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Le scorte di olio extravergine d'oliva italiano in Puglia sono aumentate del 117%. Tuttavia, l'incremento del 50% nell'importazione di olio straniero sta causando un crollo dei prezzi, mettendo in difficoltà i produttori locali.

Olio pugliese: scorte in aumento, prezzi in calo

Il settore olivicolo della Puglia affronta una situazione complessa. Le riserve di olio extravergine d'oliva di produzione nazionale hanno registrato un incremento notevole. Nonostante ciò, l'afflusso costante di olio proveniente dall'estero sta esercitando una pressione al ribasso sui prezzi di mercato.

Secondo dati di "Frantoio Italia", a fine febbraio 2026, i magazzini pugliesi contenevano 80mila tonnellate di olio extravergine d'oliva italiano. Questo rappresenta un aumento del 117% rispetto all'anno precedente. Parallelamente, l'importazione di olio d'oliva straniero in Italia è cresciuta del 50% nel 2025. Tale aumento ha contribuito a far precipitare i prezzi, favorendo potenziali speculazioni.

Nuove regole per tracciare l'olio importato

Un nuovo provvedimento, entrato in vigore il 1° marzo, mira a migliorare la trasparenza. La misura, promossa da Coldiretti e Unaprol, rende obbligatoria l'indicazione precisa nel Registro Telematico della Tracciabilità. Sarà necessario specificare la natura degli oli in regime di traffico di perfezionamento attivo (Tpa) e le operazioni di "equivalenza".

Coldiretti Puglia sottolinea che questa è una misura necessaria. Ha lo scopo di colmare un vuoto normativo. Questo vuoto ha permesso per anni l'importazione di olio straniero a dazio zero. Le garanzie sulla destinazione finale erano insufficienti.

L'olio tunisino e le frodi nel settore

Coldiretti Puglia evidenzia come l'olio extravergine d'oliva, simbolo della Dieta Mediterranea e pilastro dell'economia agricola pugliese, sia oggi a rischio. I produttori affrontano non solo l'aumento dei costi di produzione. Devono anche contrastare l'afflusso di prodotto straniero.

Un caso emblematico è rappresentato dall'olio tunisino. Viene venduto mediamente a poco più di 3,5 euro al chilo. Questo ha effetti devastanti sul mercato interno. L'arrivo massiccio di olio estero sta facendo crollare i prezzi. Gli olivicoltori pugliesi sono costretti a vendere sotto costo.

La situazione è aggravata da pratiche scorrette e frodi. Secondo Coldiretti Puglia, queste includono oli contraffatti. Si segnalano miscele non dichiarate e etichette ingannevoli. Queste nascondono la reale provenienza del prodotto. Vengono venduti oli di semi colorati con clorofilla, spacciati per extravergine. Esistono anche miscele non dichiarate di olio lampante, la qualità più scadente, trattato e raffinato per sembrare idoneo al consumo.

Le etichette ingannevoli sono diffuse. La dicitura "Confezionato in Italia" è ben visibile. L'origine reale del prodotto è invece nascosta in caratteri minuscoli.

Controlli e trasparenza per tutelare il Made in Italy

La tutela del Made in Italy passa anche dal rafforzamento dei controlli. Si chiede di applicare il principio di reciprocità delle regole per gli oli provenienti da Paesi extra Ue. L'auspicio è di estendere il sistema di tracciabilità Sian a livello europeo. È fondamentale contrastare le pratiche sleali.

La trasparenza, i controlli organolettici e un monitoraggio costante da parte del Masaf sulla qualità dell'olio rimangono essenziali. Contemporaneamente, Coldiretti e Unaprol, tramite la Fondazione Evooschool, lavorano per promuovere la cultura dell'olio tra i consumatori.

Fonte: Coldiretti Puglia