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Strategie di discesa dai rami

Una ricerca internazionale, guidata dal Centro nazionale per la ricerca scientifica (Cnrs) in Francia, ha svelato come i primati affrontino la discesa dagli alberi. A differenza di altri mammiferi, questi animali impiegano una varietà di tecniche, privilegiando spesso una postura eretta e un'andatura asimmetrica. Questo approccio garantisce loro sia velocità che stabilità durante il movimento.

Lo studio, pubblicato sulla rivista eLife, non solo getta nuova luce sull'evoluzione delle modalità di locomozione, ma apre anche interessanti prospettive nel campo della robotica. Le strategie osservate nei primati potrebbero infatti servire da modello per la progettazione di robot capaci di muoversi agilmente su strutture verticali.

Analisi comparata delle specie

Mentre la capacità di arrampicarsi è stata ampiamente studiata, la discesa dagli alberi rimane un aspetto meno esplorato. Questo compito presenta sfide maggiori, richiedendo un controllo sofisticato dell'equilibrio, della velocità e della postura. Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno monitorato quasi 1.400 episodi di discesa e altrettante scalate.

L'analisi ha coinvolto 57 esemplari appartenenti a 21 specie diverse, tra cui primati, roditori, carnivori, marsupiali e tupaie. Il team ha esteso la ricerca anche a 13 specie fossili di primati e loro parenti antichi, risalenti a un periodo compreso tra 65 e 50 milioni di anni fa, per ricostruire l'evoluzione di queste capacità.

Tipologie di discesa e fattori morfologici

Dall'indagine sono emersi tre distinti stili di discesa: a testa in giù, di lato e a testa in su. Ogni modalità è stata associata a specifiche velocità, tipi di locomozione e caratteristiche morfologiche degli animali. Lunghezza degli arti, della coda e dimensioni della testa si sono rivelati fattori determinanti.

Gli animali con arti più lunghi, code estese e una massa corporea e cranica maggiore tendono a preferire la discesa a testa in su, con la coda che precede. Al contrario, specie con arti anteriori e posteriori più corti e di lunghezza simile, inclusi i mammiferi non primati, optano più frequentemente per la discesa a testa in giù.

Implicazioni evolutive e tecnologiche

I dati raccolti suggeriscono che i primati ancestrali avessero già sviluppato una propensione per le posture verticali durante i loro spostamenti tra gli alberi. Questa scoperta rafforza l'idea di una traiettoria evolutiva specifica per la locomozione di questi animali.

Le implicazioni di questo studio vanno oltre la paleontologia e la biologia evolutiva. La comprensione delle complesse strategie di movimento dei primati potrebbe fornire spunti preziosi per lo sviluppo di robot più agili e adattabili, capaci di navigare ambienti tridimensionali complessi in modo efficiente e sicuro.