatari sono Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, e Rocco Santo Filippone. Quest'ultimo è considerato un esponente di rilievo della cosca Piromalli.
L'accusa li ritiene mandanti di gravi attentati. Questi atti criminali hanno colpito le forze dell'ordine. In particolare, sono stati presi di mira i carabinieri. Gli eventi risalgono al 18 gennaio 1994. In quell'occasione persero la vita i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.
La richiesta è giunta al termine della requisitoria del magistrato della Dda, Giuseppe Lombardo. L'udienza si è svolta presso la Corte d'appello di Reggio Calabria. Il processo in corso è denominato "'Ndrangheta stragista bis".
Annullamento e nuovo processo
La celebrazione di questo nuovo processo è una conseguenza diretta di una decisione della Cassazione. Nel dicembre 2024, la Suprema Corte aveva disposto un annullamento con rinvio. La Cassazione aveva riconosciuto la validità della cosiddetta "strategia stragista". Questa strategia vedeva la collaborazione tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta all'inizio degli anni novanta.
Tuttavia, la Corte aveva evidenziato una lacuna probatoria. Non era stato dimostrato in modo adeguato il ruolo di Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. La loro responsabilità come mandanti degli attentati ai carabinieri in Calabria non era stata provata sufficientemente.
Il magistrato Lombardo ha focalizzato la sua requisitoria su questo aspetto. Ha affrontato le contestazioni mosse dalla Cassazione riguardo alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Tra questi figurano Antonino Lo Giudice e Consolato Villani.
La strategia della 'ndrangheta
Giuseppe Lombardo ha respinto l'idea che il caso si basi unicamente sulle dichiarazioni di Lo Giudice e Villani. Per il magistrato, queste dichiarazioni non sono le uniche prove. Esse fungono piuttosto da riscontro alle testimonianze di Spazuzza e Calabrò. La sentenza stessa, ha sottolineato, riconosce questo ruolo di riscontro.
Il pubblico ministero ha poi ripercorso gli elementi emersi dalle indagini. Questi elementi, secondo l'accusa, confermano la responsabilità di Graviano e Filippone. Il magistrato ha descritto la difficoltà nel far emergere la verità. Essa è rimasta per anni nascosta dietro "strati molto spessi di menzogne, di reticenze, di costruzioni artificiose".
Lombardo ha evidenziato come la verità processuale sia stata a lungo distorta. Ha citato due sentenze definitive che definivano gli eventi una "ragazzata". Questo, secondo il magistrato, dimostra l'abilità della 'ndrangheta nel nascondere le pagine più oscure della sua storia.