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La Corte d'appello di Perugia ha annullato una condanna di 24 anni fa nei confronti di Vincenzo Scarantino, figura chiave nelle prime indagini sulla strage di via D'Amelio. La decisione apre la strada a possibili richieste di risarcimento per ingiusta detenzione.

Revocata condanna per calunnia a Scarantino

La Corte d'appello di Perugia ha annullato una condanna di otto anni. Questa era stata inflitta nel 2002 a Vincenzo Scarantino. La pena riguardava l'accusa di calunnia aggravata. Scarantino era stato protagonista delle prime ricostruzioni giudiziarie sulla strage di via D'Amelio. In quell'attentato persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Le indagini successive rivelarono che quelle ricostruzioni erano frutto di un depistaggio. I giudici hanno accolto la richiesta di revisione presentata dalla sua difesa. Anche la Procura generale aveva espresso parere favorevole all'assoluzione.

La sentenza annullata era stata emessa il 27 dicembre 2002. Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Renato Croce, aveva emesso la condanna. L'accusa contestava a Scarantino di aver calunniato magistrati e funzionari di polizia. Erano coinvolti anche agenti penitenziari e un collaboratore di giustizia, Francesco Andriotta. La pena, già interamente scontata, includeva anche una misura di sicurezza di tre anni.

Le origini dell'accusa di calunnia

L'accusa di calunnia mosse i suoi passi dopo una ritrattazione di Scarantino. Questa avvenne durante il processo d'appello denominato "Borsellino uno". Il 24 settembre 1998, Scarantino negò il proprio coinvolgimento nella strage. Denunciò inoltre di aver subito pressioni. Queste provenivano dal gruppo investigativo "Falcone-Borsellino". Questo era guidato dall'allora questore Arnaldo La Barbera.

Negli anni successivi, diverse sentenze hanno confermato la falsità delle accuse iniziali di Scarantino. Queste sentenze hanno accertato il depistaggio nelle indagini. Nel processo "Borsellino quater", Francesco Andriotta fu condannato per calunnia aggravata. Le vittime della sua calunnia furono lo stesso Scarantino e altre persone coinvolte nelle false ricostruzioni.

Possibile richiesta di risarcimento

La difesa di Scarantino ha definito il suo assistito "un calunniatore calunniato e vittima del sistema". Ora la difesa valuterà attentamente la possibilità di presentare una richiesta di risarcimento. Questa sarebbe legata all'ingiusta detenzione subita da Scarantino. La revoca della condanna segna un punto importante nella lunga vicenda giudiziaria legata alla strage di via D'Amelio.

La vicenda giudiziaria di Vincenzo Scarantino si intreccia con le complesse dinamiche investigative successive alla strage. Le prime ricostruzioni, basate anche sulle sue dichiarazioni, si sono rivelate errate. Questo ha portato a un lungo percorso di revisione e accertamento della verità. La decisione della Corte d'appello di Perugia rappresenta un passo verso la correzione di un errore giudiziario.

La revoca della condanna per calunnia apre scenari inediti. La difesa di Scarantino potrà ora esplorare le vie legali per ottenere un risarcimento. Questo per il periodo trascorso in carcere a seguito di una condanna poi ritenuta ingiusta. La vicenda sottolinea l'importanza dei processi di revisione e dell'accertamento della verità storica e giudiziaria.

La Corte d'appello di Perugia ha dunque riaperto un capitolo importante. Questo riguarda le indagini sulla strage di via D'Amelio. La figura di Vincenzo Scarantino, centrale nelle prime fasi, viene ora riletta alla luce delle nuove acquisizioni. La sua condanna per calunnia, ora revocata, era stata emessa in un contesto di indagini complesse e controverse. La decisione odierna mira a ristabilire un punto di equità.

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