Condividi
AD: article-top (horizontal)

Il centro dialisi di Reggio Calabria è a rischio chiusura dopo due anni di attività. Giuseppe Falcomatà critica la Regione e l'Asp per il mancato accreditamento, definendo la situazione "vergognosa" e dannosa per i pazienti.

Rischio chiusura centro dialisi reggino

L'unico centro dialisi presente nella città di Reggio Calabria si trova ora in una situazione di grave precarietà. La struttura, operativa da circa due anni, rischia infatti la chiusura. Il motivo principale risiede nel mancato accreditamento da parte della Regione e dell'Asp locale. Questa mancanza sta creando forte preoccupazione tra i pazienti e le loro famiglie.

La notizia è stata diffusa tramite i social network dal consigliere regionale Giuseppe Falcomatà. Egli ha espresso forte disappunto per la gestione della vicenda, definendola una «cosa vergognosa». Le sue parole sottolineano come questa situazione leda profondamente la dignità e i diritti dei pazienti dializzati.

La comunità di Reggio Calabria è chiamata in causa, insieme a tutte le istituzioni, per affrontare questa emergenza sanitaria. La battaglia per garantire un servizio essenziale ai cittadini dializzati dura da anni. L'apertura del centro era stata il frutto di un lungo percorso.

Una battaglia iniziata otto anni fa

Giuseppe Falcomatà ha ricordato come la lotta per un centro dialisi adeguato sia iniziata ben otto anni fa. In quel periodo, si è lavorato intensamente per garantire un servizio dignitoso ai pazienti. La collaborazione con associazioni, famiglie e gli stessi pazienti è stata fondamentale.

Numerosi incontri sono stati organizzati, inclusi tavoli in Prefettura. Un fitto carteggio ha infine portato al riconoscimento del fabbisogno sanitario. Questo ha permesso la nascita dell'attuale centro dialisi cittadino. La struttura ha iniziato a operare in attesa dell'accreditamento formale, che però non è ancora arrivato.

Oggi, il rischio concreto è quello di dover tornare indietro di dieci anni. Questo significherebbe ripristinare i cosiddetti «viaggi della speranza». I pazienti sarebbero costretti a spostarsi in altre città per ricevere le cure necessarie. Le destinazioni ipotizzate includono Messina, Melito Porto Salvo e Scilla.

Disagi per pazienti e famiglie

La prospettiva di dover affrontare lunghi spostamenti per le terapie dialitiche comporta enormi disagi. Non si tratta solo di un problema logistico per i pazienti. Anche le famiglie si troverebbero ad affrontare un vero e proprio «tour de force» quotidiano. Dovrebbero infatti accompagnare e assistere i propri cari nei viaggi.

Falcomatà ha voluto portare esempi concreti per illustrare la gravità della situazione. Ha menzionato un anziano paziente costretto ad attendere il treno di ritorno da Melito a Reggio dopo la terapia, arrivando a perdere i sensi. Ha anche citato una madre che ogni giorno deve lasciare i propri figli per diverse ore per recarsi a dialisi a decine di chilometri di distanza.

Queste testimonianze evidenziano la sofferenza e le difficoltà che i pazienti e le loro famiglie stanno già vivendo o potrebbero vivere. La mancanza di un centro dialisi efficiente e accreditato sul territorio ha ripercussioni dirette sulla qualità della vita.

Critiche all'ipotesi di dialisi in ospedale

Il consigliere regionale ha anche espresso forte contrarietà all'ipotesi di svolgere le terapie dialitiche all'interno del GOM (Grande Ospedale Metropolitano). Ha chiarito che l'ospedale dovrebbe essere riservato esclusivamente alle situazioni più acute ed emergenziali.

Trasferire le sedute dialitiche in ospedale rappresenterebbe un ulteriore segnale di smantellamento della sanità territoriale. Questo comporterebbe enormi disagi per i pazienti. Inoltre, congestionerebbe ulteriormente le attività ospedaliere. L'ospedale di Reggio Calabria è già in difficoltà per carenza di risorse, spazi, strumenti e personale.

La dialisi è una terapia salvavita che richiede un ambiente specifico e dedicato. Non può essere considerata un'attività da svolgere in un contesto ospedaliero generale, soprattutto se questo porta a sottrarre risorse a emergenze più urgenti.

Richiesta di intervento urgente in Prefettura

Per affrontare questa criticità, si è tenuto un primo incontro in Prefettura. Giuseppe Falcomatà ha espresso l'auspicio che si svolga al più presto un secondo incontro. L'obiettivo è che il Commissario della Sanità e l'Asp di Reggio Calabria prendano atto dell'importanza vitale di evitare la chiusura dell'unico centro dialisi reggino.

La richiesta è chiara: garantire l'accreditamento e la continuità operativa della struttura. Questo permetterebbe ai pazienti di continuare a ricevere le cure necessarie nella propria città, senza dover affrontare viaggi estenuanti e costosi.

La vicenda mette in luce le sfide del sistema sanitario regionale e la necessità di una maggiore attenzione ai servizi territoriali. La salute dei cittadini, specialmente quelli affetti da patologie croniche come l'insufficienza renale, deve essere una priorità assoluta per le istituzioni.

La speranza è che l'intervento di Falcomatà e la mobilitazione dei pazienti possano portare a una soluzione rapida ed efficace. La chiusura del centro dialisi avrebbe conseguenze devastanti per la comunità di Reggio Calabria.

AD: article-bottom (horizontal)