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Una perizia tecnica riapre il caso della morte del poliziotto romano Simone Scipio a Mykonos. Le nuove conclusioni indicano che non fosse lui alla guida del quad al momento dell'incidente fatale.

Nuova luce sulla dinamica dell'incidente

Le indagini sulla tragica scomparsa di Simone Scipio, un giovane agente di 29 anni del reparto volanti di Roma, hanno preso una piega inaspettata. Il poliziotto perse la vita il 20 luglio 2019 a Mykonos, in Grecia, durante una vacanza estiva con amici e colleghi. Per quasi quattro anni, le autorità hanno ipotizzato una sua responsabilità nella dinamica dell'incidente stradale. Tuttavia, una recente perizia disposta dal tribunale di Roma getta una nuova luce sugli eventi. L'ingegnere forense Mario Scipione ha ricostruito meticolosamente la scena, suggerendo che alla guida del quad non ci fosse Simone Scipio, ma un suo collega. Questa nuova evidenza porta all'iscrizione nel registro degli indagati di quest'ultimo per omicidio stradale.

Le prime ricostruzioni, sia quelle delle autorità greche che quelle dei pubblici ministeri romani, puntavano il dito contro un presunto errore di guida da parte di Simone Scipio. Questa ipotesi, però, non aveva mai convinto appieno la famiglia del giovane agente. Spinti da questo dubbio, i familiari si sono rivolti agli avvocati Stefania Iasonna ed Egidio Lizza, i quali hanno presentato istanza alla Procura. La successiva nomina dell'ingegnere forense Mario Scipione è stata cruciale. La sua analisi dettagliata della dinamica ha rivelato discrepanze significative rispetto alle conclusioni iniziali, riaccendendo le speranze di giustizia per la famiglia.

Identificazione del conducente del quad

Uno degli aspetti più delicati dell'inchiesta è sempre stato determinare con certezza chi fosse ai comandi del quad al momento dell'impatto. Le testimonianze raccolte nei primi momenti dopo l'incidente erano apparse contraddittorie, alimentando l'incertezza. Le conclusioni tecniche della perizia, invece, sono ora molto più nette. Secondo l'analisi dell'ingegnere Mario Scipione, è altamente probabile che il veicolo fosse guidato da un amico e collega di Simone Scipio. Questa deduzione si basa sull'incrocio di dati biomeccanici con la natura delle lesioni riportate dai due occupanti del mezzo.

La perizia spiega che, in caso di incidente con un quad, il conducente gode di una protezione maggiore. Può aggrapparsi saldamente al manubrio e beneficia della struttura del veicolo che lo avvolge parzialmente. Il collega di Simone Scipio, secondo la ricostruzione, sarebbe rimasto vincolato al mezzo durante le fasi concitate dell'incidente, subendo ferite che non si sono rivelate fatali. Al contrario, il passeggero, come Simone Scipio, ha come unico punto di ancoraggio il corpo di chi lo precede. Questa differenza fondamentale spiegherebbe perché Simone Scipio sia stato sbalzato violentemente via dal mezzo, impattando contro una parete rocciosa e riportando le lesioni mortali.

La ricostruzione dettagliata della tragedia

La perizia non si è limitata a identificare il presunto conducente, ma ha anche ricostruito la sequenza esatta degli eventi che hanno portato alla tragedia. L'incidente si è verificato intorno alle 22:50 lungo la strada che collega Chora a Platis Gialos. I dati estratti dall'applicazione Waze presente sul cellulare di Simone Scipio sono stati fondamentali. Hanno permesso di accertare che, circa 25 metri prima del punto d'impatto finale, il quad stesse viaggiando a una velocità di circa 83 km/h. Questo dato è particolarmente significativo poiché il limite di velocità in quel tratto era di 50 km/h, indicando una chiara violazione del codice della strada.

La ricostruzione ha evidenziato una deviazione del quad verso il lato destro della carreggiata. Il mezzo ha urtato tangenzialmente, con la sua fiancata destra, la fiancata sinistra di un furgone Mercedes. Questo furgone era fermo per un'emergenza tecnica su una banchina sterrata, al di fuori della sede stradale principale. Al momento di questa prima collisione, la velocità del quad era ancora elevata, stimata dalla perizia in circa 70 km/h. Dopo l'impatto con il furgone, il quad ha continuato la sua corsa in modo incontrollato per circa 10 metri. È stato in quel frangente che la ruota anteriore destra del mezzo ha colpito una roccia sporgente dal margine della strada. A questo punto, con una velocità ridotta a circa 45 km/h, si è verificato il drammatico disarcionamento di Simone Scipio, che è stato proiettato violentemente contro la parete rocciosa adiacente, subendo le ferite che ne hanno causato il decesso.

Il percorso legale futuro

L'esito di questa perizia tecnica rappresenta un passaggio fondamentale nel procedimento giudiziario. Il risultato delle indagini sarà ora formalizzato attraverso un incidente probatorio. Questo strumento processuale serve a cristallizzare le prove scientifiche e tecniche in una fase preliminare, garantendo che possano essere utilizzate in modo valido durante un eventuale processo. La famiglia di Simone Scipio, assistita dai propri legali, attende ora che venga fatta piena luce sulla responsabilità di chi guidava quel quad quella tragica notte a Mykonos. La speranza è che venga riconosciuta la verità e che sia fatta giustizia per la giovane vita spezzata troppo presto.

L'incidente che ha coinvolto Simone Scipio solleva ancora una volta questioni cruciali sulla sicurezza dei veicoli a noleggio, in particolare quad, nelle località turistiche. Spesso questi mezzi vengono utilizzati da persone non abituate alla loro guida o in condizioni non ottimali, aumentando il rischio di incidenti. La velocità eccessiva, la guida in condizioni di scarsa visibilità e la possibile assunzione di alcolici sono fattori che contribuiscono a creare situazioni di pericolo. Le autorità locali e le agenzie di noleggio hanno la responsabilità di garantire che vengano rispettate le normative di sicurezza e che i turisti siano adeguatamente informati sui rischi.

La vicenda di Simone Scipio, poliziotto romano di soli 29 anni, è un monito per tutti. La sua morte sull'isola greca di Mykonos, avvenuta il 20 luglio 2019, ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua famiglia e tra i colleghi. L'incidente, inizialmente attribuito a una sua presunta disattenzione alla guida di un quad, è ora oggetto di una nuova indagine grazie a una perizia tecnica. Questa analisi ha rivelato che a condurre il mezzo era molto probabilmente un collega, ora indagato. La ricostruzione dettagliata, basata su dati biomeccanici e sull'estrazione di informazioni dal cellulare della vittima, ha permesso di stabilire una dinamica precisa. Il quad viaggiava a velocità elevate, superando il limite consentito, e dopo un primo impatto con un furgone in sosta, ha colpito una roccia, causando l'espulsione di Simone Scipio. L'incidente probatorio servirà a confermare queste conclusioni e a stabilire le responsabilità penali.