Impatto economico dell'obesità in Italia
In Italia, l'obesità colpisce circa sei milioni di adulti, pari all'11,8% della popolazione. Questa condizione rappresenta un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, tra le più gravi complicanze associate all'eccesso di peso. La gestione di queste patologie grava pesantemente sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Uno studio condotto dal Ceis dell'Università di Tor Vergata di Roma, coordinato da Paolo Sciattella, evidenzia come la riduzione degli eventi cardiovascolari attraverso interventi mirati possa portare a un notevole risparmio economico. Si stima che, in un arco di due anni, si potrebbero recuperare fino a 550 milioni di euro.
Obesità e rischio cardiovascolare: i dati
Le persone con obesità presentano un rischio di insorgenza di eventi cardiovascolari maggiori (infarto, ictus, morte cardiovascolare) significativamente più elevato, con percentuali che variano dal 67% all'85%. Questo dato contrasta con il rischio del 21-32% osservato nelle persone in sovrappeso.
In Italia, il sovrappeso interessa il 34% della popolazione. Le conseguenze dell'obesità si traducono in un maggior numero di ospedalizzazioni: un mese dopo il primo ricovero per eventi cardiovascolari maggiori (Mace), i pazienti obesi tornano in ospedale con una frequenza 1,4 volte superiore rispetto ai pazienti in sovrappeso.
Costi diretti e indiretti dell'obesità
Le malattie cardiovascolari assorbono circa l'85% dei costi diretti legati all'obesità, quantificati in circa 6,6 miliardi di euro. Tra il 2015 e il 2019, si sono registrati circa 1,4 milioni di ricoveri ospedalieri per Mace in Italia, con una spesa media annua di 2 miliardi di euro a carico del SSN.
Lo studio Select, primo trial sugli esiti cardiovascolari specificamente dedicato alla riduzione del rischio nei pazienti obesi, ha dimostrato l'efficacia di trattamenti come la semaglutide. Questo farmaco, utilizzato in più di 17.000 pazienti non diabetici con obesità o sovrappeso e malattia cardiovascolare accertata, ha mostrato superiorità rispetto alle terapie standard nella riduzione del rischio di Mace.
Riconoscimento dell'obesità come malattia
L'Italia si è distinta a livello mondiale con la prima legge dedicata alla prevenzione e cura dell'obesità, riconoscendola come una malattia progressiva e recidivante. Questo traguardo è stato sottolineato da Roberto Pella, deputato e presidente dell'intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche non Trasmissibili.
Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha definito il riconoscimento dell'obesità come malattia cronica, complessa e multifattoriale un passo storico che pone l'Italia all'avanguardia. È fondamentale proseguire su questa strada, fornendo strumenti adeguati per garantire ai pazienti la stessa dignità clinica e assistenziale riservata ad altre patologie croniche.
Pasquale Perrone Filardi, direttore della Cardiologia del Federico II di Napoli, ha evidenziato i risultati dello studio Select, mentre Paolo Sbraccia, Direttore di Medicina Interna presso il Policlinico Universitario Tor Vergata, ha ribadito come farmaci efficaci nella riduzione del rischio cardiovascolare, agendo non solo sul peso ma anche sulle ospedalizzazioni, siano strategie terapeutiche essenziali per contrastare una malattia che favorisce lo sviluppo di numerose altre patologie croniche, tra cui tumori, diabete, ipertensione e le stesse malattie cardiovascolari, principali cause di morte in Italia.