Oltre 1,6 milioni di piemontesi non pagheranno più il bollo auto. La misura, che comporta minori entrate per la Regione, sarà coperta da fondi statali.
Nuova era per i proprietari di veicoli in Piemonte
Una svolta significativa attende i proprietari di veicoli in Piemonte. Un numero considerevole di cittadini, precisamente 1.636.491, non sarà più tenuto a versare la tassa automobilistica. Questa iniziativa comporta una riduzione delle entrate regionali stimata in circa 170 milioni di euro.
Tale deficit finanziario verrà però colmato grazie a uno stanziamento complessivo di 2,3 miliardi di euro proveniente dalle casse dello Stato, destinato a compensare le minori entrate delle Regioni. L'annuncio è stato fatto dal presidente della Regione Alberto Cirio.
Una tassa definita "ingiusta" viene abolita
Alberto Cirio ha definito questo momento «una data storica». Ha sottolineato come venga finalmente «abbattuta una tassa ingiusta». La sua visione è chiara: l'automobile non è un bene di lusso. Viene considerata «come la casa», uno strumento indispensabile per la vita quotidiana e per l'attività lavorativa.
Pertanto, secondo il presidente, non dovrebbe essere soggetta a tassazione. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante una conferenza stampa tenutasi al Museo dell'Automobile. Erano presenti anche gli assessori Andrea Tronzano, Maurizio Marrone e Matteo Marnati.
Chi beneficerà dell'esenzione e quali veicoli
L'esenzione dal pagamento del bollo riguarderà specificamente i cittadini piemontesi che possiedono autovetture con una potenza non superiore a 80 kW. Si tratta di veicoli di piccola e media cilindrata.
In questa categoria rientrano 1.416.089 persone. A questi si aggiungono ulteriori 220.402 proprietari di motocicli e scooter. L'insieme di questi beneficiari supera quindi la soglia di 1,6 milioni di persone.
Un'azione equa per la vita quotidiana
Il presidente Cirio ha evidenziato il ruolo «attivo e serio» svolto dalla Regione Piemonte. Ha ribadito con forza che possedere un'auto non rappresenta né un lusso né un capriccio. È piuttosto uno «strumento di vita», essenziale per recarsi al lavoro e per accompagnare i figli a scuola.
L'abolizione di questa imposta viene quindi presentata come un'azione di «equità». La misura mira a semplificare la vita dei cittadini, alleggerendo un onere finanziario considerato da molti gravoso e poco giustificato.