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Dal 7 aprile, l'Opera di Roma presenta "Il trionfo del Tempo e del Disinganno" di Händel. Il regista Robert Carsen reinterpreta l'opera barocca con un linguaggio moderno, paragonando la ricerca della fama a quella di un talent show.

Un oratorio barocco rivisitato in chiave moderna

Il Teatro dell'Opera di Roma ospita per la prima volta, dal 7 al 14 aprile, un'opera di Georg Friedrich Händel. Si tratta de ''Il trionfo del Tempo e del Disinganno''. L'oratorio, composto originariamente a Roma nel 1707, affronta il tema della fama effimera. Il musicista aveva solo 22 anni. Il libretto è del cardinale Benedetto Pamphilj. La regia è affidata a Robert Carsen. Egli adatta l'opera al linguaggio contemporaneo. La mette in scena come un moderno talent show. Una riflessione sulla fugacità del successo. Un confronto con i valori duraturi della vita.

Sul podio, il maestro Gianluca Capuano dirige un cast di rilievo. Johanna Wallroth, soprano svedese, debutta al Costanzi nel ruolo di Bellezza. Anna Bonitatibus, nota interprete di Händel, veste i panni di Piacere. Il controtenore Raffaele Pe, già applaudito nel 2023 per il Giulio Cesare di Händel, interpreta Disinganno. Ed Lyon, tenore britannico, dà voce al Tempo.

La vanità barocca incontra l'ossessione moderna

La narrazione oppone Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno. L'allestimento accosta l'opulenza barocca alla contemporaneità. Quest'ultima è ossessionata dalla giovinezza e dal consumo. Il giudizio del pubblico diventa centrale. La metafora della visibilità a tutti i costi si manifesta. Grandi schermi video dominano la scena. Essi simboleggiano un successo passeggero. Bellezza, la protagonista, deve guardarsi da questa illusione. La dispersione dell'identità nell'immagine patinata è evidente. È la seduzione del mondo dello spettacolo. Piacere incarna questa tentazione. Tempo e Disinganno rappresentano la coscienza vigile. Essi svelano l'illusorietà di tali miraggi.

Il regista Robert Carsen spiega la sua visione. «Questo oratorio ha per protagonisti tre personaggi astratti», afferma. «In realtà, è l'analisi di come ogni cosa svanisca e muoia. La bellezza è solo un breve istante, un attimo di piacere». Il teatro si trasforma in uno studio televisivo. Bellezza sembra trionfare. Diventa una modella, conquista la TV e le copertine. «Da una parte il successo, la visibilità e il piacere la spingono ad andare avanti», aggiunge Carsen. «Dall'altra, Tempo e Disinganno cercano di farle capire che ci sono altri valori».

Un successo internazionale approda in Italia

Lo spettacolo di Robert Carsen ha già riscosso successo. È stato presentato nel 2021 al Festival di Salisburgo. La direzione musicale era anch'essa di Gianluca Capuano. Ora, il progetto arriva per la prima volta in Italia. È realizzato in collaborazione con il festival salisburghese. Il direttore Gianluca Capuano, alla guida di Les Musiciens du Prince - Monaco, torna a lavorare con Carsen. Avevano già collaborato per il debutto romano nel 2019 con Orfeo ed Euridice di Gluck.

Robert Carsen vanta una solida esperienza all'Opera di Roma. Ha firmato regie di successo. Tra queste, Idomeneo, re di Creta (2018/19), Evgenij Onegin (2019/20). Ha anche curato la prima mondiale di Julius Caesar di Giorgio Battistelli (2021/22). Al suo fianco, il drammaturgo Ian Burton. Lo scenografo e costumista Gideon Davey. Il light designer Peter van Praet. La coreografa Rebecca Howell. E gli artisti video di RocaFilm.

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