Il Centro Dialisi San Giorgio di Reggio Calabria affronta una potenziale chiusura, minacciando la continuità terapeutica di 36 pazienti. La vicenda solleva interrogativi sull'accreditamento e sul diritto alla cura.
Centro Dialisi San Giorgio: una storia di speranza e incertezza
La città di Reggio Calabria ha a lungo sofferto per la carenza di posti dedicati alla dialisi. Questa situazione ha costretto numerosi pazienti nefropatici a spostamenti frequenti. Le terapie salvavita, necessarie tre volte a settimana, diventavano un peso logistico e psicologico notevole. Associazioni di pazienti e familiari hanno più volte denunciato questa difficile realtà. La fragilità di queste persone rendeva ogni trasferimento un'ulteriore prova.
L'apertura del Centro San Giorgio, situato a Pellaro, nella zona meridionale della città, aveva rappresentato una luce in fondo al tunnel. Nata da un investimento imprenditoriale della famiglia Gualtieri, la struttura mirava a rispondere all'emergenza nefrologica. Offriva tecnologie all'avanguardia e una maggiore vicinanza ai bisogni dei cittadini. Il centro, autorizzato con 18 posti rene extraospedalieri, prometteva un'assistenza più stabile e qualificata.
L'avvio delle attività aveva riacceso la speranza per una gestione più efficiente dell'assistenza nefrologica. La comunità reggina vedeva nel San Giorgio una soluzione concreta ai problemi di lunga data. La struttura era stata pensata per integrare l'offerta pubblica, garantendo cure di prossimità.
Rischio chiusura: 36 pazienti senza cure salvavita
Oggi, tuttavia, il futuro del Centro San Giorgio appare seriamente compromesso. La Federazione italiana nefropatici ha lanciato l'allarme: circa 36 pazienti potrebbero perdere il loro punto di riferimento terapeutico. La causa principale risiede in questioni legate all'accreditamento e al presunto mancato riconoscimento del fabbisogno sanitario locale. Questa situazione riporta drammaticamente alla luce un problema strutturale irrisolto: il diritto alla continuità delle cure per i dializzati reggini. La loro assistenza dipende ancora troppo dalle decisioni amministrative.
La capacità delle istituzioni di garantire servizi essenziali in un settore così delicato è messa in discussione. La sanità pubblica affronta sfide complesse nella programmazione e nell'erogazione delle cure. Il caso del San Giorgio evidenzia le criticità del sistema. La continuità terapeutica è un diritto fondamentale per i pazienti cronici.
ReggioToday ha raccolto la testimonianza di Elisa Gualtieri, amministratrice e titolare del centro. La sua intervista svela i dettagli della complessa situazione attuale. Le sue parole mettono in luce le difficoltà incontrate nella gestione quotidiana. La sua voce esprime la preoccupazione per il futuro dei pazienti.
Il nodo dell'accreditamento: autorizzazione ma non riconoscimento
Secondo quanto dichiarato dalla direttrice sanitaria, Elisa Gualtieri, il problema principale risiede nella posizione delle autorità sanitarie. Sia l'Asp di Reggio Calabria che la Regione Calabria sembrano non riconoscere una carenza di posti dialisi nel territorio metropolitano. Di conseguenza, il Centro San Giorgio non verrebbe considerato essenziale per l'offerta sanitaria locale. Questa visione contrasterebbe però con decisioni giudiziarie pregresse.
Gualtieri sottolinea che esistono ben due sentenze del Tar, una di Reggio Calabria e una di Catanzaro, che attestano il contrario. Queste sentenze confermerebbero la necessità della struttura. Nonostante ciò, il centro non ha ottenuto il pieno accreditamento. Possiede l'autorizzazione a operare, ma non può erogare prestazioni per conto del Servizio Sanitario Pubblico. Non può, quindi, ricevere i relativi rimborsi regionali.
Il passaggio cruciale tra la semplice autorizzazione e il pieno accreditamento rappresenta un ostacolo amministrativo insormontabile. Questo blocco impedisce al centro di operare secondo il modello previsto per le strutture convenzionate. La burocrazia sanitaria si scontra con l'urgenza delle necessità terapeutiche. La mancanza di accreditamento genera un paradosso.
Costi insostenibili: terapie gratuite e trasporti a carico del centro
Un paziente sottoposto a dialisi necessita di cure frequenti: almeno tre volte a settimana, per circa quattro ore per seduta. Il costo di ogni singolo trattamento si aggira intorno ai 270 euro. Questo si traduce in una spesa settimanale superiore agli 800 euro per ciascun paziente. Il Centro San Giorgio si fa carico di questi costi per i suoi 36/38 pazienti cronici.
«Da due anni e mezzo non riusciamo a ottenere il rimborso delle terapie che continuiamo a somministrare gratuitamente ai pazienti», spiega Gualtieri. La maggior parte di questi pazienti sono pensionati, molti con riconoscimento della legge 104. Non dispongono delle risorse economiche per sostenere tali spese. La loro condizione di fragilità è aggravata da problemi economici.
A ciò si aggiunge la questione dei trasporti. Molti pazienti non possiedono un mezzo proprio. Raggiungere Pellaro, dove si trova il centro, diventa un'impresa. Spostarsi ulteriormente verso Melito Porto Salvo o Scilla, dove si trovano gli altri centri dialisi, è quasi impossibile. Per ovviare a questo problema, il centro ha attivato un servizio navetta. Questo servizio accompagna i pazienti tre volte a settimana, garantendo l'andata e il ritorno.
La spesa per il centro è diventata insostenibile. Ai costi delle terapie si sommano gli stipendi del personale, la gestione della struttura e i servizi di supporto. Il paradosso, evidenziato dall'amministratrice, è che il centro riceve riconoscimenti per il servizio dialitico offerto ai turisti. Non ottiene invece alcun rimborso per i pazienti cronici del territorio.
L'Asp di Reggio Calabria ha persino negato il rimborso delle spese di benzina. Questo è accaduto anche per i due unici pazienti che possiedono un mezzo proprio e affrontano il tragitto per la dialisi. La negazione di un rimborso così esiguo appare incomprensibile.
La dialisi: una terapia salvavita garantita per legge
La dialisi è classificata tra le terapie salvavita. È inclusa nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) previsti dal Dpcm del 12 gennaio 2017. Il sistema sanitario pubblico ha l'obbligo di garantirla senza interruzioni. Si tratta di un trattamento continuativo, considerato prioritario nella programmazione sanitaria regionale. La sua indispensabilità lo rende un servizio fondamentale.
Nel sistema sanitario di Reggio Calabria, i pazienti vengono inizialmente seguiti dal Grande ospedale Metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli. Questo avviene durante le fasi acute della malattia o nei primi mesi di trattamento. Una volta stabilizzato il quadro clinico, i pazienti vengono indirizzati verso i centri dialisi territoriali. Qui devono proseguire regolarmente la terapia.
È in questa fase che emerge il problema dell'offerta sanitaria territoriale. Ogni seduta dialitica dura circa quattro ore e va ripetuta tre volte a settimana. Quando il centro disponibile è lontano dalla residenza del paziente, il peso degli spostamenti diventa insostenibile. I pazienti sono spesso fragili, con patologie concomitanti che rendono ogni viaggio un rischio.
La decisione del Consiglio di Stato: un futuro incerto
Il contenzioso legale è ancora aperto. L'Asp di Reggio Calabria ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar. A breve è attesa la sentenza definitiva. Questa decisione stabilirà se il Centro dialisi San Giorgio o l'azienda sanitaria territoriale avranno ragione. Nel frattempo, Elisa Gualtieri osserva con preoccupazione: «Gli unici a pagare davvero le conseguenze sono i pazienti dializzati».
I pazienti, ormai considerati parte della famiglia del centro, hanno espresso sentimenti di profonda disperazione. Alcuni hanno dichiarato di essere pronti a «lasciarsi morire se la struttura dovesse chiudere». La loro vita dipende dalla continuità di queste cure. La prospettiva della chiusura è devastante.
La decisione finale spetta ora al Consiglio di Stato. La sentenza è attesa nei prossimi giorni. «Se la decisione dovesse essere positiva per noi, bisognerà comunque attendere altri quattro o cinque mesi per vedere una soluzione concreta», ammette Gualtieri. «Se invece la decisione dovesse rinviare tutto alla Regione, purtroppo non abbiamo molte speranze di proseguire: saremmo costretti a chiudere. Ma il nostro unico pensiero, onestamente, è rivolto ai pazienti».
Mobilitazione pubblica: la Fintred Calabria scende in piazza
La vicenda ha suscitato una forte reazione. La Fintred Calabria ha organizzato una manifestazione per domani in Piazza Italia. L'obiettivo è sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica sulla situazione del Centro dialisi San Giorgio. Si vuole anche portare l'attenzione sulle difficoltà quotidiane dei pazienti nefropatici del territorio reggino. L'iniziativa mira a sottolineare l'urgenza di garantire la continuità assistenziale.
Si cerca di trovare una soluzione amministrativa rapida per evitare la chiusura della struttura. La mobilitazione rappresenta un grido d'aiuto. Vuole richiamare l'attenzione sulla necessità di tutelare i diritti dei pazienti più fragili. La sanità pubblica deve rispondere a queste esigenze con prontezza.