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Riemergono sedici racconti giovanili di Grazia Deledda, pubblicati tra il 1888 e il 1892. Le opere offrono uno spaccato della sua formazione e del suo talento emergente, mostrando le prime sperimentazioni narrative.

Le prime opere di una futura Nobel

Sedici scritti inediti di Grazia Deledda sono riemersi dall'oblio. Queste opere giovanili, composte tra il 1888 e il 1892, offrono una prospettiva preziosa sulla fase iniziale della sua carriera letteraria. Le storie, apparse su riviste dell'epoca, rivelano le prime sperimentazioni stilistiche della futura premio Nobel. La raccolta, intitolata "La leggenda nera e altri racconti giovanili", è stata pubblicata da Caravaggio Editore.

Il volume, curato da Michela Pollutri con una premessa di Enrico De Luca, presenta testi che mostrano un'autrice ancora in formazione. Nonostante ciò, è già evidente il talento che la contraddistinguerà. Le narrazioni oscillano tra il tardo romanticismo e un bozzettismo verista ancora incerto. La curatrice sottolinea come questi scritti fossero anche un modo per l'autrice di mantenersi economicamente. Servivano inoltre a dimostrare a se stessa e al mondo la sua vocazione artistica.

In "Sangue sardo", pubblicato su "L'Ultima Moda" nel luglio del 1888, si intravede la stessa Grazia Deledda. La protagonista, Ela, una fanciulla sarda di quindici anni, viene descritta con tratti che richiamano la giovane autrice. Nonostante non fosse "bella", possedeva una simpatia e una gentilezza notevoli. La sua personalità era complessa, "strana, fantastica, qualche volta fatale". Istruita "anche troppo", e "un po' corrotta dai romanzi", nascondeva sotto un corpo fragile un'anima "fiera, grande, capace di amare ed odiare come un uomo forte ed assennato".

Questo racconto, scritto a soli diciassette anni, anticipa la determinazione che porterà Deledda al successo internazionale. La sua produzione successiva, ambientata nella sua amata Sardegna, a Roma o nella pianura padana, in particolare a Cervia, è vasta. Tuttavia, questi racconti raccolti ora offrono uno sguardo sulle sue pagine meno conosciute.

La determinazione di una donna fuori dal tempo

Grazia Deledda era una donna pragmatica e dotata di una determinazione eccezionale. Queste qualità emergono chiaramente nel suo romanzo autobiografico "Cosima", pubblicato postumo. In esso, l'autrice riconosce la "cocciutaggine" come una delle sue caratteristiche principali. Questa tenacia le permise di costruire il proprio destino in un'epoca in cui le donne faticavano a emergere nel mondo letterario.

Il talento di Deledda è innegabile, anche in questi primi lavori. Scritti per necessità economiche e per affermare la propria identità artistica, dimostrano una notevole abilità. Le sedici novelle, composte tra il 1888 e il 1892, riflettono un periodo di transizione stilistica. L'autrice esplorava i confini tra il romanticismo e il verismo, con un linguaggio a volte "esageratamente acceso" e "falsamente decorativo".

La curatrice Michela Pollutri evidenzia come queste "semplici esercitazioni intellettualistiche" fossero in realtà un prezioso "tirocinio". Attraverso di esse, Deledda imparò a costruire storie e a padroneggiare la tecnica narrativa. Questo recupero di testi giovanili è quindi un'operazione culturale di grande valore. Permette di comprendere meglio il percorso di una scrittrice fondamentale della letteratura italiana.

Nonostante la vasta bibliografia dedicata a Grazia Deledda, la sua figura non riceve sempre il riconoscimento che merita. Spesso viene dimenticata o messa in secondo piano rispetto ai suoi contemporanei maschili. Alcuni critici, come Luigi Pirandello, arrivarono persino a criticarla aspramente, scrivendo un romanzo per attaccarla e suo marito. Quest'ultimo era accusato di aver abbandonato il lavoro al Ministero delle Finanze per sostenere la carriera della moglie.

Questa tendenza alla "dimenticanza" rischia di relegare Deledda tra le "autrici sommerse". Ciò accade nonostante sia l'unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura. La sua assenza dai libri scolastici, dove i contributi femminili alla cultura nazionale sono spesso trascurati, aggrava questa situazione. La "luce accecante dei vincitori" maschili oscura troppo spesso le figure femminili che hanno segnato la storia culturale del paese.

Il Nobel e la riscoperta di un'eredità letteraria

La ricorrenza del centenario del Premio Nobel, assegnato a Grazia Deledda nel 2026 e consegnato nel 1927, rappresenta un'occasione importante. È un momento propizio per restituirle il posto d'onore che le spetta nella memoria collettiva. Le celebrazioni, che si estenderanno per un anno intero, mirano a far conoscere meglio la sua opera e la sua vita.

Questo volume, che mette a nudo gli "strumenti del mestiere" di una scrittrice in piena fase di costruzione della sua carriera, è un tassello fondamentale. Offre uno sguardo intimo sul suo processo creativo. Ambientato nella Sardegna di fine Ottocento, periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali, il libro mostra una Deledda audace. Sperimentava generi e personaggi senza timore, esplorando nuove direzioni narrative.

Il recupero di questi racconti giovanili non è solo un atto di omaggio, ma anche un invito alla riflessione. Invita a considerare l'importanza di riscoprire e valorizzare le figure femminili che hanno contribuito in modo significativo alla cultura italiana. La loro eredità, spesso trascurata, merita di essere riportata alla luce e condivisa con le nuove generazioni. La pubblicazione di "La leggenda nera" contribuisce a questo sforzo, aggiungendo un "piccolo tassello nel posto giusto nel modo giusto".

La figura di Grazia Deledda, con la sua vita e la sua opera, continua a ispirare. La sua capacità di raccontare la Sardegna con profondità e passione, unita alla sua lotta per affermarsi come scrittrice, la rende un modello esemplare. Questi scritti giovanili, ora accessibili al pubblico, arricchiscono ulteriormente la comprensione del suo percorso artistico. Dimostrano che il talento e la determinazione possono superare ostacoli apparentemente insormontabili.

La raccolta di Caravaggio Editore si propone quindi come uno strumento prezioso per studiosi, appassionati e lettori curiosi. Permette di esplorare le radici della scrittura di Deledda, di coglierne le prime scintille creative. È un'opportunità per apprezzare la sua evoluzione come artista e come donna, in un contesto storico e sociale che presentava sfide considerevoli. La sua opera rimane un faro, capace di illuminare aspetti meno noti della letteratura italiana e di ispirare nuove letture critiche.