Papa Francesco celebra dieci anni di pontificato con un'intervista che lancia un monito: il mondo è immerso nella "terza guerra mondiale a pezzi". Il Pontefice parla anche della possibilità di dimissioni e delle sfide globali.
Dieci anni di pontificato e la guerra mondiale
Papa Francesco ha recentemente condiviso riflessioni significative sul suo decennio alla guida della Chiesa Cattolica. In un'intervista, ha descritto la situazione attuale come una vera e propria terza guerra mondiale. Questa non è una guerra in un unico fronte, ma una serie di conflitti interconnessi. Le grandi potenze sono tutte coinvolte in questo scenario bellico.
Il campo di battaglia principale, secondo il Pontefice, è l'Ucraina. Qui si scontrano interessi che vanno oltre la sfera nazionale. Egli ha menzionato tentativi di dialogo con la Russia, inclusa un'offerta di recarsi a Mosca. Tuttavia, ha sottolineato la presenza di interessi imperiali che complicano ogni sforzo di pace.
Dimissioni e la lucidità del Papa
Riguardo alla possibilità di dimissioni, Papa Francesco ha chiarito le sue condizioni. Non contempla l'abbandono del suo incarico al momento. Tuttavia, ha indicato che una stanchezza tale da compromettere la sua lucidità decisionale potrebbe spingerlo a farlo. La capacità di valutare le situazioni con chiarezza è fondamentale per lui.
Il Pontefice ha anche espresso nostalgia per la vita precedente a Roma. Gli manca la possibilità di camminare liberamente per le strade e di immergersi nella vita quotidiana della gente. L'uso dei mezzi pubblici, come la metropolitana e gli autobus, era un modo per sentirsi vicino alle persone.
La Chiesa e gli ultimi
Papa Francesco si definisce il Papa degli ultimi, ma con una precisazione importante. La sua predilezione per gli scartati non implica l'esclusione di altri. I poveri sono certamente i prediletti di Gesù, ma Egli non allontana i ricchi. La Chiesa deve essere inclusiva, accogliendo tutti senza distinzione.
Ha citato l'insegnamento di Gesù sull'invitare alla tavola chiunque, sottolineando che nessuno deve sentirsi escluso. La Chiesa non è un'istituzione selettiva. Il santo popolo fedele di Dio comprende tutti, senza eccezioni. Il peccato esiste, ma non deve creare barriere.
La scelta di Santa Marta e la visione dell'Europa
La scelta di risiedere nella Casa Santa Marta, anziché negli appartamenti apostolici, è stata dettata da una sensazione di isolamento. Il Palazzo Apostolico gli appariva come un imbuto al contrario, troppo vasto e distante dalla vita reale. Santa Marta, invece, offre un ambiente più comunitario e umano.
Guardando all'Europa, il Papa incoraggia i giovani leader politici al dialogo. Indipendentemente dalle loro posizioni politiche, la collaborazione e il confronto tra loro sono essenziali. La sua visione è che la realtà si comprende meglio dagli estremi, dalla distanza, permettendo una visione più universale.
Guerre, armi e pace
Il Pontefice ha riflettuto sulle molteplici guerre in corso, citando specificamente i conflitti in Yemen, Siria e la situazione dei Rohingya in Myanmar. Si interroga sul perché di tanta sofferenza, affermando che le guerre non portano lo spirito di Dio. Non crede nelle guerre sante.
Ha evidenziato il ruolo dell'industria delle armi, definendola un mercato che alimenta i conflitti. Un tecnico gli avrebbe rivelato che un anno senza produzione di armi potrebbe risolvere il problema della fame nel mondo. La guerra genera profitto, vendendo armi obsolete e testando quelle nuove.
La peste del chiacchiericcio
Infine, Papa Francesco ha ribadito la sua critica verso il chiacchiericcio. Lo considera una vera e propria peste, una malattia nascosta che distrugge la convivenza e le famiglie. È un male che mina le fondamenta delle relazioni umane.