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La giustizia romana si pronuncia sul caso Regeni. La Corte d'Assise emetterà la sentenza riguardo ai quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati di sequestro e omicidio. La Procura ha chiesto pene severe, inclusi l'ergastolo.

Sentenza attesa per il caso Regeni

Tra poco saranno passati 3.890 giorni dalla tragica scoperta del corpo di Giulio Regeni in Egitto. Il suo cadavere presentava evidenti segni di violenza e tortura. Lunedì prossimo, la Corte d'Assise di Roma renderà nota la sua decisione. Questa sarà la prima sentenza processuale sulla morte del giovane ricercatore.

La Procura ha richiesto pene severe per quattro imputati. Questi individui appartengono ai servizi segreti del Cairo. L'aggiunto Sergio Colaiocco, il 23 giugno scorso, ha domandato l'ergastolo per uno di loro. Per gli altri tre, ha chiesto condanne a 17 anni e mezzo di reclusione.

Le accuse riguardano eventi accaduti tra gennaio e febbraio 2016. La pena massima è stata sollecitata per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Egli è considerato l'esecutore materiale dell'omicidio di Regeni. Le altre pene sono richieste per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr.

La verità processuale contro il silenzio egiziano

Il rappresentante dell'accusa ha sottolineato in aula la natura della verità che il processo intende accertare. «Questo processo non consegna una verità intuitiva o emotiva», ha dichiarato. «Consegna una verità processuale costruita attraverso prove documentali; prove dichiarative; prove tecnico-scientifiche; riscontri esterni; convergenze indipendenti; verifiche dibattimentali».

I pubblici ministeri di piazzale Clodio hanno perseguito questo procedimento con determinazione. Hanno agito contro «il silenzio e le menzogne» dell'Egitto. Quest'ultimo è accusato di aver «deciso di coprire e proteggere gli aguzzini». L'Egitto avrebbe fornito versioni di comodo o «veri e propri falsi». Avrebbe inoltre coperto prove cruciali.

Per i pm, «ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana». Si giudica «l'esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme». Si giudica «il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia».

La famiglia Regeni chiede giustizia

I genitori di Giulio saranno presenti in aula, come sempre. Fin dal primo giorno, hanno invocato «verità e giustizia» per il ricercatore originario del Friuli. La loro legale, l'avvocata Alessandra Ballerini, ha lodato la loro tenacia. «La famiglia Regeni ha lottato a mani nude contro il regime, ma non ha mai perso un briciolo di dignità».

Il dramma di Giulio ebbe inizio il 25 gennaio di dieci anni fa. «Quel giorno», ha spiegato la Procura, «il ricercatore italiano entra, inconsapevole, in una zona d'ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza». Da quel momento, Giulio non fu più considerato una persona.

«Diventa un corpo sequestrato. Diventa un soggetto da piegare, diventa un destinatario di violenza», hanno affermato gli inquirenti. L'accusa sostiene che Regeni fu privato «non soltanto della libertà e della vita». Fu anche «privato della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti».

Uomini dello Stato, non criminali comuni

I responsabili di questi atti non furono criminali comuni. Non erano uomini della malavita. Erano uomini dello Stato. Appartenevano agli apparati di sicurezza. Si tratta di «pubblici ufficiali di altissimo grado». Erano «soggetti pienamente consapevoli dei propri doveri istituzionali». Il primo tra questi è «quello di garantire la legalità».

La Procura ha indicato come movente di tanta violenza «una errata percezione di attività di intelligence ostile». Tuttavia, è stato ribadito che Giulio «non era una spia». Era semplicemente un ragazzo di 27 anni. Stava svolgendo al meglio il suo lavoro di ricercatore.

Le persone hanno chiesto anche:

Chi è Giulio Regeni? Giulio Regeni era un dottorando italiano di 28 anni, studente di Cambridge, scomparso in Egitto il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto il 3 febbraio dello stesso anno. Stava conducendo ricerche indipendenti sui sindacati egiziani.

Cosa è successo a Giulio Regeni? Giulio Regeni è stato rapito, torturato e ucciso in Egitto. Le indagini hanno portato all'identificazione di quattro agenti dei servizi segreti egiziani come presunti responsabili del suo sequestro e omicidio. La Procura italiana ha richiesto pene severe per loro.